Quotidiani locali

West Nile virus, via alla disinfestazione

L’ultimo decesso di un cavallo risale al 29 agosto, ma ci sono altri due casi sospetti. I veterinari: «Meglio fare il vaccino»

VAL DI CORNIA. Via alla disinfestazione contro il West Nile virus.

Presente in Italia da oltre dieci anni, infatti, la zanzara portatrice del morbo ha colpito anche nelle nostre zone e a pagarne il prezzo con la vita per ora è stato un esemplare di cavallo di venti anni residente in un maneggio alla periferia di Piombino.

Due gli altri casi sospetti, uno a Suvereto e uno a Campiglia.

Fino allo scorso anno erano stati registrati dei casi isolati nel Lazio e nel Nord Italia, ma adesso si è diffusa anche in Toscana, in particolare, nella Val di Cornia.

Gli stessi veterinari che fino a poco tempo fa facevano rientrare il vaccino contro la West Nile tra gli opzionali, adesso lo stanno fortemente sollecitando, insieme agli altri due vaccini della rinopolmonite e dell’influenza e tetano.

I periodi dell’anno più a rischio per la West Nile riguardano agosto, settembre e i mesi primaverili.

Il primo decesso è avvenuto infatti il 29 agosto dopo un periodo di incubazione compreso tra i tre e i quindici giorni. Dopo una caduta improvvisa, il cavallo ha presentato delle chiare difficoltà nell’andatura fino a che la sintomatologia non è peggiorata arrivando alla paresi e all’atassia.

Il virus ha provocato delle lesioni infiammatorie nell’area del sistema nervoso centrale causando un’emorragia cerebrale che ha fatto degenerare la situazione, il tutto nel giro di un paio di giorni.

«Se ci fosse stata maggiore informazione avrei fatto vaccinare il cavallo immediatamente, ma non sapevo quasi niente di questo virus» commenta la proprietaria del cavallo deceduto.

L’infezione, infatti, è letale solamente in pochissimi casi, la maggior parte dei soggetti che si ammala guarisce spontaneamente o al massimo il virus può lasciare dei deficit lievi, ad esempio, nella vista.

Sono a rischio oltre ai cavalli anche le altre specie di equidi, come gli asini e i muli, soprattutto se in età avanzata o che sono immunocompromessi.

Ad essere colpiti, però, non sono soltanto gli equidi, ma anche gli esseri umani.

«Sono in corso delle indagini per scoprire la sede del focolaio – dice Giuliano Ceccanti, responsabile dei veterinari dell’Asl – In questi mesi ogni quindici giorni venivano fatti degli studi su zanzare campione, ma finora non erano state trovate zanzare portatrici del morbo. Abbiamo effettuato dei prelievi sui cavalli sospetti e i campioni sono stati analizzati sia a Roma che all’Izsam (Centro di referenza nazionale per lo studio e l’accertamento delle malattie esotiche degli animali, ndr) di Teramo».

«Le specie a rischio non sono soltanto gli equidi, ma anche gli esseri umani - prosegue Ceccanti - e tra le misure preventive, oltre ai controlli campione, è stata presa la decisione insieme al dottor Alessandro Barbieri, responsabile del dipartimento della prevenzione igiene e sanità, di effettuare da parte del Comune dei trattamenti antiparassitari nelle zone a rischio».

«È bene precisare, per non creare allarmismi inutili, che il cavallo non è il serbatoio del contagio – informa un veterinario della zona, fra i primi a visitare i cavalli a rischio – È la zanzara ad essere il vettore biologico. Gli uccelli implicati come ospiti amplificatori del virus sono quelli migratori, i passeriformi, gli acquatici, gli storni e i passeri domestici».


Molte specie di mammiferi sono sensibili all’infezione. Tutti, compreso l’uomo e il cavallo, sono però considerati a fondo cieco, in quanto in questi animali la viremia è di breve durata e con un titolo considerato non infettante per il vettore.


 

TrovaRistorante

a Piombino Tutti i ristoranti »

Il mio libro

LE GUIDE DE ILMIOLIBRO

Corso gratuito di scrittura: come nascono le storie