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Acciaierie: Benikene va da Calenda

Oggi incontro a Roma, il Governo punta a un accordo Cevital-Jindal. Riparte per pochi giorni il treno rotaie, fabbrica semideserta

PIOMBINO. È fissato per oggi, martedì 12 settembre,  l’incontro tra il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, e l’amministratore delegato di Aferpi, Said Benikene.

Dopo la lettera del commissario Piero Nardi in cui veniva contestato il mancato rispetto degli impegni contenuti nell’addendum firmato il 30 giugno, dall’incontro di oggi il ministro si attende probabilmente di conoscere i risultati dei contatti tra Cevital e il suo patron, Issad Rebrab, e la Jsw di Sajjan Jindal.

Un accordo a questo punto sembra la condizione più favorevole per Rebrab, visto che dall’altra parte ci sono le parole del ministro, che contestando l’inattendibilità del gruppo algerino bei giorni scorsi ha sostenuto come «sia prossimo il momento di ricercare soluzioni alternative», prospettando di fatto una possibile rescissione del contratto. A cui farebbe seguito il ritorno dell’amministrazione straordinaria, e probabilmente una gara come si augurava sabato scorso nell’intervista sul Tirreno il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi.

Tempo perso comunque importante per lo stabilimento piombinese, con la prospettiva di possibili ricorsi da parte di Rebrab. Ecco perché istituzioni e sindacati si augurano invece un accordo tra le parti, che porti in tempi rapidi Jindal (magari insieme a British Steel) a prendere possesso della acciaierie, garantendo a Rebrab di recuperare una parte della somma investita sin qui a Piombino, forse con una clausola sospensiva in favore di Rebrab condizionata all’approvazione del piano industriale da parte di Governo ed enti locali.

Sulla base di queste considerazioni si è consumata la vigilia del confronto tra Calenda e Benikene, arricchita da alcune dichiarazioni di Teresa Bellanova, a margine del forum della Global geothermal alliance in corso a Firenze: «Abbiamo invitato Rebrab – ha detto la viceministra – a individuare rapidamente un partner industriale che deve determinare la condizione di far ripartire la produzione dell’acciaio in quell’area: ci sono gli spazi di produzione, ci sono le professionalità».

«Rebrab ha dimostrato di non essere adeguato con competenze per la parte che riguarda l’acciaio – ha proseguito – e noi lo stiamo seguendo passo passo anche avendo allungato di due anni la responsabilità dell’amministrazione. Per quanto riguarda il Ministero e il Governo il confronto è incessante insieme agli alti livelli istituzionali, appunto per convincere l’imprenditore a prendere atto che fino a questo momento non è stato in grado di onorare gli impegni assunti».

Intanto lunedì 11 il treno rotaie è ripartito per laminare 5mila tonnellate di blumi, e si fermerà prevedibilmente tra venerdì notte e sabato mattina. Confermato inoltre dall’azienda l’arrivo tra fine settembre e primi di ottobre di una nave con 11mila tonnellate di blumi Jindal per rispettare almeno in parte il contratto con le Ferrovie.

La direzione – dopo una riunione con i vertici algerini in videoconferenza – ha poi confermato al sindacato la decisione di contenere al massimo le presenze in fabbrica, utilizzando al massimo la cassa integrazione, che per settembre e ottobre è prevista ben oltre il 60 per cento di media nello stabilimento.

Tutto ciò è legato a una situazione economica pesante visto che

da mesi Aferpi ha smesso di produrre. Così da questa settimana ci sarà pochissima gente in fabbrica, compreso lo staff e la vigilanza, e con le poche eccezioni di chi deve provvedere a varie scadenze oppure deve svolgere attività considerate indispensabili.


 

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