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Portoferraio, città ideale e inespugnabile

Ma a fine Cinquecento il Buontalenti costruì nuovi bastioni per la difesa da terra. Alla mostra allestita al De Laugier si ammirano le fortezze medicee in versione integrale in un dipinto

PORTOFERRAIO. Fortezze a prova di saraceno, griffate Bellucci e Camerini, gli architetti di Cosimo de' Medici. Non erano ancora trascorsi trent'anni dalla loro edificazione, nel 1548, che già nel Mediterraneo si narrava dell'impossibilità di espugnare Portoferraio dal mare. Troppo ben protetta, una progettazione ad alta tecnologia rinascimentale. La “Città ideale”, colta e spacciata come latinofona, voluta da Cosimo, funzionava bene anche dal punto di vista pratico. La Porta a Mare era l'unico ingresso consentito, per il resto il fronte sull'acqua era custodito da imponenti bastioni che avevano sortito, dopo poco tempo, un forte effetto dissuasivo nei confronti dei malintenzionati del mare. Il problema perciò poteva venire dal resto dell'isola. Anche i saraceni avrebbero potuto “prenderla alla larga” attaccando da altre località elbane. La Porta a Terra era difesa soltanto da una cinta di mura perciò, dopo la morte del Camerini, avvenuta nel 1570 proprio a Portoferraio, il suo successore, l'architetto Bernardo Buontalenti, si impegnò sul fronte di terra, costruendo nuovi bastioni. Fece tagliare l'istmo di Portoferraio e lo superfortificò con tre batterie di guardia: il Ponticello, la Pentola e Santa Fine.

E preparò l'interno della città a eventuali lunghi assedi. Depositi per la raccolta d'acqua e di cibo, una cellula di sicurezza con una autonomia a lungo termine. L'operazione si verificò molto azzeccata. Nel 1602 gli spagnoli avrebbero infatti fortificato Porto Longone, e sebbene fossero alleati della casata dei Medici, il loro artiglio sull'Elba non fu giudicato una mossa politically correct. Come potevano venire in amicizia se a 16 chilometri di distanza si affrettavano a tirare su bastioni altrettanto minacciosi? L'Elba si ritrovava ancora una volta al centro di vicende e tensioni internazionali. In mezzo alle due superpotenze, amiche ma con moderazione, vivacchiavano gli Appiani, principi di Piombino, sfrattati prima da Portoferraio, poi anche da Porto Longone, che rimanevano a guardare dal resto dell'isola senza però costituire un vero pericolo. Diciamo che il Buontalenti non si ispirò a loro quando progettò il fronte d'attacco solido e mascelluto.

Fedelmente riprodotte in una foto di un dipinto dei primi del Settecento, forse di pennello fiorentino, le fortezze medicee in versione integrale si possono ammirare nella mostra al De Laugier, aperta fino al 21 giugno, “La Darsena Medicea. Forza e splendore”, dove sono esposti anche altri dipinti sul tema, di artisti moderni e contemporanei.
Nel quadro dell'anonimo, acquistato dalla famiglia Pacini, il cui originale è esposto nella Pinacoteca Foresiana di Portoferraio, si distinguono nettissimi anche altri particolari della Città. Ben delineato l'arsenale delle Galeazze, il palazzo della Biscotteria, la chiesa di San Salvatore, poi trasformata in caserma De Laugier. Sono ben visibili i 4 mulini che danno il nome alla zona della palazzina napoleonica. Altro particolare, dalla precisione quasi fiamminga,
sono le porte delle botteghe, con le finestre laterali, in cui venivano esposte le merci.
La mostra propone la darsena dipinta in mille modi, a partire dalla metà del Cinquecento ad oggi, fino alle prospettive improbabili ed i piani sfalsati inondati di luce blu, di Marcello D'arco.

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