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Isola di Montecristo, la guerra ai topi non ha lasciato segni

Delegazione in visita per valutare da vicino le conseguenze della derattizzazione. Rizzoli: «Situazione nella norma»

PORTOFERRAIO

Tanto rumore per nulla. È la prima cosa che verrebbe da pensare, dopo i fiumi di inchiostro versato sull’invasione del ratto nero sull’isola di Montecristo e dopo le polemiche infinite sul progetto di eradicazione portato avanti dal Corpo forestale dello Stato che hanno finito per travolgere sia il Parco che il Comune di Portoferraio.

Dopo mesi di tira e molla, scambi di opinioni più o meno rumorosi, il volume intorno alla vicenda si è abbassato fino a quando giovedì una mini delegazione formata da consiglieri comunali e del Parco ha ottenuto dal Corpo forestale dello Stato l’autorizzazione per effettuare un sopralluogo sull’Isola. Così, accompagnati dal personale della Forestale, l’assessore all’ambiente di Portoferraio Carlo Rizzoli, il consigliere di minoranza - nonché il primo ad aver sollevato il problema dei topi – Carlo Gasparri, il consigliere Yuri Tiberto e Francesca Giannini per il Parco si sono avventurati nel cuore di Montecristo, con l’idea di vedere da vicino la situazione dell’isola. E per valutare gli effetti della discussa campagna di derattizzazione avviata con il lancio dall’elicottero dei pellets velenosi “anti-ratto”. La spedizione è passata quasi in silenzio, così come senza clamore è emerso l’esito del sopralluogo.

«Non abbiamo visto carcasse di animali da nessuna parte – racconta l’assessore all’ambiente Carlo Rizzoli – il Corpo forestale ci ha portato in giro, abbiamo visto alcuni di questi pellets a terra. L’impressione è che sia stato fatto un lavoro preciso, non certo un bombardamento».

I timori legati al progetto erano chiari. Per alcuni le esche velenose lanciate per far fuori i topi rischiavano di far del male anche ad altri animali. Così le misure ideate per difendere la berta minore a rischio estinzione, si sarebbero rivoltate contro le altre specie presenti sull’isola. Ma la delegazione inviata a Montecristo non ha visto alcun cimitero di animali.

Tutto in ordine, nessuna carcassa. Le capre, indicate tra le specie a rischio, sono state recintate e hanno persino messo al mondo alcuni capretti. Un vipera di Montecristo ha fatto capolino e non si sono visti neanche i cadaveri dei topi, bersagli dell’operazione, che probabilmente sono andati a morire nelle loro tane. Insomma, a vederla così, Montecristo non aveva l’aspetto di un paradiso naturale avvelenato come si temeva. «La Forestale ci ha detto che può esser morto qualche gabbiano – racconta Rizzoli – ma obiettivamente la situazione è tranquilla. Si dovrà monitorare in futuro gli effetti della campagna per valutare passo dopo passo la sua efficacia». Insomma, ci sono buoni presupposti per dire che il tormentone sui ratti, forse, potrebbe essere finito. L’escursione, tuttavia, non ha soddisfatto a pieno Carlo Gasparri, il primo ad avere sospetti sulle conseguenze del lancio del veleno sull’isola di Montecristo. «Non abbiamo visto animali, né vivi né morti – commenta – gli uomini della Forestale sono stati gentili, ma resto dell’opinione

che non si possa gettare veleno su un’area protetta. Il mio sospetto è, inoltre, che non potendo raggiungere le zone più impervie dell’isola abbiamo solo una visione parziale. Non si può escludere che le carcasse si nascondano proprio in quelle aree».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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