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Fiume di acqua a perdere ma nessuno fa i lavori

Il caso in località Asca, da mesi i tubi rotti fanno uscire migliaia di litri ma il Comune e Asa non intervengono e si rimpallano le competenze

PIOMBINO. Il Comune non fa i lavori perché la strada, per quanto di uso pubblico, è vicinale, quindi privata e di proprietà di un gruppo di persone; Asa non fa i lavori, perché si occupa solo del tubo e se è interrato qualcuno deve scoprirlo, sempre che prima o poi non venga “a galla” da solo; il consorzio delle vie vicinali non fa i lavori, perché ha competenza solo sulla strada, non certo su quanto c’è sotto.

Certo è che, in un periodo in cui l’acqua è preziosa come il nettare degli Dei, per quanta poca ce n’è, Asa, Comune e consorzio vie vicinali consentono che da mesi, forse un anno, un torrente artificiale scorra in strada, un torrente formato dalle perdite dei vecchi tubi scassati che nessuno aggiusta, perché la competenza è sempre di qualcun altro.

Succede all’Asca, in piena campagna, praticamente a Fiorentina.

Qui le strade neppure hanno un nome, si parla semplicemente di località, per raggruppare tutta la zona. Certo è che al 62 e al 64, dove vivono i Leoni, Bruno, sua moglie Sara e la cognata di lui, da mesi la doccia si fa solo dopo le 20, perché durante il giorno dai rubinetti esce un filo, un po’come l’olio per condire.

Difficile che ne esca di più, perché la maggior parte va nel torrente che porta nel nulla e che, oltre a rendere le erbacce rigogliose e trasformare la terra in fango, è solo uno spreco che perdura da mesi nell’indifferenza generale.

Eppure i Leoni da mesi combattono perché la perdita venga aggiustata. E anche per lavarsi, che non è così secondario, soprattutto in estate.

«Siamo stati in Comune e all’Asa – ci dice Bruno Leoni – ma non abbiamo ottenuto nulla, a parte una furiosa arrabbiatura. Adesso ci restano il giornale (e ieri erano da noi, infatti, ndr) e i carabinieri. Perché questo spreco ha qualcosa di criminale. E la mancanza di un servizio è una vergogna. Noi abitiamo all’Asca dal 2000, allora pagammo 27 milioni di vecchie lire di opere di urbanizzazione, quindi ai servizi abbiamo diritto. Invece è solo un rimpallo da un ufficio all’altro, che non ci ha ancora fatto ottenere nulla».

In Comune hanno detto loro di andare da Asa. Asa ha detto loro che il tubo lo aggiustano, ma vanno pagati i lavori di scavo. E poi andrebbe anche demolito il casottino, peraltro cadente, dove sono tutti i contatori. Anche questo a spese dei proprietari della strada.

«C’è il consorzio delle vie vicinali – dicono ancora Bruno e Sara – ma interviene solo sulla strada. Che sotto un certo punto di vista sarebbe privata, ma che di fatto è pubblica, perché ci passano tutti e non possiamo chiuderla. Neppure alle moto da cross che sono pericolose. Andrebbero convinti tutti i proprietari a mettere qualcosa, ma la maggior parte qui hanno solo l’orto. Vengono, se c’è un filo di acqua annaffiano, poi vanno a casa a fare la doccia. Siamo noi quelli che ci rimettiamo e basta».

Adesso forse, tramite Asa, una soluzione potrebbe essere

trovata.

«Pare che mandino delle raccomandate a tutti, spiegando la situazione. C’è anche il rischio che per fermare la perdita chiudano l’acqua a monte. Allora sì che saremmo nei guai. Stiamo a vedere, il prossimo passo sono i carabinieri».


 

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