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Calenda boccia Cevital: «Inattendibile»

Calenda boccia Cevital: «Inattendibile»

La prossima settimana Benikene al Mise, la mossa del ministro spinge verso una soluzione concordata Jindal-Rebrab

PIOMBINO. La lettera di messa in mora inviata dal commissario Piero Nardi a Cevital, ieri pomeriggio è stata accompagnata da una dichiarazione del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, che suona come un de profundis per il progetto algerino: «Il confronto con Cevital è sempre stato franco e da parte nostra è stato fornito ogni possibile supporto – ha commentato il ministro – La mancanza di attendibilità degli impegni assunti da Cevital, confermati anche dalle difficoltà riscontrate in queste ultime settimane, sono difficilmente accettabili e superabili. Per questo ritengo sia prossimo il momento di ricercare soluzioni alternative».

Il ministro ha poi annunciato per la prossima settimana una riunione con l’amministratore delegato della società algerina, Said Benikene, riservandosi la successiva convocazione delle organizzazioni sindacali.

Dal Mise ieri pomeriggio è arrivata dunque la conferma delle anticipazioni pubblicate ieri dal Tirreno rispetto all’invio della lettera di messa in mora.

Un comunicato del ministero dello Sviluppo spiega infatti che «il commissario Piero Nardi ha formalmente contestato alle società Aferpi e Cevital l’inadempimento degli obblighi di prosecuzione delle attività produttive contrattualmente assunte - da ultimo il 30 giugno scorso - per lo stabilimento ex Lucchini di Piombino, avendo constatato che alla data del 30 agosto scorso lo stabilimento era inattivo».

Quindi la nota del Mise precisa gli impegni di Cevital contenuti nell’addendum al contratto di compravendita firmato il 30 giugno: «La prosecuzione per ulteriori due anni del regime di sorveglianza del Ministero sull’attuazione della vendita; la rimodulazione temporale degli obblighi di Aferpi, con un primo step che prevedeva la ripresa dell’attività di laminazione per le rotaie entro agosto 2017; l’individuazione, entro il mese di ottobre, di una partnership per la parte siderurgica del Progetto Piombino o in alternativa la presentazione di un piano industriale, con evidenza delle fonti di finanziamento».

Il Mise rileva quindi, in quello che pare uno stralcio della lettera di Nardi, che «l’inadempimento relativo al mancato riavvio del treno rotaie, accompagnato dalla mancata comunicazione di un piano di approvvigionamenti per la ripresa delle attività, sia una manifestazione della gravità della situazione in cui si trova l’azienda e considera che ciò lasci temere il complessivo inadempimento della totalità degli impegni assunti».

Da queste considerazioni deriva la chiosa di Calenda che di fatto concede a Issad Rebrab una sola possibilità per evitare la rescissione del contratto, e una via d’uscita meno dolorosa anche dal punto di vista economico, e cioè trovare un accordo con Sajjan Jindal. In realtà i contatti tra Cevital e Jsw sono in corso da tempo. Il nodo resta quello della cifra, con Jindal che non pare disposto a mettere sul piatto più di 50 milioni (probabilmente vincolati all’approvazione del piano industriale), la metà di quanto vorrebbe Rebrab.

Trattativa non facile, ma che la mossa del Governo in qualche modo tende ad agevolare. Del resto Jindal vorrebbe acquisire le acciaierie nel più breve tempo possibile, investendo 400 milioni, convinto dalle opportunità che Piombino gli offre dopo la sconfitta nella corsa per Ilva (affare
in cui avrebbe messo all’incirca un miliardo), anche sfruttando sul mercato le possibili limitazioni produttive che proprio l’impianto tarantino rischia di vedersi imporre per i problemi che sta incontrando nell’adeguamento impiantistico alle norme sul rispetto ambientale.



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