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Trappole per i gatti dei vicini: a giudizio

Marliana: coppia perseguitata per quattro anni dal giorno del trasloco nella nuova casa fra minacce, offese e lanci di sassi

MARLIANA. Sassi contro le persiane, canzoncine offensive, sputi, minacce, bottiglie di birra vuote e cicche di sigaretta nel giardino, fotografie e una videocamera puntata verso le loro finestre. E poi quelle trappole piazzate in corrispondenza dei piccoli buchi nella rete di recinzione, per far sì che quei “maledetti gatti” la smettessero finalmente di far danni nella sua proprietà: lacci di fil di ferro in cui uno degli animali era alla fine rimasto accalappiato, rischiando di morire strangolato. Insomma, un crescendo di persecuzioni contro la malcapitata coppia di vicini di casa, iniziati fin dal giorno del trasloco e andati avanti per quattro anni. Ma per i quali, alla fine, il 43enne stalker marlianese è stato chiamato a pagare il conto davanti alla giustizia.

L’uomo, che vive sulle colline di Marliana (non ne scriviamo le generalità per non rendere identificabili le sue vittime, che in questo caso sono i vicini con lui confinanti), l’altra mattina è stato rinviato a giudizio dal gup di Pistoia Maria Elena Mele. Difeso dall’avvocato Giuseppe Roscitano, sarà processato il 14 giugno prossimo, accusato del reato di atti persecutori.

Riassunti, oltre che nel capo di imputazione stilato dalla procura al termine delle indagini, anche nel documento con cui, attraverso la loro avvocata Francesca Fagnoni, marito e moglie si sono costituiti parte civile. E che riassume anche le varie denunce presentate via via ai carabinieri, preoccupati dall’atteggiamento sempre più minaccioso e aggressivo del loro vicino di casa. Tanto che ormai, i due non avevano più il coraggio di uscire nel proprio giardino nella parte confinante con quella dell’uomo che, non appena si accorgeva della loro presenza (in particolare quando la donna era da sola) cominciava a intonare a squarciagola canzoncine offensive, o a maledire, bestemmiare e minacciare, magari facendo finta di telefonare o parlando col figlioletto, «gli animali schifosi peggio dei maiali» che vivevano vicino a loro, e che lui «sapeva bene come fare con loro: vanno torturati bene bene e poi sgozzati... Prima o poi il babbo te lo insegna come fare».

Dal giugno 2102 al giugno 2016, quattro anni di ansia continua: la donna era dovuta andare in cura da uno psichiatra ed era stata costretta ad assumere degli antidepressivi.

A inizio giugno 2016, dopo mesi di minacce nei confronti dei gatti della coppia, colpevoli, a suo dire, delle buche trovate nel suo giardino, il vicino stalker era passato alle vie di fatto. «La mattina del 9 sentivo un debolissimo miagolio – racconta la donna nell’esposto – e scoprivo che uno dei nostri gatti era intrappolato in un laccio posto accanto a una buca sotto la rete di confine che il vicino mi aveva segnalato pochi giorni prima. Il fio era talmente penetrato nella cute dell’animale che non riusciva neppure a vedere».

A quel punto la donna aveva tagliato il filo e aveva chiesto aiuto al compagno, che era al lavoro. E insieme avevano portato il gatto dal veterinario, che gli aveva tolto il cappio, fatto con un filo di ferro verde da recinzioni. Immediatamente la coppia aveva telefonato ai carabinieri di Marliana. Per poi, tornati a casa, effettuare un’ispezione in giardino:

lungo la rete, in corrispondenza di un’altra buca, aveva trovato un altro laccio. Che la mattina dopo avevano provveduto a togliere, scoprendo però che nel punto in cui il loro gatto era rimasto intrappolato il vicino di casa ne aveva prontamente piazzato un altro.

 

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