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L’unione civile in divisa: Antonio dice sì a Umberto e infrange l’ultimo tabù

Piombino, il matrimonio dell’ufficiale di Marina davanti alla senatrice Cirinnà. «Sono grato alle Forze armate, non ho mai percepito alcuna discriminazione»

PIOMBINO. Ancora in licenza matrimoniale, starà qualche giorno con Umberto a Napoli, per tornare in servizio venerdì 11 novembre, a La Spezia, a bordo della nave Fasan. È felice Antonio Cuturi, 32 anni, primo ufficiale della Marina italiana a unirsi civilmente con il proprio compagno. La cerimonia andata in scena il 28 ottobre, all’interno della sala consiliare del Comune di Piombino, dove ha rappresentato la prima unione civile, alla presenza della senatrice Cirinnà, ha dato concretezza, anche legale, alla sua storia d’amore con Umberto, originario anche lui di Napoli, che dura da otto anni.

Antonio è felice anche di essersi sposato indossando la divisa da ufficiale della Marina, quell’ambito che considera come una seconda famiglia, al quale ha confidato il proprio orientamento sessuale, trovando come risposta calore e vicinanza, o più semplicemente normalità. E la sua storia ce la racconta proprio nel giorno della festa delle forze armate. Dopo due lauree specialiste conseguite alla Federico II di Napoli in economia e commercio e in finanza, Antonio lavora come consulente assicurativo, quando gli capita la possibilità di partecipare a un concorso per entrare in Marina.

Unioni civili, la prima volta nella Marina: Antonio dice sì a Umberto Antonio Cuturi, 32 anni, è il primo ufficiale della Marina italiana a unirsi civilmente con il proprio compagno. La cerimonia in divisa si è svolta al comune di Piombino, davanti alla senatrice Monica Cirinnà, prima firmataria della normativa sulle unioni civili. LEGGI L'intervista a Cuturi: "Mai discriminato in Marina" (video a cura di Tecla Biancolatte)

Perché la scelta di partecipare?
«Quel tipo di concorso non veniva bandito da oltre 12 anni. Nella mia testa c’era sempre stata l’idea di entrare nella forza armata dov’era stato mio nonno negli anni trenta. Un ambiente che mi affascinava anche per la presenza del mare, elemento che ho sempre amato. In pratica ho continuato la strada di mio nonno».

Quando ha deciso di partecipare al concorso la sua storia con Umberto esisteva già da anni. Ha mai pensato che entrare in Marina avrebbe potuto crearle problemi?
«Ho avuto paura di poter trovare un ambiente ostile, che non mi permettesse di essere me stesso al 100%. Sono però un ottimista per natura e mi sono buttato, anche pensando alla possibilità di non vincere il concorso».

E invece?
«Invece l’ho vinto e ho fatto quasi 9 mesi all’accademia di Livorno, da settembre 2015 a maggio 2016, dove ho acquisito la forma e la materia militare, per poi essere trasferito a La Spezia sulla nave Fasan».

In accademia si è confidato con qualcuno?
«No. Sono entrato in un ambiente nuovo, l’impatto è stato forte; conoscevo un mondo nuovo e ci sono entrato in punta di piedi, e sono stato geloso della mia sfera privata. Con il tempo, ambientandomi, è nata in me l’idea di parlare. Tra l’altro in quel periodo le unioni civili erano argomento di attualità. E comunque, alla fine del mio periodo in accademia, è avvenuto un segno del destino».

Quale?
«L’ultimo giorno a Livorno, il 21 maggio, è stata pubblicata sulla gazzetta ufficiale la legge sulle unioni civili».

E a La Spezia?
«Arrivato a La Spezia ero già orientato a parlare di me. La prima persona a cui l’ho detto è stato il commissario di allora, cioè il tenente di vascello, che era una donna, Francesca Caso. Sono entrato nel suo ufficio, mi sono seduto sul divano e l’ho informata che avevo una cosa importante da dirle. Mi ha abbracciato, e successivamente l’abbiamo detto al comandante. Dopo poco, entrambi furono sostituiti, ma anche chi è arrivato dopo, ha reagito allo stesso modo, dimostrandomi vicinanza e tranquillità. E questo ho trovato in Marina: persone accoglienti che mi hanno supportato con estrema serenità, tanto da agevolarmi anche a livello burocratico ad esempio con la richiesta della licenza matrimoniale. Insomma, ho sempre sentito una vicinanza concreta e mai di facciata».

Questo in relazione ai superiori. Ma i colleghi come l’hanno presa?
«Allo stesso modo. È chiaro che con alcuni ero e sono in maggiore confidenza rispetto ad altri, ma in generale sono stati tutti contenti della mia scelta di condividere con loro una parte importante della mia vita privata. D’altra parte ho sempre preferito omettere che mentire, e il nome di Umberto molti di loro lo avevano già sentito. A farmi male era il fatto però di non poter dire tutto».

Possibile che nessuno abbia mai dimostrato pregiudizi?
«Nemmeno uno. Almeno che io sappia. Non ho incontrato persone ostili, almeno nella mia realtà, sulla nave dove presto servizio, anche se credo sia normale pensare che ci possano essere persone che non condividano il mio essere. D’altra parte ho sempre avuto la volontà di rompere degli schemi, di infrangere tabù. Penso che se tu sei professionale, leale e fai bene il tuo lavoro, le persone non daranno peso al tuo orientamento sessuale. E penso anche che l’amore sia amore, sempre. Non esistono sentimenti di serie A e di serie B. E comunque, ripeto, conta molto come ti poni tu. Se sei soddisfatto della tua vita, difficilmente troverai pregiudizi».

Sembra che l’Italia e, nel tuo caso, le Forze armate, siano isole felici.
«No, questo no. Esistono ancora resistenze, c’è ancora tanto su cui lavorare, e terreno da solcare. Non si può avere un mondo migliore in un colpo solo, ma bisogna procedere un po’ alla volta, con entusiasmo. Non parlo solo delle unioni civili; l’ingresso delle donne nelle forze armate risale soltanto al 2000. È stato fatto però un passo in avanti. Oggi io mi sento come ho sempre desiderato: uguale agli altri. Ripeto, sarebbe un’utopia pensare che una volta pubblicata la legge tutti si allineassero a quanto prescritto. Ma questo è un buon inizio».

È ancora in licenza matrimoniale. Come funziona?
«Esattamente come per una qualsiasi altra coppia. Con esattezza si chiama “licenza straordinaria matrimoniale”, dura 15 giorni, ed è la stessa per qualsiasi dipendente pubblico. Tornerò ufficialmente in servizio l’11 novembre».
Cos’ha provato lo scorso 28 ottobre nel Comune di Piombino, di fronte al sindaco e alla senatrice Cirinnà?
«Gioia personale e soddisfazione nel sentirsi parte di un cambiamento, oltre che esempio per tutti quei ragazzi, anche nella forza armata, che ancora si nascondono e hanno paura di mostrarsi per quello che sono».

Si è sposato indossando la divisa da ufficiale.
«Sì, ho fatto la richiesta e, anche in questo caso, non ho avuto nessun problema, anzi. L’ho indossata con orgoglio, sentendomi parte integrante di una forza armata nella quale credo, una specie di nuova famiglia. Sarebbe stato strano non farlo. Di solito per un giorno così importante ci si mette l’abito migliore, no? Beh, per me non c’era abito più bello di quello».

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