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Un giovane ricercatore che è arrivato al top senza fuggire all'estero

Da San Vincenzo all'eccellenza della Sissa di Trieste dove studia i meccanismi del cervello umano

SAN VINCENZO. Ogni tanto, una bella storia. Una storia di sacrifici, volontà, passione. E di talento premiato. Il protagonista è Cristiano Crescentini, sanvincenzino di 31 anni, che non è fuggito all'estero - come invece succede a molti cervelli nostrani - ed è oggi fra i migliori neuroscienziati della Sissa (Scuola internazionale superiore di studi avanzati) di Trieste, uno dei centri scientifici d'eccellenza in Italia. In questi giorni è San Vincenzo, insieme alla sua compagna Laura Elia, 30 anni. Vivono a Udine, ma vengono ogni 2-3 mesi a San Vincenzo, dove vivono i genitori di Cristiano - Claudio Crescentini, ex caposervizio della Magona, e Tiziana Giannoni - e la sorella Veronica, 36 anni. «I miei genitori - dice il ricercatore - mi hanno lasciato sempre completa libertà di scelta, supportandomi in tutto».  La Sissa di Trieste, dove Cristiano è ricercatore, è salita recentemente alla ribalta grazie ai servizi realizzati dal giornalista Riccardo Iacona. Una scuola che ogni anno seleziona, attraverso duri esami, 60 persone (6 per ognuno dei 10 settori di studio) provenienti da tutto il mondo. Cristiano Crescentini vi è entrato nel 2004, dopo aver conseguito la laurea in psicologia sperimentale all'Università di Firenze, e vi ha brillantemente sostenuto la tesi di dottorato in neuroscienze, con un supervisore d'eccezione: il grande scienziato inglese Tim Shallice, uno dei fondatori della neuropsicologia mondiale.  Dopo il dottorato, Cristiano ha ricevuto un assegno di ricerca dalla Phillips - ma sempre legato alla Sissa - e sta svolgendo ricerca neuroscientifica anche nel reparto di risonanza magnetica dell'ospedale S. Maria della Misericordia di Udine. Alle sue spalle, mesi di studio e di lavoro in Inghilterra e Olanda e pubblicazioni nelle maggiori riviste scientifiche.  Cristiano studia in particolare il ragionamento, la produzione del linguaggio, la memoria, l'abilità di pianificazione nella vita quotidiana. «Attraverso i miei studi - dice Cristiano - cerco di capire come funziona il cervello umano ed i risvolti applicativi nella vita quotidiana».  Cristiano sa di essere fortunato. «Sono fortunato - dice - perché vengo pagato esclusivamente per fare ricerca da mattina a sera nel mio Paese. Ma conosco bene lo stato della ricerca in Italia, ed è un triste scenario. Si investe pochissimo, e siamo molto indietro rispetto al resto d'Europa, pur avendo molti centri d'eccellenza. Mentre all'estero la gente è cosciente del ruolo della ricerca nel miglioramento della qualità di vita di tutti, qui fare ricerca viene considerato spesso un passatempo ozioso. È su questo aspetto che bisogna agire».  Crescentini conclude con un messaggio ai giovani. «Bisogna impegnarsi sempre e nonostante gli ostacoli. Si dovrebbe cercare di non vedere
ottusamente la punta dell'iceberg, ma far capire che la ricerca serve al bene di tutti. È necessario questo e sono necessari maggiori stanziamenti pubblici e anche privati, come succede in molte altre nazioni».

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