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il personaggio 

I suoi libri si vendono a migliaia ma a Chiesina tutti lo snobbano

Bruno Magrini, lo scrittore degli strafalcioni ospedalieri famoso in mezza Toscana parla del difficile rapporto con i suoi compaesani

CHIESINA Uzzanese

Ci sono il pizzaiolo “Baracca”, il “dottorino”, Elio “acquafresca”, il fotografo Doriano... Personaggi di paese, condannati all’anonimato fuori dal contesto della vita di provincia di cui sono protagonisti, ma resi “eterni” da chi ne fa oggetto della sua ispirazione. Così accade a Bruno Magrini, classe ’72, chiesinese doc, o, come ama definirsi lui, “un figlio del popolo” cresciuto nella Ruga, dove nascono le trame dei suoi racconti.

«Per chi come me è nato nella Ruga – ci racconta – quella strada è una specie di teatro ioneschiano, ovvero il teatro dell’assurdo, è come Spoon River di Edgar Lee Master, vi si muovono personaggi un po’ sopra le righe che di quel posto scrivono la storia, plasmandone l’identità».

Eppure Bruno Magrini, che a quei luoghi e a quei personaggi costantemente si ispira, a Chiesina da sempre è “snobbato”. E dire che i suoi libri vendono. “Pronto, dottore? Ho un dolore intercostiero. Il meglio dai centralini ospedalieri toscani” pubblicato da Sarnus ha venduto 20.000 copie. La riedizione, “Pronto dottore? Ho un golden retwetter” pure vanta un discreto successo. Le sue pubblicazioni suscitano interesse in varie parti della Toscana, Chiesina esclusa. Come mai? È la solita storia di “nemo propheta in patria...”? Bruno Magrini non si spiega perché l’amore per il suo paese possa essere ricambiato con tanta indifferenza. Forse perché lui fa parte di quella categoria di persone che non si sentono allineate con un certo modo convenzionale di vedere il mondo e l’originalità, quella vera, sovente viene scambiata per qualcos’altro.

«Anche se scrivo di fantascienza mi rifaccio sempre a storie e personaggi della mia infanzia – dice – Non scrivo per farcela, mi piace raccontare storie. Tutti abbiamo qualcosa da raccontare, per me è sempre stato terapeutico,

scrivere mi ha salvato dall’emarginazione».

Magrini ha scritto anche una serie di racconti confluiti ne “La dittatura del respiro”, testi teatrali, “Goog bye Kareggi”, un cult per l’ospedale fiorentino. E ha ricevuto numerosi premi letterari. —

M.S.

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