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La Procura accusa la Bonino di una quattordicesima vittima

Entra nel fascicolo un altro decesso, avvenuto a gennaio nel 2015. L'avvocato Barghini: "Non aspettano neppure le motivazioni del riesame, vogliono intimidirci"

PIOMBINO. Ormai è braccio di ferro tra Procura e difesa. Prima l’arresto dell’infermiera Fausta Bonino, dipinta come un’assassina seriale dalla doppia personalità; poi la scarcerazione decisa dal Tribunale del riesame; quindi il contrattacco dell’indagata che ha accusato pm e Nas di volerle far confessare a tutti i costi quei tredici omicidi.

Ora la risposta della Procura, che ha aggiunto un quattordicesimo paziente alla lista. Sì, c’è un ulteriore decesso, di cui finora non si è mai parlato, che compare in quella black list.

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Bonino non ne è stata messa al corrente direttamente: «Lo abbiamo appreso in modo irrituale - dice l’avvocato Cesarina Barghini - Non è stato notificato un avviso di garanzia con un’integrazione del capo di imputazione. Quel nome lo abbiamo letto giovedì sera in un atto interlocutorio, l’avviso di accertamenti tecnici non ripetibili in base all’articolo 360 del codice di procedura penale. Cioè il pm ha deciso di fare alcune autopsie, non si sa quante e su chi, e ha indicato una serie di nomi. Tra quelli, ce n’era anche uno nuovo».

Il nome è quello di Sergio Ghini, piombinese, morto il 14 gennaio 2015. La data è quella indicata dalla Procura, anche se per avere la conferma siamo stati costretti a interpellare i familiari perché all’Asl l’uomo risulta sì ricoverato in cardiologia-rianimazione dal 12 al 14 gennaio, ma deceduto il 14 dicembre 2015.

«In ogni caso - aggiunge l’avvocato Barghini - io questi accertamenti nella forma che vuole il sostituto Massimo Mannucci non glieli faccio fare, perché voglio che nel fascicolo ci vada una perizia disposta da un giudice e non da un pm, eseguita quindi in contraddittorio tra le parti. Chiederò l’incidente probatorio e saremo sullo stesso piano. E direi che sia il caso, considerando come hanno condotto l’indagine finora. Anche questo ulteriore decesso attribuito alla mia cliente dimostra che si vuole infierire su di lei. La Procura ormai va avanti per la propria strada, non aspetta neanche le motivazioni del Riesame. Anzi, io a questo punto mi aspetto che faccia ricorso in Cassazione».

Nel frattempo il legale prosegue le indagini difensive affidate a due consulenti, il dottor Andrea Artoni (un ematologo) e lo psichiatra Mario Massimo Mantero, che dovrà dimostrare la piena capacità di intendere e di volere dell’indagata, confutando quindi l’impostazione della Procura secondo la quale l’infermiera soffrirebbe di una depersonalizzazione causata dai farmaci contro l’epilessia.

«Di solito gli avvocati chiedono agli psichiatri di accertare l’infermità mentale dei propri clienti - chiosa Barghini - e noi invece vogliamo dimostrare il contrario. Del resto tutta questa vicenda è partita alla rovescia. Comunque abbiamo chiesto l’acquisizione di tutte le cartelle cliniche dei pazienti ricoverati in rianimazione, anche di quelli che sono usciti sani da quel reparto. Scopriremo cosa è successo».

La Procura è convinta che quei 14 pazienti siano stati uccisi da lei, l’infermiera modello. Lo hanno detto i Nas all’indomani dell’arresto, eseguito il 30 marzo, e lo aveva ribadito lo stesso gip firmando l’ordinanza.

Secondo gli investigatori Fausta Bonino era in cura per problemi mentali e beveva. Ma questo non è stato mai provato. Ci sono le intercettazioni (di cui una attribuita per errore a Bonino), ma anche quelle possono essere lette in più modi. Anche «la presenza di Bonino in tutti i decessi sospetti» è affermazione poco probante.

Insomma, senza stare a rielencare i buchi neri dell’indagine, compresa la scelta di non piazzare le telecamere, siamo in presenza di accuse gravissime sostenute da indizi. C’è un fatto, ed è la morte di molti pazienti in circostanze anomale. Ci sono segnalazioni cadute nel vuoto e poi ricevute. C’è un meccanismo interno dell’ospedale che non ha funzionato, come ha appurato la commissione regionale della sanità.

«Questo è indiscutibile - commenta l’avvocato - Ma l’errore è stato quello di attribuire questi eventi alla mano di un killer escludendo subito altre possibilità, come la colpa medica. Qualcosa ha già appurato la commissione regionale, qualcosa diranno gli ispettori ministeriali. Qualcosa diremo anche noi, dall’esame delle prime cartelle abbiamo già riscontrato gravi carenze. E qualcosa ha già detto il Riesame. Aspettiamo la motivazione sui cosiddetti gravi indizi. Braccio di ferro? Noi siamo pronti e non abbiamo paura».

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