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Jindal presenta un piano al governo per Piombino: 400 milioni di investimenti

Jindal presenta un piano al governo per Piombino: 400 milioni di investimenti

Riaccensione dell’Afo col pre-ridotto, 1.800 occupati e 4 laminatoi, ma l’incognita dei rapporti con Issad Rebrab resta

PIOMBINO. Jindal passa ad un embrione di piano industriale su Aferpi e lo presenta al governo.

Le coordinate: quattrocento milioni di investimenti, la riaccensione dell’Afo, 1.800 occupati e quattro laminatoi. Ai treni rotaie, barre e vergella si aggiungerebbe quello per i piani (settore in cui è specializzato in India). E questo potrebbe sottintendere un interesse per gli impianti ex Magona. Un’azione in tal senso potrebbe essere caldeggiata dal governo stesso, col quale Arcelor Mittal, dopo l’acquisizione dell’Ilva di Taranto a discapito di Jindal , deve comunque continuare a fare i conti, vista la complessità della situazione. A partire da quella ambientale.

Il documento consegnato nei giorni scorsi al ministero indica per Piombino una produzione annua di 3 milioni di tonnellate di acciaio. Concorrerebbero al raggiungimento dell’obiettivo dei 40 milioni complessivi entro il 2030 - oggi sono 18 - che Jindal si è dato.

Su tutto, però, continua ad aleggiare la presenza ingombrante di Issad Rebrab. La sua richiesta di oltre 100 milioni per uscire di scena è lontana dall’essere accolta. Nella migliore delle ipotesi per l’imprenditore algerino, si parlerebbe della metà. Del resto, il gruppo indiano ha ben presente la volontà del governo di tagliare con Rebrab dopo le nuove inadempienze. Ultima, quella della ripartenza del treno rotaie prevista in agosto - adesso si parla dell’11 settembre -, contenuta nell’addendum sottoscritto con il ministro Carlo Calenda a ridosso della manifestazione al Gagno.

La richiesta di motivare il mancato rispetto del primo dei tre impegni assunti con l’addendum è alla firma del ministro. Formalmente anticiperebbe la risoluzione del contratto d’acquisizione dello stabilimento. Improbabile anche il raggiungimento del secondo elemento, la ripresa della produzione di barre e vergelle entro ottobre. Lo stesso mese in cui si dovrebbe procedere all’individuazione di un partner siderurgico. Con Jindal in posizione migliore rispetto a British Steel, Voestalpine e Danieli.

E’ chiaro che l’eventualità della ripartenza dell’altoforno suscita perplessità per le condizioni dell’impianto e più di un interrogativo forte sul fronte ambientale.

Nella traccia di piano, Jindal esclude la ripartenza della cokeria (anch’essa fortemente compromessa) e prevede il ricorso al pre-ridotto per alimentare l’Afo. Quindi, niente carbonili, una tecnologia meno impattante e meno impegnativa dal punto di vista dell’occupazione degli spazi sul porto. Non risultano accenni alle bonifiche.

«Se le notizie fossero fondate è evidente che l'interesse di Jindal è cresciuto in maniera molto importante rispetto alla proposta inaccettabile del 2014», afferma Lorenzo Fusco (coordinatore Uilm in Aferpi). «Oggi - aggiunge - si parlerebbe di investire non solo nella laminazione ma soprattutto per tornare a produrre acciaio, punto da sempre considerato imprescindibile dal sindacato».

Fusco invita a stare con i piedi per terra e ad evitare di cadere in nuove illusioni. «Il solo modo per farlo - chiude il rappresentante sindacale - è una convocazione urgente al Ministero per capire direttamente da Calenda
cosa c'è di vero in tutto ciò. L'acciaio è chiaramente in ripresa sia a livello nazionale che mondiale e Piombino non può restare imprigionata, dopo 26 mesi di nulla, ancora alle promesse di Cevital. La quale continua a cercare alibi e scuse per motivare la propria totale inadempienza».

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