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 Jindal punta sui coils per la ex Lucchini

Jindal punta sui coils per la ex Lucchini

L’accelerazione del gruppo Jsw di Sajjan Jindal, con la presentazione di un piano industriale per le acciaierie piombinesi di cui al momento si conoscono solo i caratteri generali apre di fatto il dopo Rebrab

PIOMBINO. L’accelerazione del gruppo Jsw di Sajjan Jindal, con la presentazione di un piano industriale per le acciaierie piombinesi di cui al momento si conoscono solo i caratteri generali (400 milioni di investimenti col revamping dell’altoforno che costerebbe tra i 60 e gli 80 milioni, produzione di tre milioni di tonnellate di acciaio all’anno, un quarto laminatoio per i prodotti piani) apre di fatto il dopo Rebrab.

La diffida da parte del Governo per il mancato adempimento del primo punto dell’addendum, cioè la ripartenza del treno rotaie in agosto, e dall’altro l’avvio del confronto diretto tra la Jsw e il Governo, stringono Issad Rebrab in una morsa da cui pare impossibile liberarsi.

Varie fonti sostengono che ormai il suo obiettivo è recuperare almeno una parte dei soldi spesi a Piombino (e Jindal offrirebbe una cinquantina di milioni secondo quanto riportato da Repubblica), mentre tutti danno per scontato che l’addio ad Aferpi sarà coincidente con quello ai progetti (virtuali) di logistica e agroalimentare.

Probabile già in settimana una nuova puntata del confronto tra Jindal e il Governo mentre il sindacato attende ancora una convocazione, probabilmente destinata ad andare in là nel tempo, visto che la previsione era quella di un incontro al Mise per Aferpi subito dopo quello con Ilva, slittato però dal 7 al 15 settembre.

Il sindacato al momento non si esprime ufficialmente, scottato dalla vicenda Rebrab, ma è chiaro che il ritorno all’Afo (in tempi ancora imprecisati ma comunque compatibili rispetto alla scadenza degli ammortizzatori sociali) per i rappresentanti dei metalmeccanici sarebbe la soluzione dei problemi. Per tutte queste ragioni Fim, Fiom, Uilm e Ugl prima di esprimersi attendono di conoscere dal Governo, ormai per loro unico interlocutore, le caratteristiche del piano di Jindal. Pronti, se non arriverà una convocazione nel giro di una decina di giorni, a nuove inziative di pressione.

Molto c’è da capire, dunque, sul progetto indiano. La capacità produttiva del vecchio altoforno era di due milioni e mezzo di tonnellate, i tecnici indiani ritengono col revamping di poterla innalzare a tre milioni. Niente cokeria e niente carbone, sostituito dal preridotto, per dare al piano una veste ambientalmente compatibile. L’elemento forse sottostimato è quello della volontà di Jindal di produrre molti coils, per via di un mercato dei piani di cui è tra i più importanti protagonisti, ma anche per la consapevolezza che il lavoro dell’altoforno finalizzato solo ai lunghi – come dimostrato dalle vicissitudini delle acciaierie piombinesi – è difficile da rendere economicamente vantaggioso.

Rispetto alle ragioni che portano Jindal a puntare con decisione all’acquisizione della ex Lucchini e a formulare un piano industriale con l’altoforno, dopo che appena tre anni fa aveva tentato
l’acquisto solo dei laminatoi della ex Lucchini, va ricordato che Jsw oggi deve fare i conti con l’antidumping, che gli pone seri problemi alle esportazioni in Europa. E sulla questione antidumping aver perso la gara per Ilva gli ha sottratto di fatto l’“ombrello” che cercava.



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