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«Liquidazione? Mi sono opposto fino alla morte»

«Liquidazione? Mi sono opposto fino alla morte»

Drammatico racconto in commissione partecipate dell’amministratore uscente delle Terme di Montecatini 

MONTECATINI. Una liquidazione concorsuale contro la quale si è battuto «fino alla morte e contro tutti». Anche a dispetto del fatto che lui ha praticamente navigato a vista (e in acque a dir poco tempestose), in quanto ignaro di un progetto più ampio che «speriamo possa invece conoscere il mio successore». Colui cioè che ne prenderà il posto alla guida delle Terme in quanto (si viene ora a sapere) le sue idee non sono probabilmente più «compatibili con quelle del socio di maggioranza».

È un addio condito da diversi sassolini tolti dalle scarpe quello dell’ormai (quasi) ex amministratore unico Carlo Brogioni (verso fine mese gli subentrerà il pesciatino Alessandro Michelotti), che è andato in scena lunedì 8 dicembre in Commissione società partecipate (la prima presieduta da Andrea Quaranta), dove ha inoltre comunicato che l’accordo transattivo con Unipol è vicino a essere trovato a una cifra che oscilla tra i 5 e i 6 milioni di euro. E dove l’intero schieramento consiliare ha gettato le basi per una mozione trasversale nella quale avanzare precise richieste alla Regione in sede di predisposizione del bando di vendita delle quote azionarie della società.

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Fallimento? Giammai. Brogioni ha ripercorso quest’ultimo anno alla guida delle Terme definendolo il più sofferto di tutta la sua vita. Ha parlato del lungo travaglio che ha portato i soci ad approvare il bilancio 2016 solo negli ultimi giorni dello scorso anno. Un documento con un rosso da 5,3 milioni, ma edulcorato da una svalutazione da 2,8 milioni della partecipata Gestioni Complementari (complesso Torretta). Ciononostante, dice Brogioni, «io ho assicurato la continuità aziendale anziché ricorrere alla liquidazione concorsuale: sono sempre stato contrario a portare i libri in tribunale, perché questo avrebbe creato problemi economici a tutta la città e più che dimezzato il valore del patrimonio immobiliare della società».

Transazione verso la salvezza. E quella continuità aziendale cui fa riferimento l’Au è da ricercare soprattutto in due eventi di natura straordinaria: la vendita della Palazzina Regia al Comune (3,3 milioni di euro, dai quali ne saranno subito sottratti 1,2 per pagare le banche creditrici) e l’accordo transattivo con Unipol. Quest’ultima vicenda risale addirittura alla privatizzazione “ascolana”. «Gli affittuari – spiega Brogioni – si impegnarono a portare a termine taluni investimenti avendo come garanzia una polizza fidejussoria da 8,7 milioni (diventati 10 con gli interessi) che, grazie alla sentenza favorevole della Corte d’appello di Firenze, andremo a incassare». Ma chissà quando, dato che potrebbe esserci un ulteriore ricorso da parte della compagnia assicurativa. «Per questo – dice ancora l’Au – la soluzione transattiva è quella più probabile. All’inizio Unipol ci ha comunicato che ci avrebbe concesso 2 milioni, che non abbiamo ovviamente accettato; poi ha parlato di 4-4,5 e in un ultimo contatto ci ha offerto 5-5,5 milioni per chiudere la vicenda. Ora ci sono davvero le condizioni per arrivare a una soluzione concordata».

Ma serve un progetto. Quindi, se tutte le caselle dovessero andare al loro posto (e sembra che siano sul punto di farlo), le Terme potrebbero affrontare il 2018 “ricche” di circa 9 milioni di euro. «Ma non è sufficiente – ammonisce Brogioni – e si deve intervenire sulla gestione caratteristica. Se la società continua a produrre perdite importanti ogni anno, anche questi soldi finiranno in breve tempo. Io ho provato a più riprese a chiedere qual era il progetto: speriamo che lo possa almeno conoscere il mio successore, che conosco per averci già collaborato in una commissione a Firenze negli anni ’90».

Un progetto che, al momento, però non contempla più il completamento delle Leopoldine: «Il piano d’investimento sullo stabilimento è stato congelato anche a fronte del bando di vendita della partecipazione da parte della Regione», spiega Brogioni. E il vicesindaco Ennio Rucco conferma: «Se entrano soldi, vanno ai creditori, non alle Leopoldine».

«E comunque io – dice ancora Brogioni – le idee su cosa fare le avevo chiare, ma se non ci sono le risorse…».

Una relazione “cattiva”. È così che Quaranta definisce quanto scritto dal collegio sindacale. «Il mio pensiero – replica Brogioni – non è in linea con quello dei revisori. Capisco il loro interesse nel volersi limitare le responsabilità, ma io preferisco invece assumermele. Anche sul dover portare i libri in tribunale non la vediamo allo stesso modo: io quella strada, lo ripeto, non l’ho voluta percorrere. Sono un esperto di diritto fallimentare, ma ho gestito il mio lavoro con la mentalità della levatrice, piuttosto che con quella del becchino».

“Sassolino” Regione. E anche con Firenze, stando alle sue parole, non deve essere filato tutto liscio, almeno negli ultimi tempi. «Se il socio di maggioranza ha ritenuto di dovermi sostituire (e finora si era invece parlato di dimissioni volontarie, ndr) e di affidarsi a un nuovo soggetto, significa che ha idee non compatibili con le mie e non condivide il mio modo di pensare. In definitiva, non è scattato il meccanismo di collaborazione tra la proprietà e il soggetto esecutore».

Ma allora, chiede Quaranta, «era la Regione a voler portare i libri in tribunale? Lo chiederemo anche all’assessore di riferimento che convocheremo alla prossima commissione».

«Me lo sono domandato anch’io – risponde Brogioni – ma alla fine penso di no: se avesse voluto farlo, quale migliore momento di questo? E invece sta predisponendo un bando per la vendita delle quote».

«Non credo proprio che sia intenzione della Regione portare i libri in tribunale – conferma il vicesindaco Ennio Rucco – altrimenti avrebbe colto l’attuale momento propizio, per farlo. E invece non ho alcun segnale in questo senso da Firenze, in particolare dagli assessori Vittorio Bugli e Federica Fratoni che stanno seguendo da vicino la vicenda Terme (laddove il governatore Enrico Rossi non è presente, in questa fase)».
 

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