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Eparina killer, i primi casi sospetti già nel 2012

Il dirigente del laboratorio, Pini, ne aveva parlato con la dottoressa Poli del centro trombosi di Careggi

PIOMBINO. Non ci sono indizi gravi nei confronti di Fausta Bonino: questo è quanto emerge dalle motivazioni del tribunale del Riesame di Firenze, che ha disposto la scarcerazione dell’infermiera.

Ma nell’ordinanza depositata venerdì 20 c’è anche altro: è certo che c’è stato un “killer” in corsia, perché alcune morti, anche se non tutte, sono comunque riconducibili a iniezioni di eparina, visto che le patologie presenti sui pazienti non giustificavano la scoagulazione. Ma, soprattutto, è certo che ci sono casi precedenti alle indagini, forse già dal 2012, se non dal 2011. E che, quindi, è mancato un meccanismo di controllo sui casi anomali.

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Se ne parlava fra medici, insomma, ma nessuno, prima del nuovo primario Michele Casalis, entrato in carica a fine dicembre 2014, aveva pensato che sarebbe stato il caso di fare controlli più approfonditi.

Mentre i pazienti continuavano a morire.

Si legge infatti in un passaggio, nel quale si citano sia Daniela Poli, medico del centro trombosi di Careggi che ha analizzato i campioni inviati da Piombino, sia Daniele Pini, dirgente medico del laboratorio di analisi del Villamarina: “Per quanto riguarda i precedenti 8 casi di morti sospette (quelle avvenute dal 13.1.2014 a 28.12.2014) dovute a scoagulamento, non risultavano essere stati effettuati esami ematochimici, né essere stata attivata dall'intero staff sanitario alcuna specifica iniziativa, anche se la dottoressa Daniele Poli assunta sit (sommarie informazioni testimoniali, ndr) il 27.10.2015 riferiva di essere stata interpellata numerose volte dal dottor Pini preoccupato per la ricorrenza di referti analitici attestanti situazioni di inspiegabile scoagulamento e la prima volta circa 3, 4 anni prima, senza però che le fossero inviati prelievi ematici”.

E la stessa Poli, sempre nel corso delle sommarie informazioni testimoniali, il 10 ottobre del 2015, conferma la presenza di dosi eccessive di eparina, parlando del caso di Franca Morganti, quello sul quale Casalis e Pini avevano chiesto approfondimenti. “Era altresì assunta a sit - si legge - la dottoressa Poli, medico del centro trombosi di Careggi, la quale confermava di essere stata contattata dal dottor Daniele Pini per un caso di incoagulabilità del sangue della paziente Franca Morganti (deceduta il 9.1.2015) e di Mario Coppola (deceduto l'11.3.2015), prospettando l'ipotesi che i pazienti fossero stati trattati con dosi eccessive di eparina che peraltro non avevano in terapia, tale ipotesi trovando conferma dopo l'effettuazione di analisi mirate eseguite su un campione di sangue della donna, nel frattempo deceduta, che confermava la presenza di eparina in concentrazioni elevate, ovvero circa 14 ui per ml tenendo conto che i valori terapeutici sono compresi tra 0,3 e 0,7 per ml. La dottoressa Poli escludeva, in ragione delle elevate concentrazioni del farmaco, che si trattasse di un errore terapeutico prospettando quindi una volontaria somministrazione del farmaco, consigliando quindi il dottor Pini dì avvertire i responsabili dell’ospedale nonché del gruppo del Rischio clinico di presidio”.

Questo avviene all’inizio di gennaio del 2015, mentre la Procura viene avvertita da “fonte confidenziale” (fu l’ex direttore generale dell’Asl, Eugenio Porfido, a chiedere un incontro al procuratore capo, ndr) solo l’8 di maggio del 2015.

Al di là di chi sia il responsabile, quindi, appare evidente quanto il fenomeno sia stato sottovalutato nel tempo, al punto che non sono stati fatti riscontri sulle analisi del sangue in nessuno dei casi precedenti, sempre spiegati dai medici in modo quantomeno vago.

"Occorre peraltro premettere - si legge ancora, in un passaggio riferito ai decessi del 2014 - che per tali decessi non è stato effettuato il riscontro ematologico in ordine alla presenza o meno di eparina in dosi elevate per i motivi che il dottor Pini ha spiegato agli inquirenti. Si vedano in particolare le dichiarazioni rese in più occasioni dal sanitario, ematologo responsabile del centro di analisi dell'ospedale di Piombino. In particolare il 12.4.2016, interpellato sul motivo per il quale aveva contattato la dottoressa Daniela Poli, riferiva che al suo laboratorio di analisi erano pervenuti casi di pazienti scoagulati: già dall'inizio del 2014 c'erano stati nello stesso giorno due casi di pazienti scoagulati e in entrambi i casi non erano stati trattati con eparina sodica, ignorava peraltro il quadro clinico e soprattutto l'esito. Aveva esternato le sue perplessità riferite ad un utilizzo improprio dell'eparina ai medici del reparto di Rianimazione che gli fornivano spiegazioni cliniche a loro dire compatibili con i dati di laboratorio escludendo un uso improprio dell'eparina, ma con argomentazioni non convincenti e anche la dottoressa Poli da lui telefonicamente contattata gli manifestava analoghe perplessità”.

Ecco che appare chiaro per quanto tempo il fenomeno sia stato sottovalutato, anche se certo non era facile pensare che dietro a quella serie di decessi ci fosse la mano di killer. Certo è che, fatte le analisi, l’ipotesi è diventata concreta.

Comunque, le indagini proseguono. E, fonti vicine alla Procura, fanno sapere che, al momento, c’è ancora la convinzione di aver individuato la responsabile, al punto che lo sforzo degli inquirenti è ancora concentrato esclusivamente su Fausta Bonino.

Ma ora la palla è anche nelle mani della difesa che, dopo aver ottenuto un primo risultato, cercherà di avere un pronunciamento netto non solo sulle esigenze cautelari, ma anche sull’intero quadro accusatorio. Se l’infermiera fosse prosciolta, ci sarebbe da ricominciare tutto da capo. Twitter @guifiorini

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