PIOMBINO. La notizia dell'accordo è in una lettera in busta chiusa, arrivata nell'ufficio romano del sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia. Dentro, in poche righe, c'è la decisione degli istituti di credito che per mesi hanno tenuto i lavoratori della Lucchini col fiato sospeso. Poi la tensione si scioglie e la notizia dell'ok al piano di ristrutturazione rimbalza sulla pagina Facebook del sindaco, per poi raggiungere i sindacalisti che ancora aspettano l'inizio della riunione seduti sui divani nello stanzone del Ministero. La trattativa estenuante con gli istituti di credito ha finalmente avuto un esito positivo. «Sono stati i giorni più duri di questi anni». Il commento del sindaco Gianni Anselmi rende bene l'idea della tensione vissuta nell'ultima fase della trattativa. L'accordo prevede il congelamento del 100% del debito, pari a 770 milioni, e un rifinanziamento di cassa pari a 78 milioni di prestito ponte - e non 80 - e 48 milioni di lettere di cassa, ben 12 milioni in meno rispetto a quanto ipotizzato negli ultimi giorni. L'intesa è un passo importante, perché garantisce allo stabilimento la liquidità necessaria per andare avanti, sebbene non cancelli i problemi legati alle prospettive del Gruppo Lucchini. Ma il commissariamento, lo spauracchio di questi giorni, è scacciato e chi ha partecipato al tavolo di ieri ne è uscito con soddisfazione e una fiducia rinnovata. «L'accordo chiude una fase problematica - commentano a caldo Fim, Fiom e Uilm - ci dà il respiro per andare avanti. Ora si apre una fase nuova, in cui si dovrà decidere il futuro del polo siderurgico di Piombino». La mobilitazione intrapresa dai sindacati in questi giorni ha sortito un effetto. Domani in consiglio di fabbrica i delegati saranno informati sul risultato ottenuto a Roma. «E' grazie alle lotte dei lavoratori e all'impegno delle istituzioni - commenta il segretario provinciale Fiom, Luciano Gabrielli - che si sono convinte le banche a credere nel progetto Lucchini». Soddisfazione simile a quella dell'assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini, presente al tavolo di Roma col sindaco Anselmi e il presidente della Provincia Giorgio Kutufà, che sottolinea l'importanza della firma, indispensabile a evitare l'amministrazione straordinaria. «L'accordo di oggi è una buona notizia prima di tutto per i lavoratori dello stabilimento, ma anche per l'economia toscana e per il futuro della siderurgia - spiega Simoncini - ora si tratta di proseguire il confronto per il rilancio della Lucchini». «Il rifinanziamento è un risultato importante - aggiunge Kutufà - per il quale mi sono battuto pressando personalmente, con qualche risultato positivo, i vertici delle banche interessate». Un no delle banche avrebbe messo a rischio la tenuta di 3.200 dipendenti del gruppo. Lo ricorda Mario Ghini, segretario nazionale della Uilm: «Ovviamente - sostiene Ghini - non possiamo pensare che adesso tutto sia risolto, ma è necesario aprire fin da subito un confronto con l'azienda per un'analisi approfondita del piano industriale». Ma il passo di ieri fa in modo che, per la Lucchini, si possa nuovamente pensare a un futuro. «Chiaramente alcune incognite permangono - interviene il coordinatore provinciale Udc, Luigi Coppola - ma si può perlomeno continuare a sperare in una soluzione meno drammatica della vicenda». La notizia dell'ok delle banche in pochi minuti è arrivata fino in città. La mobilitazione degli ultimi giorni, gli scioperi, fino all'occupazione del silos dentro lo stabilimento da parte di tre operai, hanno lasciato il segno. Così come lo sciopero della fame di Mirko Lami (Fiom), iniziato giovedì scorso e terminato ieri, dopo la schiarita ottenuta dalle banche. «Non so cosa mangerò - scherza Lami mentre si trova davanti a un ristorante romano - spero che il mio gesto abbia dato un contributo alla lotta che ha visto protagonisti tutti i lavoratori Lucchini».
Luca Centini ALTRO SERVIZIO A PAGINA 10
07 luglio 2011