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Sei anni di reclusione all'allenatore che abusava la sua allieva tredicenne

Condannato per violenza sessuale pluriaggravata il coach della Valdinievole

MONTECATINI. Dalla primavera precedente la ragazzina appariva ombrosa, intristita. E ad ogni tentativo di conoscere il perché di quello stato d’animo, non faceva che chiudersi ancora di più in sé stessa. La verità i genitori l’avevano poi scoperta dal cellulare e dal pc della figlia 13enne: messaggi, a decine, dal significato esplicito, scambiati con il suo allenatore ultrasessantenne.

Con l’accusa di violenza sessuale pluriaggravata, l’uomo – che sedeva sulla panchina di una squadra giovanile femminile della Valdinievole – è stato arrestato il 23 settembre dalla Squadra mobile, al termine di un’indagine lampo. Ieri la sentenza del gup del tribunale di Pistoia. Processato con il rito abbreviato, l’imputato (di cui non scriviamo le generalità per non rendere identificabile la giovane vittima) è stato condannato a 6 anni e 2 mesi di reclusione.

Il giudice dell’udienza preliminare Luca Gaspari lo ha inoltre condannato alla pena accessoria dell’interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori. Stabilito anche, in vista del risarcimento del danno in sede civile, il pagamento di una provvisionale di 80.000 euro alla giovanissima parte offesa e di 15.000 euro ciascuno ai due genitori, costituitisi parte civile nel processo.

«Certo, quello che è avvenuto non è risarcibile, si tratta di un danno enorme, non quantificabile – spiega l’avvocato della famiglia, Claudio Del Rosso – ma dal punto tecnico-giuridico siamo soddisfatti della sentenza, ineccepibile. Soprattutto per la condanna all’interdizione perpetua, che impedirà per sempre al condannato di avere a che fare con dei minori. Una persona molto intelligente, insospettabile, e per questo pericolosa».

Prima del processo, l’ormai ex allenatore professionista, ammesse le sue responsabilità, aveva fatto un’offerta di risarcimento – seppur minima – accettata dalla famiglia come acconto dell’importo che sarà in futuro stabilito dal giudice.

Era stata la madre, allertata da un rapporto particolarmente conflittuale con la figlia, a rivolgersi ad una psicoterapeuta – la dottoressa Maria Erminia Mazza – per cerare di capire cosa stesse accadendo. Le aveva raccontato che la ragazzina aveva una corrispondenza molto fitta con il suo allenatore, e la dottoressa l’aveva messa in guardia: era un rapporto – anche se all’apparenza innocente – in qualche modo squilibrato; in qualità di educatore, il coach avrebbe dovuto parlare prima con i genitori e non direttamente con lei. Nella donna e in suo marito erano a quel punto cresciuti dei dubbi allarmanti. E avevano telefonato all’avvocato, Claudio Del Rosso. Che, fatto un primo controllo sul computer e sul cellulare della 13enne, aveva scoperto la verità. Rivolgendosi immediatamente all’ufficio minori della questura di Pistoia. In appena otto giorni la Squadra mobile di Pistoia, coordinata dal sostituto procuratore Luigi Boccia, aveva raccolto le prove necessarie per far scattare le manette ai polsi dell’allenatore.

I messaggi sulla chat telefonica della ragazzina avevano portato alla

luce gli abusi sfociati in rapporti sessuali non completi. Ammessi poi dallo stesso allenatore, che dal 23 settembre si trova in carcere per violenza sessuale: per legge il sesso con un minore di 14 anni non è punibile solo se la differenza di età non è superiore ai tre anni.
 

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