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La città perduta di Montemarciale è a Santa Lucia

PORTOFERRAIO. Da almeno due secoli storici, studiosi ed esperti di archeologia si chiedono dove sorgesse l'antica Montemarciale, il primo borgo medievale fortificato dell'isola, di cui gli elbani avevano totalmente perso memoria. Un mistero intorno al quale si sono cimentati in tanti senza però riuscire a mettere insieme le prove a sostegno delle proprie conclusioni. Oggi l'intuito e la passione di Silvestre Ferruzzi, architetto e esperto della storia isolana, sono riusciti a rispondere alla domanda su dove si trovava - e tutt'oggi si trova - esattamente "la città perduta". E forse con lui dobbiamo ringraziare Ansalotto, un antenato degli elbani contemporanei che nel 1260 donò all'Arcivescovato di Pisa, come era usuale per quei tempi, un falcone da caccia. Per la precisione Ansalottus de Ferraria de Montemarsiale de Ylba, come si legge nel documento (un atto notarile) ritrovato da Ferruzzi nell'archivio arcivescovile pisano. Insomma un residente del borgo fortificato - erroneamente indicato dagli storici del Settecento come "Fortezza di Lucèri" - di cui ancora oggi sono visibili i resti delle imponenti mura sul colle di Santa Lucia, sopra la zona umida di San Giovanni e in una posizione strategica che domina l'intero golfo di Portoferraio.  Già a partire dal 1815 lo storico Giuseppe Ninci scriveva che nessun elbano aveva mai sentito parlare del paese, e ipotizzava che esso sorgesse in un pianoro al di sopra del paese di Sant'Ilario. Secondo altri studiosi come Remigio Sabbadini e Romualdo Cardarelli, Montemarciale si trovava nei pressi di Procchio, sul Monte Castello: ipotesi da respingere secondo l'archeologo Michelangelo Zecchini, in quanto nel sito esisteva una fortezza etrusca che, a seguito della conquista romana dell'Elba, non fu più ricostruita. Solo nel 2000 un calzolaio elbano, esperto di storia e archeologia, Santino Valli, suggerisce che Montemarciale si trovi a Santa Lucia: una brillante intuizione a suo avviso confermata dall'esame dei resti delle mura ma che solo oggi viene confermata da una prova documentale, quella scoperta da Ferruzzi.  «La sommità del Colle di Santa Lucia - spiega Ferruzzi - è quasi perfettamente spianata, è interamente cinta da poderose mura di larghezza variabile tra 1 e 1,50 metri, realizzate con la tipica tecnica costruttiva medievale in bozze litiche cementate riscontrabile anche alla rocca del Volterraio. Il basamento di una verosimile torretta cilindrica, su cui svetta una croce ferrea del 1926, è visibile ancora oggi sul punto più orientale. Sulla piazzaforte sorge, almeno dal XVII secolo, la chiesetta intitolata a Santa Lucia corredata da un piccolo romitorio caduto in disuso nel 1776 a seguito di un editto granducale. In superficie si osservano frammenti di vasellame pisano in «maiolica arcaica» dipinta in verde (ossido di rame) e bruno (ossido di manganese), prodotto tra il 1220 e il 1350; e ancora, una gran quantità di conchiglie marine dei generi «Cardium» e «Murex», frammenti di vasellame prodotto a Montelupo tra il XV e il XVI secolo, tegole in ardesia per la copertura delle abitazioni, scorie di riduzione del ferro con residui di argilla refrattaria e mattoni dal notevole spessore».  Dai documenti storici di Montemarciale si sa che era abitato, intorno alla metà del 1300, da 12 famiglie, sei delle quali costantemente impegnate nella custodia dell'abitato e quindi delle mura. E di alcuni degli abitanti conosciamo anche i nomi: Donato Bandini, Bonavere Ildini, Nicolino Belforti, Leone Cei, Paolino Cei e Lemma Soffarelli.  Si conosce anche, da una supplica inviata all'Arcivescovato pisano nel 1350, il fatto che il villaggio andava via via spopolandosi a causa della sfavorevole posizione e della cattiva aria: insomma delle malattie provocate dalla vicinanza con la zona paludosa di San Giovanni. Luogo tuttora acquitrinoso che, secondo Silvestre Ferruzzi, motivò il nome stesso di Montemarciale (dal latino «marcidus», acquitrinoso). Dunque l'antico
borgo rimase disabitato e con il tempo venne completamente dimenticato. Oggi però a quelle possenti mura che dominano il golfo di Portoferraio è stato possibile dare un nome grazie alle ricerche di Ferruzzi validamente coadiuvate da Fausto Carpinacci, Gianmario Gentini, Luca Giusti e Daniela Sorìa.

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