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Terme, stop al bando di vendita delle azioni: privati interessati alla gestione

Montecatini, la società pubblica manterrebbe Tettuccio e Redi. Leopoldine, Tamerici e Grocco gli stabilimenti da alienare

MONTECATINI

Slitta ancora, stavolta al 28 settembre, la pubblicazione del bando di vendita delle quote societarie delle Terme da parte della Regione. Ma ora si sa che è una manovra per prendere tempo, perché l’attenzione si sposta su quello che da tempo definiamo il “piano B”, che ora assume contorni più definiti e la “compartecipazione” di più soggetti: Invimit (fondo pubblico d’investimento), terme di Baden Baden (società Kannevischer), gruppo Quadrio Curzio (ma non è tramontata neanche l’ipotesi del produttore cinematografico Francis Van Buren).

Nomi che non sono usciti ufficialmente ieri in consiglio regionale – dove si è discusso l’aggiornamento del Defr – ma che possono andare tranquillamente a riempire quelle caselle cui ha fatto riferimento in aula l’assessore regionale al bilancio Vittorio Bugli: «Ci sono due soggetti interessati all’acquisto di immobili termali e uno che ha chiesto la concessione delle Leopoldine con l’impegno di portare a termine gli investimenti». E ribadiamo: acquisto di immobili termali e non più, quindi, di quote societarie (il piano A).

Anzi, quest’ultima ipotesi potrebbe rivelarsi pericolosa al buon esito dell’altra. Pertanto, ha spiegato Bugli, «dato che aprire un bando di vendita delle quote potrebbe farci perdere occasioni di trattativa, abbiamo deciso di rimandare a settembre l’eventuale pubblicazione del bando: un tempo utile e ragionevole per consentire alla società di verificare la consistenza degli interlocutori (che comunque sembrano essere seri) e la fattibilità di questo percorso. Dopodiché sarebbe auspicabile un nuovo passaggio in consiglio o in commissione».

Dall’intervento di Bugli si apprende inoltre che la famosa transazione con Unipol (derivante da un contenzioso risalente alla vecchia privatizzazione ascolana) porterà nelle casse di viale Verdi 5,5 milioni di euro, che sommati ai 3,5 dell’acquisto della Palazzina regia da parte del Comune consentiranno introiti straordinari, un Mol (finalmente) in pareggio e una più importante “aggressione dei debiti”.

A Firenze non sono stati fatti nomi precisi su quali immobili verrebbero alienati dalle Terme, ma secondo quanto da noi raccolto sarebbero tre gli stabilimenti sui quali si sono concentrate le attenzioni dei potenziali acquirenti e pronti quindi a finire sul mercato: Leopoldine, Tamerici e Grocco. Una sorta di “cittadella” termale che creerebbe quindi un continuum di strutture adiacenti in pineta.

Il gruppo interessato invece alla gestione (Qc) ha concentrato le proprie attenzioni sulle Leopoldine, con probabile scomputo del canone di locazione (che si presume di lunga durata) a fronte della conclusione

dei lavori.

Tettuccio e Redi, ovvero la parte curativa e riabilitativa del termalismo montecatinese, resterebbero infine in mano pubblica e, con le entrate straordinarie derivanti dalle vendite, consentirebbero la prosecuzione dell’attività della società Terme. —



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