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«Troppe vasche marine, il pesce è dimezzato»

Allarme della marineria: nel golfo di Follonica triplicati i megaimpianti per allevare spigole e orate

PIOMBINO. Il pescato è diminuzione del 50% e la marineria piombinese (una quindicina di imbarcazioni e una cinquantina di occupati diretti) è molto preoccupata per la situazione nel golfo di Follonica, non solo «per la costruzione di un porto che condizionerà la qualità dell'acqua e del fondale per non si sa quanto», ma soprattutto per il proliferare delle vasche marine di allevamento di spigole e orate. Erano una decina, ora stano triplicando e ci sono altri progetti per farne aumentare il numero.

«Si è verificato un mutamento nell’equilibrio dell’ecosistema – dice un documento firmato da tutti i pescatori professionisti piombinesi – numerose specie che prima non frequentavano questi mari, o solo saltuariamente, adesso sono diventate stanziali. Grossi pesci come tonni o delfini, dopo aver fatto colazione con i pesci attratti dal mangime distribuito nelle vasche, e che in parte fuoriesce dalle maglie delle reti, dovranno poi pur pranzare con quello che il golfo può offrire».

«Per il mangime che esce dalle vasche – proseguono – i pesci che catturiamo nelle vicinanze sono irriconoscibili, enormi e grassi. Quei pesci allevati li peschiamo anche noi nelle nostre reti, segno evidente che non sono pochi quelli che per un motivo o per un'altro escono dalle gabbie andando a causare possibili incroci con le specie locali, con il rischio di alterare la biodiversità tipica dei nostri mari. Inoltre anche dal punto di vista sanitario il contatto di queste specie diverse può causare malattie che nelle gabbie combattono a suon di antibiotici».

Poi c’è la questione delle deiezioni. «Siccome molte vasche hanno potuto collocarle anche sopra banchi di posidonia – dicono i pescatori – il rischio di danni alle praterie non è da escludere. E i pesci che le mangiano? Tonnellate di mangime uguale tonnellate di deiezioni, in un luogo ristretto e chiuso a semicerchio come il golfo, dove le correnti non sono mai forti».

«É mai possibile – si chiedono – che nel nome della diversificazione economica e per creare posti di lavoro si debbano permettere megaimpianti con un impatto devastante? Un numero proporzionato e sostenibile di vasche non era meglio? E i permessi ,chi li dà? E i controlli, chi li fa? E con le

nostre piccole barche dove dobbiamo andare? Il golfo di Follonica è sempre stato il luogo più vicino dove con poco consumo possiamo arrivare. Ma non c'è più posto per noi, né pesce sufficiente. Certo con le nostre poche forze ci opporremo trovando di volta in volta il modo migliore per farlo».

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