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Spacciava eroina ai margini del grande parco di Villa Ankuri a Montecatini

Richiedente asilo nigeriano nascondeva 25 ovuli all’interno dell’intestino: “scoperti” grazie a una radiografia

MASSA COZZILE

Lo tenevano d'occhio da giugno, dopo alcune segnalazioni di cittadini e informatori. Al momento opportuno (lunedì 3 settembre), hanno agito: lo spacciatore – Kelvin Godwin, 37 anni, nigeriano, richiedente asilo con domicilio in una casa di accoglienza di Cremona – sceso dal pullman di linea che proveniva da Pescia, era appena salito sull'auto di un suo cliente, sarebbero andati in un luogo appartato per lo scambio di contanti ed eroina. Le volanti hanno accerchiato il mezzo, gli ...

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MASSA COZZILE

Lo tenevano d'occhio da giugno, dopo alcune segnalazioni di cittadini e informatori. Al momento opportuno (lunedì 3 settembre), hanno agito: lo spacciatore – Kelvin Godwin, 37 anni, nigeriano, richiedente asilo con domicilio in una casa di accoglienza di Cremona – sceso dal pullman di linea che proveniva da Pescia, era appena salito sull'auto di un suo cliente, sarebbero andati in un luogo appartato per lo scambio di contanti ed eroina. Le volanti hanno accerchiato il mezzo, gli uomini della squadra di polizia giudiziaria del commissariato cittadino, diretto dal vicequestore Mara Ferasin, hanno bloccato tutte le possibili vie di fuga. Il pusher non ha avuto scampo: con sé aveva un cellulare – «che non smetteva di squillare», come sottolinea l'ispettore superiore Franco Gigliotti, che ha coordinato l'operazione – e circa 250 euro in banconote di piccola taglia. Niente droga indosso.

Ma gli investigatori sapevano di non aver fatto un buco nell'acqua: a provare che fosse uno spacciatore c'erano gli appostamenti, le riprese video e fotografiche. Dal luogo del fermo – avvenuto all'inizio di via Falciano, non lontano dalla rotatoria di via Lucchese, tra i comuni di Buggiano e Massa Cozzile, ai margini del parco di Villa Ankuri – l'indiziato è stato trasportato al pronto soccorso dell'ospedale di Pescia, per essere sottoposto a Tac.



La radiografia “permetteva di verificare la presenza di corpi estranei all'interno dell'intestino retto”, si legge sull'informativa. «Non ingeriti, ma inseriti: i nigeriani hanno perfezionato una particolare tecnica che gli consente di tenere nel corpo ed espellere il quantitativo a loro piacimento», spiegano gli agenti, per l'occasione assistiti dalla dirigente del commissariato di Pescia, vicequestore Floriana Gesmundo. I lassativi somministrati al 37enne hanno fatto il resto. Risultato: dal corpo dell'uomo sono usciti 25 ovuli termosaldati, equivalenti a 65 grammi di eroina e circa 350 dosi. Un quantitativo che in denaro è pari più o meno a 10.000 euro.

Lunedì sera dunque – su disposizione del pm di turno, dottor Luigi Boccia – la formalizzazione dell'arresto per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e il trasferimento nel carcere di Pistoia.

Un altro cittadino nigeriano che finisce in manette. Una banda che continua a perdere i suoi pezzi: in questo senso si rivolgono ora le indagini della polizia, e anche nel risalire all'organizzazione che rifornisce di droga questi pusher da strada.

Solo nell'aprile scorso le forze dell'ordine si sono rese protagoniste di otto arresti in Valdinievole: l'indagine “Black spring” portò a galla un giro di spaccio tra la zona dell'Esselunga e via Marruota, la stazione grande di piazza Italia, lungo l'argine del fiume a Pescia, ma anche a Margine Coperta tra la chiesa e l'area scolastica di via Verdi. A distanza di qualche mese gli uomini del commissariato di viale Puccini liberano un'altra piazza dove veniva venduto lo stupefacente, conosciuta da decine e decine di tossicodipendenti, la maggior parte dei quali già in cura al Sert di via San Marco, come appurato dai rilievi.

Un parco, quello di Villa Ankuri, frequentato dagli amanti del footing e delle camminate, e da chi porta a spasso il cane. Tra la boscaglia, negli angoli più isolati e nascosti, c'era uno spacciatore che “lavorava” dalla mattina alla sera, con numerosi clienti. Da qualche giorno è rinchiuso in una cella. —