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Indizi non gravi sulla Bonino, ecco le motivazioni del Riesame

Piombino: i giudici fiorentini danno una spallata all'inchiesta sulle morti in ospedale, che comunque sta andando avanti

PIOMBINO. Gli elementi indiziari non sono connotati da gravità, precisione e concordanza. E’ in fondo a pagina 5 la frase che assesta un colpo durissimo, forse letale, all’intera indagine della Procura livornese sulle morti sospette a Villamarina.

Il Tribunale del riesame di Firenze, a un mese esatto dall’udienza in cui ordinò l’annullamento dell’ordinanza del gip Antonio Pirato e la restituzione della piena libertà all’infermiera Fausta Bonino, venerdì 20 ha depositato le motivazioni.

Quindici pagine in cui i giudici ricostruiscono il quadro accusatorio in base al quale i carabinieri del Nas avevano arrestato l’infermiera, accusata di aver ucciso 13 pazienti (poi saliti a 14, secondo un’integrazione della stessa indagine) dal gennaio 2014 al settembre 2015 con iniezioni di eparina.

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I giudici confutano tutto, compreso il movente. Spiegano che in alcuni casi non è chiara la causa di morte, in altri la scoagulazione dei pazienti deceduti era cominciata prima che prendesse servizio l’infermiera, in altri ancora non è dimostrato il nesso tra la somministrazione dell’eparina e la morte.

E ancora: stando alle stesse fonti consultate dagli investigatori, a Villamarina i decessi inspiegabili si verificavano sin dal 2012. Che in cardiologia-rianimazione qualcosa non funzionasse lo si sapeva da tempo. Anche da più tempo di quanto immaginassimo.

Il Tirreno rivelò che le prime segnalazioni di cui avevamo notizia, partite dal laboratorio analisi, risalivano al gennaio 2014. Nell’ordinanza si scopre che lo si sapeva almeno dal 2012. Scrivono infatti i giudici che «le indagini hanno avuto origine da notizie fornite da una fonte confidenziale che, l’8 maggio 2015, segnalava ai Nas di Livorno che presso l’ospedale di Piombino si verificavano da circa tre anni inspiegabili decessi di pazienti ricoverati nel reparto di cardiologia e rianimazione a causa di improvvisi episodi emorragici verosimilmente riconducibili alla somministrazione di un farmaco anticoagulante non prescritto a fini terapeutici, e della cui somministrazione non c’era traccia in cartella clinica». Cioè di eparina.

È da qui che sono partiti i Nas, convinti che dietro quelle morti sospette ci fosse la mano di Bonino. Per gli investigatori, scrivono anche i giudici fiorentini, «la somministrazione di eparina sarebbe sempre avvenuta nel turno pomeridiano e la Bonino effettua da sempre turni su 5 giorni rispetto ai 3 giorni dei suoi colleghi, non facendo le notti per problematiche di salute».

Inoltre, quando era in ferie o in malattia e dal momento del suo allontanamento dal reparto (ottobre 2015) non si sarebbero mai più verificate morti sospette. Eppure, secondo il Riesame tutti questi indizi non sono né gravi, né precisi né concordanti.

Comprese le intercettazioni che, anziché completare il quadro accusatorio, mostrano «un senso di impotenza, la sensazione di accerchiamento, la rabbia per essere stata sacrificata dalle colleghe e comunque non sono in alcun modo rilevanti posto che la Bonino era consapevole di essere intercettata»

I giudici quindi esaminano caso per caso. A cominciare da quello di Marcella Ferri, deceduta il 9 agosto 2015: «Il repentino peggioramento dei parametri vitali era spiegabile con le patologie di cui la Ferri era affetta potendo essere subentrato un infarto acuto del miocardio (…)».

I giudici prendono in considerazione anche le dichiarazioni del figlio, che aveva detto di aver visto la Bonino farle un’iniezione alle 19,10. Però concludono che «si trattava della terapia antibiotica prescritta alla signora Ferri per le 20» e che la Bonino aveva anticipato «per praticità».

Per quanto riguarda il decesso di Bruno Carletti (29 settembre 2015) c’è «assoluta incertezza in ordine all’intervallo temporale nel corso del quale l’eparina è stata iniettata», e anche il contenitore vuoto di eparina trovato nel cestino «nulla prova a carico della Bonino».

Anche per il decesso di Angelo Ceccanti (2 luglio 2015) «non è appurato con ragionevole certezza il tempo di somministrazione dell’eparina» e inoltre «è possibile che la somministrazione sia avvenuta nel turno della mattina», mentre quel giorno la Bonino era di turno nel pomeriggio.

Per il decesso di Franca Morganti (9 gennaio 2015), il collegio ritiene necessaria «una consulenza tecnica che risulta già disposta».

Per Mario Coppola (11 marzo 2015) la causa del decesso è pacifica (eparina) «ma non c’è certezza in ordine al lasso temporale di somministrazione del farmaco», certezza colmabile anche in questo caso solo con una consulenza ematologica.

Per Marco Fantozzi (19 gennaio 2014) «il primo manifestarsi della incoagulabilità compare alle ore 13,02 e quindi prima che la Bonino abbia preso servizio».

Per Terside Miliani (27 giugno 2014) il primo prelievo dal quale risultano problemi di incoagulabilità è delle ore 13,43 del 25 giugno, e Bonino quel giorno era di turno dalle 14 alle 21.

Per Adriana Salti (2 settembre 2014) sono «scarsi gli elementi per attribuire a un’iniezione di eparina la incoagulabilità prima e quindi il decesso, e tanto più per riferirlo a una condotta della Bonino».

Anche per Enzo Peccianti (2 ottobre 2014) «in assenza di esami mirati alla ricerca dell’eparina, di informazioni sulle condizioni di salute del paziente e sui tempi di reazione di un’eventuale iniezione di eparina, tenuto soprattutto conto delle patologie in atto e di eventuali terapie praticate, appare difficile attribuirne la responsabilità alla Bonino sia pure in turno 14/21 il giorno prima».

Per Elmo Sonetti (24 novembre 2014) «difettano elementi scientifici non solo per attribuire l’emorragia alla somministrazione di eparina ma anche per riferire la condotta alla Bonino».

Per Marise Bernardini (26 novembre 2014) il primo prelievo di sangue incoagulabile è delle ore 23,32 del 25 novembre: la Bonino è presente dalle ore 14 alle 21, «quindi non più operativa in reparto (considerato il tempo impiegato per le consegne) da circa 2 ore e 30».

Per Lilia Mischi (20 dicembre 2014) il primo prelievo di sangue incoagulabile è delle ore 22,24 del 19, il decesso avviene nella notte: «La Bonino è in servizio come sempre dalle ore 14 alle 21 del 19; dovrebbe quindi avere effettuato l’iniezione letale tra le 14 e le 18.30. Ma perché lei e non altri?».

E infine Alfo Fiaschi. In questo caso i giudici commettono un errore. Fiaschi infatti viene ricoverato il 27 dicembre 2014 e muore nella notte, alle 00,25 del 28 dicembre. I giudici indicano una data diversa (notte tra il 7 e l’8 gennaio 2015).

Potrebbe essere solo un errore materiale. In ogni caso i giudici concludono con l’assenza di Bonino al momento del primo prelievo di sangue incoagulabile.

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