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Fossi tombati, il rischio corre lungo 5 km

Il dossier del consorzio sarà inviato ai sindaci. Vallesi: «La mappa c’è, ma servono le risorse

PORTOFERRAIO. La relazione con tanto di mappa dettagliata dei tombamenti e dei fossi a rischio comparirà sulle scrivanie dei sindaci e dei tecnici del genio civile nelle prossime ore. Già, perché un censimento delle principali emergenze nel reticolo idraulico dell’isola d’Elba è già stato commissionato e compilato da oltre un anno dal consorzio di bonifica 5 Toscana Costa.

Passare dallo studio alla pianificazione e, infine, alla messa in sicurezza è tuttavia complicato, basti pensare che sono oltre 5 i chilometri di reticolo idraulico considerati a rischio per tombamenti, restringimenti e deviazioni degli alvei per un uso scriteriato del cemento. E se il primo intervento sperimentale per decementificare un tratto del fosso della Pila (Marina di Campo) è in via di progettazione, per il grosso del lavoro siamo in alto mare, dal momento che non vi è alcuna certezza né sulle risorse da impiegare, né sulle progettazioni da parte delle istituzioni responsabili.

E quindi? Il consorzio interviene per le manutenzioni ordinarie dei corsi d’acqua ma non è in grado di rimuovere le criticità strutturali (ponti ostruiti, tratti tombati) che, di fatto, rendono il territorio elbano fragile in caso di nubifragi di una certa entità.

La mappa dei fossi tombati dell'Elba
La mappa dei fossi tombati dell'Elba

La mappatura disponibile.
Martedì scorso, nella sede della viceprefettura di Portoferraio, si è tenuto un vertice sulla gestione del rischio idrogeologico, tema purtroppo di attualità vista la tragedia che nei giorni scorsi ha travolto la città di Livorno. Nel corso della riunione le istituzioni hanno considerato prioritario un censimento delle aree a rischio sull’isola. In realtà una base di studio e di lavoro c’è già ed è stata completata nel 2016 dal consorzio di bonifica 5 Toscana Costa.

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«Manderemo subito la relazione a tutti i sindaci – spiega il presidente del consorzio, Giancarlo Vallesi – e siamo certi che il nostro lavoro sarà una base per il futuro. Sono fiducioso che le istituzioni responsabili vogliano finalmente sedersi al tavolo con noi per decidere come intervenire sui tratti dei fossi più a rischio».
Il quadro individuato dal consorzio, in verità, non è confortante. Sul territorio elbano sono 52 i tratti dei corsi d’acqua tombati con il cemento, per una lunghezza complessiva di 5 chilometri su un reticolo totale di 156 chilometri. In diversi luoghi i corsi d’acqua sono stati deviati, gli alvei ristretti per poter costruire case, capannoni o infrastrutture.

«A ciò si aggiunge le difficoltà che i questi tratti incontriamo per poter intervenire – racconta il presidente del consorzio Giancarlo Vallesi – in alcuni casi i restringimento sono dei veri e propri buchi. Non siamo in grado di intervenire con i mezzi per eliminare i detriti che ostruiscono il passaggio dell’acqua. In determinati punti il reticolo idraulico sarebbe completamente da rifare, ma è complicato visto che intorno si sono realizzati capannoni, case e altre costruzioni».

I punti critici.
Ciascun comune elbano ha almeno un tratto di fosso a rischio per tombamenti e restringimenti vari. A Campo, comune nel 2011 interessato da un’alluvione pesantissima, gli occhi sono puntati in particolare sui tombamenti del fosso di Segagnana (zona Foce), la Pila (un’intera zona artigianale è stata realizzata grazie ai tombamenti dei fossi) e del Formicaio, nel cuore del centro abitato. Tombamenti pericolosi interessano anche i corsi d’acqua che passano dal centro abitato di Cavo (fosso di Chiassi). Altre situazioni da tenere sotto osservazione sono lungo il fosso di San Giovanni (Marciana Marina), del Botro (Porto Azzurro).
A Portoferraio l’osservato speciale è il fosso della Concia, nella zona artigianale della città.

Il test “TRIGEau” a Campo.
La mappa c’è, dunque. Ma da qui a sapere come intervenire per ridurre il rischio strutturale del reticolo idraulico elbano c’è ancora tanta strada da compiere. E, per ora, non si va oltre gli interventi di manutenzione ordinaria.
A Campo, tuttavia, è in fase di progettazione un intervento sperimentale per la messa in sicurezza del fosso del Gorgolinato, affluente della Pila, nell’ambito del più ampio progetto TRIGEau (Trasfrontalierità, resilienza, innovazione & governance per la gestione del rischio idrogeologico). Per Campo sono infatti a disposizione 250mila euro per un intervento che sarà realizzato dal consorzio di bonifica e consiste nel “detombamento” del fosso. «Si tratta di un intervento fondamentale – spiega Vallesi – in quanto sarà uno dei primi esempi di decementificazione di un corso d’acqua in un’area particolarmente urbanizzata. Abbiamo aggiudicato la progettazione all’impresa Dream, l’iter è avviato e contiamo in tempi ragionevoli di concludere un intervento che sarà importante anche per definire un metodo da usare per il resto dei corsi d’acqua tombati».

Responsabilità e risorse.
La mappa dei tombamenti c’è. Il metodo per detombare è in corso di sperimentazione a Marina di Campo. Ma per realizzare una vera messa in sicurezza del reticolo idraulico, tale da rimuovere gli ostacoli “strutturali” del cemento serve una pianificazione e, soprattutto, servono risorse. «Prima di tutto è bene chiarire quali siano gli enti responsabili che dovranno farsi carico degli interventi. – Spiega il presidente del consorzio di bonifica 5 Toscana Ovest – sono responsabili dei vari tombamenti e degli interventi sui ponti gli enti che sono proprietari delle relative strade. Questa è la base di partenza per pianificare i vari interventi». In passato il presidente del consorzio di bonifica Giancarlo Vallesi aveva ipotizzato l’utilizzo di una parte del contributo di sbarco per la messa in sicurezza idrogeologica del territorio. Ma un vero dialogo con i primi cittadini dell’isola non è mai decollato. Il vertice nella sede della viceprefettura, di fatto, è stato il primo appuntamento importante nel corso del quale si è parlato del territorio, delle criticità del reticolo idraulico e della gestione delle varie emergenze. «Come detto, invieremo quanto prima la nostra relazione sul censimento dei corsi d’acqua alle istituzioni coinvolte – conclude Vallesi – siamo fiduciosi e disposti a sederci a un tavolo per valutare le soluzioni da assumere. Anche perché oggettivamente non è piacevole assistere, nel caso di eventi tragici, a uno scaricabarile inutile per tutti».

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