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Calenda: una mossa con l'obiettivo di salvare l'occupazione

La messa in mora di Cevital espone al rischio di un contenzioso. Ma era l'unico modo per prolungare la Legge Marzano

Quello del ministro Carlo Calenda è un atto forte dal punto di vista politico e strategico. Una giocata coraggiosa, una mossa per mettere Rebrab alle strette, esponendosi a una reazione difficile da pronosticare visto l’atteggiamento spavaldo sin qui tenuto dall’imprenditore algerino.

Che anche ieri, pur non avendo carte in mano, cioè soldi, garanzie, ha rilanciato, sostenendo che il piano per le acciaierie piombinesi va avanti, che le risorse economiche ci sono e, secondo quando ha riferito Rosario Rappa, segretario Fiom, riportando il piano all’origine, cioè addirittura con due forni elettrici e non uno come risultava leggendo l’ultima versione del piano.

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La mossa di Calenda, si diceva, è coraggiosa e sfiora l’azzardo, perché il rischio vero è quello del contenzioso. E cioè che di fronte all’aut aut del Governo, tra le varie opzioni che ora ha di fronte, Rebrab scelga quella di rifiutare un ingresso “morbido” del commissario per andare allo scontro frontale col Governo fino anche alla rescissione del contratto per poi affidarsi a giudici e avvocati.

Con poche chance si dirà, probabilmente vicino allo zero, ma creando una situazione che avrebbe comunque il potere di paralizzare definitivamente lo stabilimento piombinese, che non ha più molto tempo per riavvicinarsi al mercato, dopo mesi di produzioni prima a singhiozzo e ora limitate alle rotaie per 3-4 mesi.

Calenda probabilmente immagina invece che alla fine prevarrà il buon senso, e cioè che Rebrab accetterà l’ingresso del commissario col 27% delle azioni, così da avere Piero Nardi dentro la società con un ruolo chiave nelle trattative con eventuali partner. Perché ci sono gruppi che hanno mostrato interesse per le acciaierie ex Lucchini, Jindal certo come si sa da tempo, anche se la pista più calda — secondo fonti qualificate — è quella che porta a British Steel. E Calenda è convinto che la presenza autorevole di Nardi, non solo commissario del Governo ma pure esperto siderurgico e profondo conoscitore dello stabilimento piombinese e del suo mercato, possa facilitare una partnership.

Con la sua mossa inoltre Calenda mette al sicuro i lavoratori, perché col prolungamento di due anni della sorveglianza del Governo sull’amministrazione straordinaria, impone di fatto anche la salvaguardia occupazionale altrimenti più che a rischio dopo il 30 giugno, scadenza naturale della Legge Marzano, quando Rebrab avrebbe mano libera per i licenziamenti. Ecco perché in realtà quella che sembra solo una mossa d’attacco, ha pure una valenza difensiva, o quanto meno in grado di avere ancora un po’di tempo per trovare soluzioni che si profilano ma non sono ancora concrete.

Rebrab dal canto suo ha ancora delle chance se nei 15 giorni che gli ha dato Calenda saprà dimostrare qualcosa di concreto rispetto ai suoi piani per Piombino. Ma ha pure un’altra occasione, quella di riflettere e da imprenditore intelligente accettare l’arrivo di un partner che potrebbe sollevarlo da un’impresa che si sta rivelando troppo impegnativa per lui, dandogli la possibilità — come si augura il Governo — di occuparsi di un settore che conosce bene, come quello agroalimentare, senza il quale il saldo occupazionale anche nella migliore delle ipotesi sarebbe negativo.
 

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