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Addio a Tamburini, il sindaco operaio

Aveva 89 anni: dopo l’internamento in un lager tedesco entrò all’Ilva Fu licenziato per l’attività sindacale, poi il Pci, e il Parlamento nel 1976

PIOMBINO. È morto domenica sera a 89 anni nella sua abitazione di piazza della Costituzione Rolando Tamburini, sindaco dal 1970 al ’76, poi deputato del Pci fino al luglio del 1983. È stato a lungo anche presidente dell’Unione sportiva Piombino e dall’85 al ’90 dell’Atm .

La vita civile e politica di Rolando Tamburini s’intreccia con oltre cinquant’anni di storia della città. I più duri, dalla guerra alla ricostruzione delle fabbriche distrutte dai bombardamenti, dalla chiusura della Magona nel ’53 fino agli albori della crisi siderurgica degli anni Ottanta.

La sua università - come orgogliosamente rivendicava - era stata la popolare borgata del Cotone, dove era vissuto sino alla fine della guerra. Una guerra che per lui, spedito nel gennaio ’43 a Bressanone, in un reggimento d’artiglieria da montagna, finì con la prigionia in un lager tedesco a Linburg, al confine tra la Germania e la Francia.

Rientrato in Italia ed assunto come operaio all’Ilva, dopo la Liberazione si iscrisse al sindacato ed al Pci. La sua fu un’esperienza sindacale straordinaria. Come membro del consiglio di gestione, partecipò attivamente alla ricostruzione della fabbrica, stimolando quotidianamente la direzione a sostenere gli investimenti necessari per rimettere in marcia gli altiforni. Erano gli anni del piano Marshall e della Ceca, poi, alla fine del’ 52, delle lotte contro la “legge truffa”. Quest’ultima battaglia costò a Tamburini, insieme ad altri sei dirigenti sindacali, il posto di lavoro. Il 1953 fu - come lo stesso Tamburini racconta nel sui libro di memorie - un anno di “caccia alle streghe”, con l’allora commissario di polizia Brancaccio che ad ogni avviso di manifestazione operaia faceva «scorrazzare le camionette della celere».

Dopo il licenziamento, Tamburini fu chiamato a lavorare per il comitato comunale del Pci con un piccolo compenso. Poi, nel pieno delle manifestazioni di protesta contro la ristrutturazione, fu incaricato di affiancare il presidente del consiglio di gestione della Magona Belli. È una storia delle lotte operaie piombinesi piuttosto nota. Gli operai si opposero alla ristrutturazione e ai licenziamenti ed occuparono la fabbrica. Quando già avevano deciso di lasciarla il giorno dopo, la polizia fece irruzione e cacciò gli operai con i mitra spianati. L’azienda decise la serrata e tremila operai si trovarono di colpo senza lavoro.

Alla fine del ’53 Tamburini accettò la proposta di assumere la segreteria della camera del lavoro di Spoleto. Anni per lui difficilissimi, costretto alla coabitazione, già sposato con Flora e con il figlio Fabio appena nato, perché il sindacato non aveva soldi sufficienti neppure per pagargli un affitto.

Nel 1960 Tamburini fu chiamato a sostituire il segretario della Cgil Antonio Minelli, che aveva lasciato l’incarico per assumere la presidenza della cooperativa “la Proletaria”. In quella veste tornò ad occuparsi dell’Ilva, che secondo i piani della Ceca presentati nello storico convegno di Punt’Ala del 1963, avrebbe dovuto avere una grande espansione solo in parte poi concretizzata.

Alla guida del comitato comunale del Pci Tamburini arrivò nel 1965, alla fine di un periodo di “commissariamento” imposto dalla Federazione di Livorno. Nel partito non ancora tutti i contrasti erano sedati e a Tamburini toccò un difficile compito di ricucitura..

Infine, nel 1970, l’elezione a sindaco. Di nuovo difficili problemi da risolvere, tra i quali quello della costruzione della centrale Enel che ancora una volta provocò non pochi contrasti nel partito di maggioranza. Di quegli anni anche il gemellaggio con la cittadina belga di Flemalle. di cui capomastro era André Cools, già viceprimo ministro, poi ucciso in circostante misteriose. Nel 1975 Tamburini fu rieletto. Rimase però alla guida dell’amministrazione per un solo anno, per poi essere eletto deputato

nel 1976, sulla scia della grande affermazione nazionale del partito di Berlinguer. Per ultima la parentesi sportiva, alla guida del Us Piombino, che seguiva dalle tribune insieme alla immancabile Flora, sua moglie, prima tra le tifose del club nerazzurro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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