Quotidiani locali

La rivolta delle pescherie di Portoferraio: «Controllano solo noi»

Nel mirino dei commercianti i venditori non autorizzati di pesce azzurro: «Non ce l’abbiamo con loro, ma qui si usano due pesi e due misure diverse»

PORTOFERRAIO. Commercianti di prodotti ittici del capoluogo elbano sull’orlo di una crisi di nervi. Troppi controlli nelle loro aziende tra finanza, capitaneria di porto e Asl. Mentre, sul fronte opposto, prospera e dilaga il commercio del pesce azzurro dalle paranze e dai pescherecci ormeggiati al molo del Gallo.

Una storia vecchia. Che purtroppo si ripete. Ma per la cui soluzione non si intravede via d’uscita, anche se una volta si parlò di “normalizzare” il commercio dalle paranze.

«Due pesi e due misure diverse», lamentano i commercianti autorizzati. E alzano il dito nei confronti di chi, nella zona portuale, pratica la vendita di prodotti ittici appena pescati senza emettere fattura. Si tratta in prevalenza di manodopera reclutata dalle piccole imprese dedite alla pesca artigianale cui, giusto per arrotondare il misero stipendio mensile, l’armatore concede qualche cassetta di pesce azzurro. Il quale viene successivamente venduto alla clientela che staziona sui moli d’attracco.

«Sia ben chiaro – mettono le mani avanti i negozianti titolari di esercizi pubblici – Noi non ce l’abbiamo con questi lavoratori del mare. Ma invochiamo parità di comportamenti e maggiori controlli nel commercio al nero. Se si continua ad andare di questo passo, chi ne risente negativamente siamo proprio noi». E portano l’esempio di quando la flotta di pescherecci di stanza a Portoferraio pratica il fermo biologico. Le aziende locali hanno un volume di affari interessanti che si aggirano attorno ai diecimila euro per l’intero periodo. Tutto questo fino al mese di maggio. Nei mesi estivi invece si verifica un netto calo allarmante. Un vistoso picco verso il basso.

«Eppure dovrebbe aumentare la richiesta di pesce fresco – dicono – in considerazione del fatto che sono attive tutte le strutture ricettive e di ristorazione, grazie alla stagione turistica e all’incremento della popolazione residente sull’isola. E invece si batte cassa. Come mai?». Ma non tutto è riferibile alle paranze e ai pescatori di giornata che mettono in vendita il frutto di una nottata passata al largo dell’’sola. Esiste un commercio sotterraneo in nero che ha superato i livelli di guardia. Si fanno affari e non ci sono controlli.

«Su taluni prodotti che mettiamo sui nostri banchi – aggiungono ancora i commercianti – dalle autorità sanitarie ci viene richiesto la tracciabilità della merce pescata. Ma dico: a noi sì e a chi invece vende barattoli di acciughe in salamoia o sotto sale e olio no? Molto spesso, durante la preparazione dei barattoli, non ci sono le condizioni igieniche per trattare questo tipo di pesce da destinare alla clientela».

Non è neppure pensabile, sempre secondo i commercianti portoferraiesi, che personale della capitaneria di porto, agenti della finanza e responsabili dell’ufficio d’igiene dell’Asl facciano un’operazione in grande stile un giorno e poi più nulla. Il problema non si risolve con un blitz, come è avvenuto anche di recente. «Passato il temporale – chiosano i negozianti – si ritorna a fare quello che si faceva prima. Magari pagano anche la multa, ma poi l’andazzo viene ripreso regolarmente». E sollevano problemi relativi alla conservazione del prodotto ittico. Alle norme igieniche non rispettate. «A me – aggiunge un altro
commerciante – controllavano un giorno sì e un altro no la temperatura del frigo-banco che usavo come espositore della merce. Ero arrivato all’esasperazione e se non avessi avuto la passione per questo mestiere che svolgo avrei già chiuso l’attività e attaccato al chiodo la licenza».

TrovaRistorante

a Piombino Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista