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Arvedi più vicino alla Magona

Conclusa la due diligence, pronto un preliminare d’acquisto dello stabilimento

PIOMBINO. Il Gruppo Arvedi sarebbe vicino all’acquisto dello stabilimento piombinese di Arcelor Mittal, la storica Magona.

La notizia dell’interessamento del gruppo cremonese guidato da Giovanni Arvedi, anticipata lo scorso 23 settembre dal Tirreno, trova nuove conferme da fonti qualificate. Dall’approccio del mese scorso, che Arvedi aveva minimizzato con i media, si sarebbe passati infatti alla stesura di un preliminare di acquisto la cui firma potrebbe essere imminente.

La questione temporale non è secondaria: la cessione di Magona infatti rappresenterebbe un segnale interessante per l’Antitrust europeo che entro la fine del mese deve pronunciarsi sull’acquisto dell’Ilva di Taranto da parte del colosso franco-indiano.

Mittal potrebbe appunto avere problemi nell’acquisizione definitiva dello stabilimento di Taranto se l’Antitrust classificasse come dominante la sua posizione sul mercato europeo, in particolare sulla zincatura.

Ecco allora che, se precedentemente si ipotizzava che l’eventuale cessione di Magona sarebbe arrivata solo appunto nel caso che l’Antitrust avesse verificato questa situazione, Mittal sta valutando l’ipotesi di anticipare la cessione, per alleggerire in qualche modo la propria posizione in vista del verdetto.

Certo è che varie fonti riferiscono della conclusione della due diligence sullo stabilimento piombinese da parte del Gruppo cremonese, e di una visita lampo che lo stesso cavalier Giovanni Arvedi ha fatto di recente allo stabilimento. Che peraltro già conosce, e della cui acquisizione si era interessato già nel 2012.

Alcune indiscrezioni fanno anche riferimento alla volontà di Arvedi di mettere in marcia un altro reparto di zincatura (fermo da tempo in Magona), con un interesse che comunque riguarderebbe lo stabilimento nella sua interezza.

L’operazione in ogni caso è legata soltanto a Piombino e non agli stabilimenti di Avellino (verniciatura) e Canossa (banda stagnata) che sembrano destinati a restare nell’orbita Ilva-Mittal.

L’accelerazione di questi giorni spare dunque chiudere definitivamente le porte a Sajjan Jindal, che pure si era avvicinato a Magona per le interessanti sinergie con Aferpi. L’arrivo di Jindal in Europa è visto con preoccupazione da tutti i grandi produttori, e Lakshmi Mittal preferirebbe cedere ad Arvedi piuttosto che a colui che è stato tra l’altro il suo avversario diretto nella corsa per l’Ilva di Taranto.

La produzione di laminati piani e tubi saldati d’acciaio del Gruppo cremonese a fine anno sfiorerà i cinque milioni di tonnellate, con un fatturato di poco superiore ai due miliardi e oltre 2600 dipendenti.

Magona, 480 dipendenti, una storia piombinese lunga 126 anni, dopo un periodo non facile chiuderà il 2017 in modo positivo. Qualità e servizio sono le caratteristiche che in una fase complessa per il
settore e per il gruppo franco-indiano hanno consentito allo stabilimento di mantenere la propria identità e una presenza sul mercato: un marchio con ancora un valore in un mondo globalizzato come quello dell’acciaio, dimostrato dall’interesse di Arvedi.

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