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Fausta Bonino: voglio tornare a lavorare in Rianimazione. La Asl risponde no

L'infermiera sotto inchiesta ha scritto all'Asl chiedendo il reintegro nello stesso reparto dove lavorava prima. Ma per l'Azienda sanitaria la posizione della dipendente deve prima essere chiarita dalla magistratura

PIOMBINO. Mentre i Nas continuano a convocare le infermiere di Villamarina, nella speranza di trovare riscontri ai sospetti e irrobustire così un’inchiesta già fiaccata dal Riesame, si combatte un’altra battaglia parallela tra Fausta Bonino e l’Asl. L’infermiera, accusata di aver ucciso 14 pazienti con iniezioni di eparina nel periodo in cui lavorava in rianimazione, ha chiesto di essere reintegrata. Lo ha fatto formalmente, con una lettera spedita il 13 giugno alla direzione della Asl area nord ovest Toscana. E la Asl ha risposto che non ci sono ancora le condizioni per il reintegro.

Finora lo aveva solo preannunciato, anzi all’inizio l’infermiera disse che non avrebbe mai più potuto fare questo lavoro che aveva così tanto amato. Erano però i primi giorni di libertà, riottenuta dopo tre settimane di carcere. Quel rifiuto insomma era più una reazione emotiva dettata dalle circostanze. Circostanze che poi sono cambiate con le motivazioni del Tribunale del riesame, che aveva definito non gravi, né precisi né concordanti gli indizi raccolti dall’accusa. E così, nel momento in cui Bonino aveva cominciato la lunga controffensiva nei confronti dei pm e dei Nas attraverso interviste in tv, la sua posizione era cambiata. Alla fine la richiesta è stata messa nera su bianco. Non un reintegro generico, ma proprio nel reparto di Rianimazione. Si attende ora la risposta dell’Asl, anche se la posizione politica era stata già chiarita da parte dell’assessore regionale Stefania Saccardi: ovvero reintegro da valutare, ma non in terapia intensiva.

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Quando Bonino fu arrestata il 30 marzo scorso all'aeroporto di Pisa al suo rientro da un viaggio a Parigi, era scattata automaticamente la sospensione dal servizio. In precedenza, da ottobre 2015, l’infermiera era stata trasferita di reparto (e da qui era nata già una vertenza di lavoro) proprio in virtù delle indagini che si stavano concentrando su di lei. Una volta scarcerata con quelle motivazioni, la sospensione di legge era decaduta, ma l'Asl aveva riunito la commissione disciplinare e si era deciso di sospendere di nuovo la dipendente in ragione dei gravi reati di accusa, in particolare quello di omicidio volontario plurimo, in attesa dello sviluppo dell'inchiesta.

Da parte sua la Asl, di fronte alla richiesta di Fausta Bonino di tornare a lavorare in reparto, "ritiene non essersi ancora verificate le condizioni necessarie per una ripresa del rapporto di lavoro". Confermando "di aver ricevuto una lettera della dipendente Fausta Bonino per la ripresa del rapporto di lavoro", l'Azienda USL Toscana nord ovest precisa che questo "risulta ad oggi sospeso come misura cautelare, prevista dal quadro normativo vigente, a seguito di coinvolgimento in fatti particolarmente gravi e tuttora oggetto di indagine". "L'Azienda - si legge in una nota - pur prendendo atto che la richiesta è stata avanzata a seguito dell'Ordinanza del Tribunale del Riesame che ha portato alla cessazione della misura restrittiva in carcere precedentemente disposta, non può non tenere conto delle motivazioni contenute nella stessa Ordinanza rispetto ai fatti e che ad oggi, pur nella incertezza della fase procedimentale, la dipendente risulta ancora l'unica indagata per presunti comportamenti dolosi all'atto della somministrazione di farmaci che avrebbero causato il decesso di alcuni pazienti. A fronte di tutto questo l'Azienda, a tutela della propria immagine e prestigio, ritiene non essersi ancora verificate le condizioni necessarie per una ripresa del rapporto di lavoro".

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