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Cibi marci nelle scuole e negli ospedali: tremila chili di carne sotto sequestro

Cattivo stato di conservazione e mancanza delle etichette per la tracciabilità: queste le motivazioni del provvedimento nei confronti dei prodotti della Alessio Carni a Monsummano

MONSUMMANO. Tre tonnellate di carne sono state poste sotto sequestro dai carabinieri del Nucleo antisofisticazioni e sanità di Firenze e affidate in custodia alla Alessio Carni che le terrà sigillate nelle proprie celle frigorifero nello stabilimento di via Francesca Sud in località Uggia a Monsummano.

Si tratta di un sequestro probatorio contro i vertici della stessa azienda che sono stati posti agli arresti domiciliari con le accuse di associazione per delinquere finalizzata all’inadempimento e frode nei contratti di pubbliche forniture, commercio di sostanze alimentari nocive e truffa nell’ambito dell’inchiesta denominata “Malacarne” . Secondo i carabinieri che hanno effettuato il sequestro, i tremila chilogrammi di carne sarebbero stati trovati in cattivo stato di conservazione e privi del tutto o in parte della etichettatura prevista per legge che ne permette la tracciabilità, oltre alla mancanza della relativa documentazione commerciale relativa all’acquisto. Elementi che, sempre secondo i carabinieri, dimostrerebbero che nello stabilimento della Alessio Carni avvenisse una vera e propria riscrittura della tracciabilità della carne. Ovvero ritrascrizione delle etichette con nuove scadenze, e altri livelli di qualità rispetto a quelli originali.

Operazione Malacarne, cibo avariato anche nelle mense scolastiche: la perquisizione alla Alessio Carni Distribuivano cibo avariato in almeno 30 mense di scuole e ospedali del centro e del nord Italia e in 13 caserme dell'Esercito e dell'aeronautica militare, di cui due all'estero. Per queste ragioni sono stati disposti gli arresti domiciliari per quattro responsabili di un'azienda pistoiese e per il commercialista della società. L'azienda è la Alessio Carni di Monsummano Terme - L'ARTICOLO

Una operazione che avrebbe permesso alla Alessio Carni che serve almeno 30 mense di scuole e ospedali del centro e del nord Italia, e 13 caserme dell’Esercito e dell’Aeronautica militare, di cui due all’estero, di fare ampi margini di profitto. Il sequestro delle tre tonnellate di carne in via probatorio, si associa al sequestro preventivo di oltre trecentomila euro sui conti correnti degli indagati come sequestro preventivo del profitto illecito che gli imprenditori avrebbero avuto commercializzando la sola carne bovina.

A difendere Bonello Parlanti, 76 anni residente a Viareggio, Alessio Parlanti, 49 anni, residente a Monsummano, Enrico Parlanti, 35 anni residente a Montecatini, Francesco Parlanti, 38 anni, residente a Larciano e il commercialista dell’azienda, Spartaco Capaccioli 51 anni, anche lui residente a Larciano, è l’avvocato Claudio Casciani che incontrerà il sostituto procuratore della Repubblica Claudio Curreli che conduce le indagini con la supervisione del procuratore capo, Paolo Canessa. «Tutti e cinque si sono rivolti a me per la loro difesa – dice l’avvocato Casciani – Ma dovrò valutare attentamente la situazione», lasciando intendere che presto potrebbe essere affiancato da qualche altro legale. «Per ora ho solo potuto parlare con i miei assistiti e non ho ancora tutta la documentazione per poter esprimere un giudizio su questa vicenda – continua Casciani – L’unica cosa che mi sento già di affermare è che un commercialista fa il commercialista. È un consulente e quindi il suo compito è quello di dare consigli su come preparare la documentazione per partecipare ad un bando e tenere la contabilità dell’azienda. Da qui a una collusione nell’associazione a delinquere proprio non ce la vedo. Inoltre voglio dire che ho già affrontato altri processi simili a Milano, Ancona, Siena e Forlì in cui l’accusa era di frode ad enti pubblici e si sono sempre risolti con l’assoluzione. Quindi sono fiducioso anche per questo caso».

«Aspetto di vedere quali sono gli altri elementi in mano alla procura, perché mi sembra strano che ci siano delle intercettazioni telefoniche – aggiunge l’avvocato Casciani – Non vengono contestati reati di corruzione o concussione, e la stessa associazione deve essere stata ipotizzata a fine indagine, quindi non capisco dove nasca la legittimità di intercettare i miei assistiti». Ma adesso sembra che la preoccupazione principale sia cercare di far andare avanti l’attività. «Con tutti i titolari agli arresti domiciliari, compreso il commercialista dell’azienda, l’attività è ferma e i dipendenti rischiano il posto di lavoro – continua Casciani – Ho chiesto alla giudice Maria Elena Mele di interrogare prima possibile i miei assistiti, così da verificare se ci sono gli estremi per consentire la rimessione in libertà».

E su questo punto, trapela dalla procura, che non c’è nessuna volontà di far chiudere l’azienda e far perdere il posto ai dipendenti «purché lavorino bene» e a livello giuridico lo strumento della procura potrebbe servire per fare un’assemblea e nominare un amministratore che possa seguire l’attività dell’Alessio Carni senza pregiudizio per i provvedimenti restrittivi. Da ricordare che la procura aveva chiesto l’arresto in carcere per i quattro titolari e per il commercialista, mentre il gip ha poi concesso i soli arresti domiciliari.

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