Quotidiani locali

I laghetti rossi saranno coperti, Legambiente non ci sta

Il sopralluogo dell'associazione nell'area del Puppaio: "Ok alla bonifica delle discariche, ma giù le mani dai simboli delle miniere"

RIO MARINA. Giù le mani dai laghetti rossi, diventati il simbolo delle miniere elbane e di un'area compresa nella World Heritahge list of geological sites of Unesco. È l’appello che Legambiente Arcipelago toscano lancia al Comune di Rio Marina, chiedendo un confronto pubblico sul destino di quella porzione d’Elba, segnata da decenni di attività mineraria.

Dopo la conferenza dei servizi del 22 dicembre 2016 che ha bocciato il progetto di bonifica del sito località Puppaio, Legambiente ha effettuato un sopralluogo nelle aree ex minerarie. «Il progetto di bonifica – spiegano dall’associazione, che spiega quanto trovato durante il sopralluogo – è già avviato e suddiviso in due zone, Puppaio 1 e Puppaio 2, nelle quali si prevede la cancellazione dei laghetti rossi. Infatti, quello che si nota subito arrivando nella zona del Puppaio 1 è la vecchia discarica illegale di rifiuti (situazione denunciata più volte da Legambiente negli anni passati) che contiene non solo gli inerti edili a cui era destinata e che avrebbero dovuto essere lavorati in loco per diventare materiale da riutilizzare in ambito edilizio e per la pavimentazione di strade, ma ammassi di materiali, anche pericolosi, e plastiche. Invece, sulla sinistra della strada, entrando in un grande spiazzo, si notano cumuli di materiali minerari e più recenti di terra giallastra, contenenti al loro interno materiali di risulta e che, a quanto pare, dovrebbero servire a tombare completamente il piccolo laghetto rosso alimentato dall'acqua piovana, che prelude al piccolo canyon che porta a una terrazza panoramica sul canale di Piombino. Vecchi pneumatici, materiale di scarto edilizio e un vecchio mezzo asfaltatore fanno da cornice a quella che, a tutti gli effetti, è una nuova discarica».

Legambiente ricorda come, secondo quanto si legge negli atti del Comune di Rio Marina, il tutto dovrebbe essere semplicemente ricoperto con terra, per seminare un prato a bonifica del luogo che presenterebbe forti quantità di arsenico. «Ma dagli atti nella relazione geologica, commissionata dallo stesso Comune nel 2011 – spiega Legambiente – non vengono evidenziati nei laghetti rossi livelli di metalli fuori dalla norma. La bonifica più urgente è quella della grande e indecente discarica del Puppaio, realizzata dentro un Parco nazionale e nella Zona speciale di conservazione e Zona di protezione speciale Elba Orientale. I rifiuti vanno tolti da quell'area e non ce ne vanno portati di nuovi, come forse qualcuno vorrebbe fare».

Legambiente punta l’attenzione sulla salvaguardia dei laghetti rossi, che rendono “lunare” il paesaggio nell’ex miniere, ormai da anni, attirano molti turisti. «Se il laghetto del Puppaio 1 è poco più di una pozza che si prosciuga durante l'estate – sostiene Legambiente – dai documenti in nostro possesso risulterebbe che anche gli altri laghetti rossi ben più cospicui saranno oggetto di copertura con materiale similare, dopo però aver messo in opera una impermeabilizzazione del fondo con materiale apposito, anche se le relazioni tecniche assicurano che il fondo dei laghetti è già di per sé naturalmente impermeabile, tanto da favorire il ristagno dell'acqua piovana».
Legambiente chiede a tutte le istituzioni interessate di ripensarci, di fare in modo di «non cancellare quelli che sono ormai diventati i simboli stessi delle miniere, immortalati in innumerevoli foto di escursionisti e nello stesso materiale pubblicitario di Comune e Parco minerario che illustra le bellezze uniche delle miniere riesi – concludono dall’associazione – Ricoprire completamente i laghetti rossi sarebbe cancellare un pezzo di storia e bellezza, e già troppa storia e bellezza è stata cancellata in quell'area, a cominciare dalla demolizione del Dormentorio e dalla privatizzazione della spiaggia della villa del Direttore, che chiude l'accesso anche ad un importante sito archeologico.  Le bonifiche sono assolutamente necessarie, ma  altrettanto necessario - mentre circolano addirittura ipotesi di piste da motocross nell'ex area mineraria del Parco nazionale - mantenere le caratteristiche che rendono quei luoghi unici al mondo, non rinnegando la loro storia e valorizzando le attività agricole, turistiche, escursionistiche e degli sport outdoor sostenibili che si sono faticosamente affermate».

L’associazione ritiene necessario  un progetto vero, condiviso, sostenibile, che guardi al futuro non cancellando le radici del passato: «Chiediamo al Comune di Rio Marina e al Parco  di aprirsi al confronto e all'ascolto dei cittadini, delle associazioni e delle categorie economiche che hanno idee per la valorizzazione di un territorio tanto bello quanto ancora poco conosciuto».  Nelle prossime settimane Legambiente e altre associazioni e imprenditori presenteranno le loro proposte, per salvare i laghetti rossi, realizzare la bonifica e valorizzare le aree minerarie di Rio Marina in modo sostenibile.
 

I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Piombino Tutti i ristoranti »

Il mio libro

SPEDIZIONI FREE

Stampare un libro, ecco come risparmiare