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Tomba di una strega torna alla luce vicino a San Cerbone

 PIOMBINO. Nella terra consacrata di San Cerbone nuovo riposa da secoli una strega. A pochi metri di distanza c'è un'altra signora un po' particolare, una meretrice.  Tante le storie che racconta l'indagine archeologica della cappella di San Cerbone nuovo, a Baratti.  Qui al lavoro anche in questi giorni sull'archeologia funeraria di un insediamento medievale - prima del tutto sconosciuto - archeologi e antropologi dell'Università dell'Aquila, cercano di battere sul tempo l'erosione del mare che rischia di farci smarrire le nostre radici (oltre a portare via la cappellina). Lo studio è condotto dal 2006 da Fabio Redi, cattedra di archeologia medievale dell'università dell'Aquila, in collaborazione con Andrea Camilli della Soprintendenza e col finanziamento delle Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno più il contributo dell'Associazione culturale Amici di Populonia.  «Le inumazioni risalgono tutte e due al periodo che va dalla fine del 1200 ad inizio del 1300 - spiega l'archeologo Alfonso Forgione, sullo scavo - La "strega" è stata trovata a ridosso della sezione limite dell'area, ma il cimitero in origine andava bel al di là della strada. La donna di età tra i 20 e i 30 anni era in una fossa rettangolare, senza sarcofago. Seppellita con 7 chiodi ricurvi in bocca, inseriti dopo la morte, e attorno allo scheletro circa 13 chiodi infissi nel terreno, molto probabilmente utilizzati per inchiodare le vesti».  Da qui il termine "strega"?  «"Strega" sì o no - risponde Forgione - Non è ancora ben chiaro come venivano seppellite all'epoca. Però avere chiodi in bocca e attorno, pur senza cassa di legno... ne fa una sepoltura anomala. Possiamo ipotizzare un rito non beneagurante. Al contrario delle monete che servivano per il trapasso, utilizzate ancora oggi per Caronte come reminiscenza di culti pagani. Ecco, per lei si può parlare dei revenant, in francesismo arcaico, quelli che tornano, cosa che andava impedita. Pur senza certezze - sottolinea - si tratta di un rito, una sorta di esorcismo, una malediazione un tentativo nato dalla volontà di impedire alla donna di pronunciare sortilegi e di tornare in vita».  Poi la "escort" medievale. «Sepolta a terra - prosegue Forgione - insieme a un sacchetto di pelle con, all'interno, 17-18 dadi in osso: sappiamo solo che questo tipo di gioco era vietato alle donne. Ed anche in questo caso il significato è preciso, un segno di condanna». Comunque le due donne, pur "diverse", dovevano
far parte di famiglie influenti, magari artigiani o pescatori, ma comunque di peso nella comunità tanto da riuscire a portarle così vicine alla chiesa medievale a cui era affidata - allora come oggi - la massima cura delle anime.

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