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Airbnb, oltre mille posti letto Tassa di soggiorno dal 2019

Il mercato delle locazioni brevi dei privati si allarga: 300 stanze o case su internet Grazie all’accordo con l’Anci, dall’anno prossimo pagheranno l’imposta ai Comuni

Montecatini

Oltre 300 soluzioni abitative. Una capacità ricettiva che supera i mille posti letto a un costo tra i 20 e gli 80 euro a notte. Più della metà sempre occupati in quella che un tempo si chiamava alta stagione. Un flusso turistico che in parte sfugge alle statistiche, sebbene sia frutto di un’attività legale. È il fenomeno Airbnb, il più famoso dei siti internet specializzati nelle locazioni brevi. Un’opportunità opolare tra viaggiatori di passaggio, lavoratori e tanti turisti. Una soluzione che ha conquistato anche Montecatini e i comuni limitrofi, ma che fa arrabbiare non poco gli albergatori. Infatti, se i guadagni generati dalle locazioni brevi vanno dichiarati in denuncia dei redditi dal privato che affitta, la tanto discussa tassa di soggiorno non sarà applicata prima del 2019 e per farlo occorre che i Comuni adeguino le loro normative.



In tutta la zona termale, le camere o case per affitti brevi su Airbnb sono più di 300. Nella sola Montecatini sono circa 75, le restanti sono tra Pieve a Nievole, Monsummano, Massa e Cozzile, Chiesina Uzzanese e Buggiano. Si tratta di camere da uno o più posti letto, ma sono presenti anche intere case, alcune con piscina e vista mozzafiato sulla Valdinievole. Tra gli annunci si può trovare anche quello di qualche hotel e qualche classico B&b, ma la maggioranza sono affitti privati. Calcolare la redditività non è semplice: si va da un potenziale di 598 euro mensili con un posto letto in stanza privata a 947 euro con 5 posti.



Per ogni soggiorno Airbnb, come gli altri siti, rilascia una fattura all’affittuario e al locatore. Chi decide di dormire in una casa privata anziché in un hotel, sceglie sul sito l’alloggio e salda con carta di credito il soggiorno e le eventuali spese per pulizie e biancheria. Il viaggiatore non paga mai direttamente a chi lo ospita. È Airbnb a regolare il conto col locatore attraverso dei bonifici cui corrispondono altrettante fatture.



Si tratta dunque di un mercato noto al fisco italiano. Certo resta la polemica sul fatto che Airbnb abbia sede legale a Dublino. Ma il privato che decide di affittare una stanza o una casa è tenuto a dichiarare i redditi generati e può anche applicare la cedolare secca del 21% ed è soggetto a controlli. Dal 1° giugno 2017, infatti, è stata introdotta un’apposita disciplina fiscale per le “locazioni brevi”, cioè le locazioni di immobili ad uso abitativo, situati in Italia, la cui durata non supera i 30 giorni, stipulati da persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa.



Eventuali casi di evasione sono da collegarsi a responsabilità dei privati, ma resta qualcosa che sfugge al fisco. O meglio alle casse dei Comuni. Al contrario di chi è ospitato in un hotel, gli ospiti delle case private non versano la tassa di soggiorno. Il pagamento è previsto da un accordo tra l’Anci Toscana e le principali piattaforme

online: a partire dal 2019 gli ospiti di queste strutture saranno tenute al pagamento. Perché avvenga occorre che i Comuni si adeguino, in particolare cancellando eventuali distinzioni tra alta e bassa stagione ma rischiando nuove polemiche con gli albergatori. —



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