Quotidiani locali

Il mezzadro-giocoliere innamorato del circo

Valter Giomi, dopo una vita alle acciaierie, si è dedicato alla sua grande passione
E ora con una giovane suveretana ha fondato il “Laboratorio arte circense”

SUVERETO. Parla a raffica quasi avesse timore di non riuscire a dire tutto ciò che vuole in poco tempo. E sgrana gli occhi azzurri mentre racconta le sue avventure di giocoliere. Storie fantastiche che lo hanno accompagnato fin da bambino e che, una volta in pensione, si sono trasformate in realtà.

Classe 1956, origini sanvincenzine, Valter Giomi, ex operaio delle acciaierie di Piombino e mezzadro in un podere a Suvereto (una moglie, Alessandra, «che mi sopporta e mi supporta»; un figlio, Riccardo, «che due anni fa mi ha regalato una splendida nipotina»; una sorella, Carla, «a cui sono legato da grande affetto»), nel tempo libero pratica la giocoleria, un’arte magica che lo porta in giro per la Toscana per divertire bambini e adulti.

Legato al circo fin dai tempi dell’infanzia, racconta che «quando arrivava il magico tendone in paese sognavo di far parte di quel mondo».

Giomi ha seguito in parallelo con la normale vita lavorativa il suo hobby. Prima da spettatore e in seguito da allievo, frequentando scuole, documentandosi e facendo una lunga pratica sul campo. Fino a fondare la piccolissima compagnia “Laboratorio arte circense”, insieme a Pamela, ventidue anni, suveretana, che già da adolescente lo seguiva ovunque.

«Per portarla con me durante gli spettacoli dovetti chiedere il consenso dei genitori», spiega il giocoliere.
Oggi i due girano tutta la Toscana, esibendosi in sagre, feste private, spettacoli di beneficenza, portandosi dietro un sogno: quello di fondare una scuola circense, a Suvereto, il paese dove entrambi vivono e dove hanno avuto i primi applausi.

«Sono stato un bambino felice - confida l’eclettico Valter – ho avuto la fortuna di nascere in un ambiente semplice, con una famiglia gioiosa e solida, che mi ha formato il carattere, dandomi la possibilità di liberare la fantasia... Appartengo a una generazione che durante l’infanzia di tempo per il gioco ne aveva poco. Però riusciva a farselo bastare. Allora non c’erano computerizzazione e virtualismo. Ci si divertiva con ciò che si riusciva a trovare lì per lì, dando spazio all’immaginazione: bastavano un carrettino, una palla, un pezzo di legno».

Era un bambino vivace come lo è adesso da adulto?
«Molto vivace ma soprattutto curioso».

Figlio di?
«Vasco, un padre molto presente, che si dedicava alla campagna gestendo un podere, e di Neva, una donna semplice che si occupava della casa e dei figli. Sempre allegra e positiva: forse la persona che più di tutti mi ha trasmesso la curiosità».

Si ricorda i momenti della scuola?
«Non molto... I pochi flash che ho sono frammentati, sfuocati. Non brutti però, altrimenti li avrei impressi, anche se negativamente, nella memoria».

Ma sui banchi ci stava volentieri o faceva buca?
«Ci stavo. Ci sono stato fino alla terza media. Senza grande entusiasmo, solo per dovere».

E poi?
«Ai miei tempi a quattordici anni si poteva lavorare e, con il consenso di mamma e babbo, una volta ottenuto il diploma ho cercato un lavoro».

Che tipo di lavoro?
«I miei inizi sono stati da aiuto meccanico. Poi sono passato attraverso una miriade di mestieri, e a tutti si è “agganciata” la storia del circo, una passione che avevo nel mio Dna e cresciuta insieme a me, diventando nel tempo sempre più intensa».

Nella sua storia c’è anche il periodo in cui ha lavorato come operaio in fabbrica.
«Alle acciaierie di Piombino, dove sono rimasto fino alla pensione».

Pensione a cui ha avuto accesso molto presto. Come mai?
«Quando ho iniziato a lavorare ero giovanissimo. Ma a parte questo ho usufruito anche delle agevolazioni per chi era “a rischio” a causa di una patologia legata alla fibra d’amianto».

Torniamo al circo.
«Una vera e propria attrazione fatale».

Sbocciata nella primissima infanzia.
«Proprio così. Poi la passione è continuata nel tempo, senza mai avere degli stop. Volevo conoscere e scoprire quell’universo misterioso. Così mi ci sono avvicinato, all’inizio in punta di piedi e poi, piano piano, limitatamente con i miei tempi, in un percorso che mi ha portato fin qui».

Una strada difficile?
«Difficile no, ma neppure tanto facile. Non appartenendo a una famiglia circense, infatti, ho dovuto superare non pochi ostacoli. Però mi piacevano le sensazioni e le emozioni positive che il circo mi dava: amavo gli odori della segatura, degli animali, di un ambiente che sembrava fatto apposta per me».

Ha iniziato con la giocoleria.
«Da autodidatta, con dei numeri che ho portato avanti per un po’ di tempo in modo dilettantistico, divertendomi e facendo divertire. Poi è arrivato il momento della scuola, che è durata tanti anni; e adesso, finalmente, sto per diplomarmi nell’arte circense».

Dove ha studiato?
«A Castelfiorentino. Lì c’è una scuola del circo molto seria. Forse una delle migliori».

Ora Valter Giomi è un giocoliere realizzato?
«Realizzatissimo! Insieme a Pamela ho fondato una piccola compagnia. Abbiamo uno spettacolo tutto nostro, che portiamo in giro per la Toscana, soprattutto in estate... Grazie ai ragazzi del gruppo storico di Suvereto “I Cavalieri di Ildobrandino” (in particolare a Cristina e Davide), da tre anni abbiamo avuto anche la possibilità di far parte delle feste medievali: noi mettiamo a disposizione l’arte del circo, loro le battaglie. L’insieme piace e la gente ci segue con entusiasmo».

Pamela è innamorata del circo come lei?
«Sì ed è per me una collaboratrice preziosa: mi aiuta a montare e smontare l’attrezzatura, trucca i piccoli spettatori, ma soprattutto mi infonde grande entusiasmo».

Parliamo invece del suo lavoro di mezzadro. Campagna e circo. Quali sono le analogie in tal senso?
«Senz’altro lo spirito di libertà perché, nel bene e nel male, sono un animale libero».

Ma come riesce a conciliare il suo impegno campagnolo con quello circense? Qual è in pratica la sua giornata tipo?
«Finora con un po’ di sacrifici ce l’ho sempre fatta. La mattina mi alzo prestissimo e mi occupo della campagna, del podere, degli animali. Poi riservo qualche ora all’allenamento per la giocoleria e il sabato e la domenica, togliendo un po’ di tempo a mia moglie che è una santa donna, mi concentro sugli spettacoli».

Fra le tante storie che le saranno capitate a contatto con i bambini, ce n'è una che ricorda di più?
«Sono molte le storie belle da ricordare. Ma fra tutte cito quella di un bambino romeno che dopo aver visto i nostri giochi è venuto a portarci due panini. Li aveva sottratti ai genitori e la mamma ci ha subito raggiunto per reclamarli. Glieli abbiamo ridati naturalmente, ma il gesto di quel piccolo spettatore ci ha commosso: il nostro spettacolo gli era piaciuto e con i panini a modo suo voleva ringraziarci».

Lei ha una nipotina. Come reagisce alle performance del nonno?
«Ha solo due anni e ai laboratori di giocoleria accedono bambini di sei. Ma appena avrà l’età giusta la coinvolgerò, sperando naturalmente di farla divertire».

Cosa si aspetta dal futuro Valter Giomi, ex operaio, contadino e giocoliere quasi a tempo

pieno?
«Vorrei che la passione per il circo durasse il più a lungo possibile. E soprattutto vorrei svegliarmi tutte le mattine curioso, con la solita voglia di meraviglia. Se un giorno questo non accadesse più, per me sarebbe davvero una grande sconfitta».
 

I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Piombino Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NOVITA' PER GLI SCRITTORI

Stampare un libro ecco come risparmiare