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Morti in corsia, la verità è ancora lontana

Braccio di ferro fra accusa e difesa. E l'indagine va avanti. Solo su Fausta Bonino

PIOMBINO. La domanda che in tanti si fanno è: e ora? Perché sull’infermiera Fausta Bonino si è detto di tutto e poi il contrario, perché l’inchiesta ha avuto l’effetto di una bomba ma poi, dal fumo, sono emerse le macerie. Comprese quelle della stessa inchiesta. Ora, dunque, che succede? Succede che l’indagine va avanti. E la verità è ancora lontana. In Procura hanno chiuso da tempo le comunicazioni, si ripete solo che procedono gli accertamenti. Quali? Quelli non ripetibili (riesumazioni e autopsie) già stoppati dalla difesa con la richiesta di incidente probatorio?

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Da allora è trascorso un mese e non si è più saputo nulla. I Nas continuano a convocare medici e infermiere, la difesa prosegue con i propri consulenti e con una strategia tutta televisiva.

Sul fronte ospedaliero, ieri è cominciato il tutoraggio degli esperti del Rischio clinico, mentre la direzione Asl ha annunciato di voler querelare l’infermiera.

Un altro muro contro muro. Tra un colpo di scena e l’altro ci sono poi le famiglie dei pazienti deceduti. Anche qui le reazioni divergono. C’è chi assiste in silenzio e chi invece sfoga la propria rabbia contro l’infermiera.

Avanti con le indagini. Infermiera che rimane indagata. Superata la fase del Tribunale del riesame, che non solo le ha restituito la libertà ma ha assestato un duro colpo all’inchiesta (definendo non gravi, né precisi e né concordanti gli indizi raccolti dalla Procura), siamo ancora nell’alveo delle indagini preliminari. Servirà un’udienza davanti al gup, un ulteriore giudice, che potrà prosciogliere l’infermiera oppure rinviarla a giudizio. Nel secondo caso, si aprirebbe la (lunga) fase processuale. Comunque vada a finire, il caso Bonino è destinato a spaccare le opinioni: per la gravità delle accuse mosse all’infermiera, per come si è evoluto, per come sono cambiati gli scenari. E per come è stata gestita da accusa e difesa, dalla politica, dalla stampa.

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Le prime segnalazioni. Vale la pena non solo ripercorrere le fasi salienti della vicenda, ma anche ricostruirle alla luce di quanto si è appreso successivamente. E quindi bisogna partire dal 2012, quando a Villamarina ci si accorge che qualcosa non va. Il laboratorio analisi segnala anomalie tra i decessi del reparto di cardiologia-rianimazione. In particolare, troppi pazienti muoiono scoagulati. Le segnalazioni restano tali, anche se fuoriescono dalle mura dell’ospedale piombinese: ci sono contatti continui con il Centro trombosi di Careggi. Ma non vengono presi provvedimenti. Nel maggio 2015 entrano in scena i carabinieri del Nas che indagano su dieci decessi sospetti. Si parla di eparina, di un potente anticoagulante. Si esclude subito l’errore medico e si pensa all’azione di un assassino.

Tutti i sospetti sull’infermiera. Ci si concentra su Fausta Bonino, infermiera modello ma con qualche problema. In realtà quel problema si chiama epilessia, malattia per la quale l’infermiera ha sofferto solo in passato. Bonino poi risulta sempre presente durante quelle dieci morti sospette. Anche questo indizio verrà demolito dal Riesame. In quei giorni l’infermiera viene intercettata al telefono, è nervosa, si confida con le colleghe e con il marito, in un caso mente con i Nas (la paziente cremata, di cui lei sapeva). Nel frattempo si verificano altre tre morti sospette: a luglio, agosto, settembre. Finché Bonino non viene trasferita di reparto.

Killer in vacanza. I carabinieri la tengono d’occhio per mesi ma la lasciano espatriare. A marzo la donna, insieme al marito, va a trovare il figlio a Parigi. Al rientro, il 30, viene arrestata e condotta in carcere a Pisa. L’indomani Nas e Procura convocano i giornalisti e danno notizia dell’arresto. L’operazione si chiama “Killer in corsia” e Bonino viene descritta come una persona mentalmente disturbata, con problemi di alcol, ma «collaborativa». Passano i giorni e aumentano i sospetti, altri familiari di pazienti deceduti a Villamarina nel periodo in questione (gennaio 2014-settembre 2015) si fanno avanti, chiedono che venga fatta chiarezza.

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Certezze incrinate. Qualche certezza però si incrina. Intanto, si apprende che le prime segnalazioni non sono del gennaio 2015 ma del gennaio 2014. Solo più avanti si scoprirà, appunto, che risalgono addirittura al 2012. Ci si chiede inoltre per quali motivi siano state disposte le intercettazioni ma non siano state installate telecamere. E poi Bonino non beveva. Per giunta, un’intercettazione è attribuita a lei per errore. Un bell’assist per l’avvocato della donna.

La voce della donna. Il 4 aprile il gip si reca in carcere per l’interrogatorio di garanzia. Bonino, più che collaborativa, si dimostra combattiva: giura di essere innocente. Il suo avvocato chiede la scarcerazione, ma il gip dice di no. Era prevedibile, considerando cosa aveva scritto lo stesso gip nell’ordinanza.

Commissari, ispettori, ricorsi. Il 6 aprile arrivano i commissari regionali a Villamarina. Si trattengono due giorni. Il 19 riferiranno all’assessore Stefania Saccardi definendo inadeguato il modello organizzativo di rianimazione e inefficaci i controlli dopo le segnalazioni. L’8 aprile l’avvocato dell’infermiera deposita il ricorso al Tribunale del riesame con una nuova richiesta di scarcerazione. L’11 aprile a Villamarina arrivano gli ispettori ministeriali. Anche in questo caso, i colloqui si svolgono nell’arco di due giorni. Il rapporto degli ispettori non è stato ancora reso noto.

Tra tv e tribunale. Il 14 aprile il marito dell’infermiera parla in tv a “Chi l’ha visto?”. Il giorno dopo, il 15, si svolge l’udienza al Tribunale del riesame. Bonino implora i giudici di mandarla a casa, giura di essere innocente e di non essere una psicopatica. Per il pm invece non solo ha ucciso, ma potrebbe farlo ancora. Persino in famiglia: «E’ pericolosa». Il 20 aprile il colpo di scena: il Riesame annulla l’ordinanza del gip e restituisce la piena libertà all’infermiera. Dopo 21 giorni di carcere, Bonino torna a casa. Ma all’inizio è come se fosse ai domiciliari, blindata dall’assalto dei giornalisti. Il suo avvocato li seleziona con cura: sceglie con quali, quando e come farla parlare.

Il 22 aprile la voce dell’infermiera viene sentita per la prima volta a “Quarto grado”, la trasmissione su Rete4. Al telefono, Bonino accusa Nas e Procura di averla trattata come una criminale e di aver provato a farle «il lavaggio del cervello». L’indomani si apprende che la Procura le contesta un quattordicesimo omicidio. Sembra ormai un braccio di ferro. Il 6 maggio nuova intervista su Rete4, stavolta in video. Bonino accusa Villamarina, in particolare un primario e la caposala. Ma lo scossone vero arriva il 20 maggio, venerdì scorso, con le motivazioni del Riesame.

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