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La storia di Nedo, un cinghialetto salvato e adottato

Un ragazzo lo ha trovato a Baratti e lo ha portato a casa Ha rischiato di morire, è stato operato dalla veterinaria

PIOMBINO. Il nasetto rotondo si muove qua e là nell’aria. Gli occhietti neri si guardano attorno con circospezione. Che ambiente strano, così diverso dalla macchia. Eppure è proprio in questo ambulatorio veterinario, così diverso dal suo habitat naturale, che un piccolo cinghiale di appena dieci giorni ieri mattina ha ritrovato la vita. Certo, anche per la dottoressa Laura Mazzolli la sorpresa non è stata da poco. «Abbiamo con noi un animale non proprio convenzionale» le hanno detto Roberto e Giada, i due ragazzi che, verso le 9, si sono presentati al suo studio con uno strano involucro tra le braccia. Lei ha scostato un po’ le copertine e ha fatto tanto d’occhi. Non un cagnolino, non un gattino. Un cinghiale. Grosso poco più di un criceto. «Quando lavoravo a Donoratico - racconta la veterinaria - non era insolito vederne arrivare in ambulatorio, ma a Piombino proprio non mi era mai capitato. Né pensavo che potesse mai accadermi». 24 anni, operaio Lucchini, Roberto Panerati il suo cinghialetto l’ha trovato venerdì vicino al parco archeologico di Baratti, mentre, con quel suo musetto sperduto, vagava tutto solo vicino alla rete. I genitori, probabilmente uccisi. Roberto non ci ha pensato due volte. «Stavo facendo asparagi e me lo sono visto venire incontro. Come se stesse cercando una sicurezza. Allora l’ho preso in braccio, lui si è un po’ dimenato, però poi subito dopo ha cercato riparo sotto la mia ascella. A quel punto ho capito che avrei potuto portarlo con me».

Il piccolo cinghiale trova rifugio a casa del ragazzo, che vive sulla via delle Caldanelle. Durante il giorno lui e la fidanzata, Giada Tani, 20 anni, lo tengono in casa, lo coccolano e giocano con lui. Poi la sera lo mettono a dormire in un casottino in muratura posto in un recinto dove fino a qualche tempo fa la nonna di Roberto teneva i polli. Coperte, paglia per confortarlo e tenerlo al caldo. Qualche goccia di latte col contagocce. Ma è proprio il latte a giocare un brutto scherzo al cucciolino. Ieri mattina Roberto apre il casotto e trova il piccolo cinghiale privo di forze, il corpicino freddo. «Polmonite ab ingestis», dirà la veterinaria: il latte che forse è andato di traverso entrando nelle vie respiratorie. Roberto e Giada corrono a Piombino, disperati. Ormai sono affezionati al loro cinghialetto, non possono pensare di perderlo così. «In studio con me c’erano i colleghi Giulia Lera e Riccardo Cervelli, come sempre il martedì mattina, quando operiamo - spiega la dottoressa Mazzolli - Non c’era tempo da perdere. Il piccolo cinghiale non respirava più. Noi però non ci siamo persi d’animo e dopo un consulto abbiamo tentato il tutto per tutto». Presto detto, il cinghialino viene adagiato sul lettino operatorio. Si procede con cannule e medicinali, si pratica la respirazione artificiale, ma il cucciolo è tanto piccolo che è difficile trovargli le vene, tant’è che alla fine la strada diventa quella di un catetere intraosseo. Fuori Roberto e Giada attendono ansiosi. Sanno che le speranze sono poche, pochissime. I veterinari consigliano il ritorno a casa. «Vi avvertiamo noi quando avremo notizie». Intorno a mezzogiorno e mezzo finalmente il telefono squilla. Il piccolo è salvo. «Potete immaginare la nostra felicità - racconta Roberto - Non avevamo neanche pranzato per la preoccupazione. E’ il nostro cucciolo, lo abbiamo chiamato Nedo, vogliamo tenerlo con noi e costruirgli un recinto per quando sarà grande. Sappiamo che ci sono dei permessi da ottenere da parte della polizia provinciale, ma faremo tutte le pratiche necessarie. Non possiamo pensare alla fine che potrebbe spettargli altrimenti».

«Una bellissima storia - commenta l’assessore all’ambiente Marco Chiarei - E’ bello vedere che

c’è una sensibilità nei confronti di animali diversi rispetto a quelli che ci stanno accanto tutti i giorni, cani e gatti. Il mio appello non può che essere quello di non dimenticarci della fauna selvatica e di avere rispetto della biodiversità che ci circonda».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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