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ARCHEOLOGIA

Da Baratti la storia degli Etruschi (vivi): tante case nel bosco

Due scavi in corso: al vicus e lungo 100 metri di strada romana
Andrea Camilli (Soprintendenza): «Edifici in pietra senza precedenti»

BARATTI. Più che riscrivere la storia di Baratti, sarà quella degli Etruschi ad essere rivista come mai prima: cioè di Etruschi vivi. Perché di tombe di tutte le fogge ce n’è ovunque, case no. Rare le testimonianze. Eccezionale persino la ricostruzione di una capanna di fine VIII sec. a. C. all’Acropoli.


Ma a Baratti, tra la necropoli del parco archeologico di San Cerbone e la passeggiata attraverso gli edifici industriali verso Populonia, c’è un vero e proprio paese. Due gli scavi in corso: al vicus romano della Porcareccia e tra le “case etrusche” a ridosso di un centinaio di metri di strada romana; area quasi “arata” dagli anni Venti, da quando si decise di rimuovere le scorie di ferro.
Alla sede della Soprintendenza Andrea Camilli (funzionario archeologo per Pisa e Livorno) con gli archeologi impegnati in sito Alessandro Viesti e Helga Maiorana. A rimuovere più che terra soprattutto piante e arbusti, e a catalogare, studenti di varie università italiane e straniere. «Si parte dai resti di un vicus romano nell’area più in alto – dice Camilli – cioè edifici allineati lungo quello che resta di una strada basolata, conservata per più di 100 metri. Abbiamo finora indagato un unico edificio, ai limiti dell’abitato, probabilmente un granaio. Lungo la strada un imponente sistema di fognature, mostra diversi interventi antichi di restauro». Certo lavori di muratura (inconsapevolmente per chi li ha realizzati) davvero di lunga durata.

Dallo scavo un edificio che fa...
Dallo scavo un edificio che fa pensare a un granaio romano alla Porcareccia (foto PaBar)


Gli scavi, diretti dalla Soprintendenza, sono sponsorizzati dal Trust Sostratos, che ha finanziato pure il restauro di un corredo tombale (presto in mostra al parco archeologico poi al museo di Cittadella ndr) di una bambina di 8/10 anni, recuperato a fine luglio nella necropoli di san Cerbone – Casone. «Interessante – sottolinea Camilli – perché ci consente, grazie alle scorie, di datare l’abbandono della necropoli etrusca. Il corredo infatti è romano, relativo ad un piccolo insediamento andato distrutto, del secondo secolo avanti Cristo. La tomba è stata scavata nello stato di scoria che copriva la via funeraria etrusca. Dunque una tomba realizzata dopo che la necropoli etrusca è stata abbandonata. Qui il “lampfiller” per le lucerne a testa di demone, una coppa “italo-megarese” con decorazione a rilievo e una collannina di pasta vitrea avorio e azzurra». Così simile a quelle che si comprano ancora in spiaggia, con tanto di perline: sì le murrine veneziane...

Corredo tombale romano per una...
Corredo tombale romano per una bambina presto in mostra (foto PaBar)


Alle spalle della sede della Soprintendenza, strappata al bosco, i cento metri di strada romana, tagliata dal primo gradone della maxi cava, giù per una ventina di metri. La strada e l’abitato romano sono stati in pratica distrutti dalle attività di cava della scoria: dal 1916 agli anni Cinquanta sono state recuperate scorie ferrose, residuo della lavorazione del ferro etrusca e romana, per due milioni e mezzo di metri cubi (tipo tre volte la cupola di San Pietro). Tanto per dare un’idea, le colline della necropoli di Baratti non erano visibili; il terreno era pianeggiante e molto più alto; la scoria si accumulava sopra la tomba dei flabelli (ora finalmente visibile dopo l’intervento di restauro post-alluvione) per oltre dieci metri di spessore.

Andrea Camilli sulla strada romana...
Andrea Camilli sulla strada romana strappata al bosco (foto Paolo Barlettani)

«La strada – conferma Andrea Camilli – fu interrotta dalla cava, ma era quella che collegava originariamente Baratti con Piombino. Il bosco che la ricopre, e che ricopre la cava, è recentissimo; si sviluppa spontaneamente dopo il 1957, e copre tutte le strutture antiche svelate dalla cava di scoria. Nella cava – aggiunge l’archeologo –, al di sotto della strada, la sorpresa: nel bosco stanno emergendo una serie di case etrusche terrazzate, originariamente sepolte sotto la coltre di scorie, ed inconsapevolmente scoperte durante le operazioni di cava. Insomma una città etrusca terrazzata, senza corredi (funebri) da rubare ma tante informazioni da conoscere sulla vita e le abitudini degli Etruschi».

Studenti impegnati sullo scavo tra le...
Studenti impegnati sullo scavo tra le case etrusche nel bosco (fotoservizio Paolo Barlettani)


Scendendo per i gradoni gli studenti spolverano un “coccio”... Camilli dà un’occhiata ed è diretto «date un numero al crollo. . » . Niente per caso. «Crolli che ricordano quelli di un castello medievale – spiega Camilli – di proporzioni impressionanti relativi ad alzati in pietra di due piani, in alcuni punti ancora conservati. Sinora nell’ambito di edilizia privata d’epoca era noto per lo più l’uso di mattoni crudi; non mi risultano edifici interamente in pietra di queste proporzioni. Quello che serve è pulire il sottobosco per rivelare sia la strada con il vicus che il complesso di case etrusche terrazzate». Anche le pietre raccontano, eccome.

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