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PORTO AZZURRO 1987

Quando Mario Tuti
capeggiò la rivolta

Il 25 agosto, sei carcerati armati di coltelli e pistole, capeggiati dal neofascista Mario Tuti, durante un tentativo

di evasione, presero in ostaggio una trentina di persone, fra le quali il direttore dell'istituto, e si barricarono nell'infermeria del penitenziario. Dopo aver resistito per sette giorni, il primo settembre i ribelli liberarono gli ultimi 28 ostaggi e si arresero senza spargimenti di sangue
PORTO AZZURRO. Il carcere di Porto Azzurro, sull' Isola d'Elba, dove ieri una quarantina di detenuti ha sequestrato per un paio di ore due agenti penitenziari, nel 1987 è stato teatro di una rivolta che durò una settimana e tenne l' Italia con il fiato sospeso.

Il 25 agosto, sei carcerati armati di coltelli e pistole, capeggiati dal neofascista Mario Tuti, durante un tentativo di evasione, presero in ostaggio una trentina di persone, fra le quali il direttore dell'istituto, e si barricarono nell'infermeria del penitenziario. Dopo aver resistito per sette giorni, il primo settembre, ufficialmente in seguito a un colloquio con un rappresentante di 'Amnesty International', i ribelli liberarono gli ultimi 28 ostaggi e si arresero, senza spargimenti di sangue.

La vicenda venne ricostruita 20 anni dopo da alcuni protagonisti, intervistati da Giovanni Minoli in una puntata del programma tv 'La Storia siamo noi'. Nicolò Amato, allora direttore generale degli istituti di pena, spiegò che la rivolta finì grazie a una trattativa sui benefici carcerari previsti dalla legge Gozzini, condotta ad oltranza dal Governo con i detenuti.

Ma Umberto Improta, all'epoca capo dei Nocs, nel libro-intervista "Lo sbirro", raccontò che gli insorti si arresero dopo un blitz di Gis e Nocs. L'intervento sarebbe poi stato taciuto per non pregiudicare le sorti della legge Gozzini.

Il Forte San Giacomo, costruito dagli spagnoli nel 1603 è diventato carcere dalla metà dell' '800. Fino a fine degli anni '80 la casa di reclusione ha ospitato detenuti ad alta pericolosità La struttura era particolarmente indicata per chi doveva scontare pene lunghe, grazie all'ampia possibilità di riabilitazione attraverso gli impieghi lavorativi dei reclusi, in qualità di addetti ai servizi (dalla cucina alla pulizia), falegnami, lavoratori del vetro, muratori per ristrutturare gli edifici del Forte, considerato di interesse storico.

Con il tempo il carcere ha accolto detenuti con pene più brevi. Adesso Forte San Giacomo è definito un carcere di media sicurezza e ospita detenuti con condanna definitiva. In tutto sono circa 320 le persone recluse a fronte di una capienza massima di 328, ma gli agenti sono 121, quando ne servirebbero, secondo i sindacati, almeno 208, e a giugno i detenuti arriveranno a 610.

Oltre a Mario Tuti, nel carcere sono stati reclusi altri personaggi divenuti famosi per gravi episodi di cronaca, tra questi il rapinatore
Pietro Cavallero, che a Porto Azzurro era chiamato 'il buon ladrone'. Sta ancora scontando la pena in questo carcere, ma da semilibero, Lorenzo Bozano, 'il biondino della spider rossa', condannato all' ergastolo per l' omicidio di Milena Sutter, 13 anni, avvenuto nel maggio del 1971 a Genova.

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