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Famiglia aggredita dai banditi al rientro a casa dal lavoro

Monsummano: padre, madre e figlio minorenne attesi da tre rapinatori. Dopo aver ferito l’uomo con il calcio della pistola si sono impossessati dei soldi fuggendo sulla loro auto

MONSUMMANO. Stavano rientrando a casa dal lavoro, assaporando già il meritato riposo dopo le fatiche giornaliere. Ma, non appena scesi dal loro Fiat Doblò, per Xifeng Hu, 43 anni, cittadino cinese residente a Monsummano, la moglie Sanmei Chen, 42 anni e il figlio tredicenne, l’incubo ha preso la forma di tre individui incappucciati. Che li hanno minacciati e poi derubati, arrivando anche a colpire alla testa il capofamiglia con il calcio di una pistola.

Una rapina, quella di domenica 8 ottobre, che ha sconvolto la tranquillità della famiglia cinese. Xifeng lavora come dipendente nel negozio di abbigliamento e articoli da regalo “Oltre Shop” di via Romana a Chiesina Uzzanese, di cui è titolare un nipote trentenne. E, domenica sera, aveva terminato il suo turno di lavoro, quando, con la moglie e il figlio minorenne, intorno alle 20, sono usciti dall’attività commerciale per salire a bordo del loro Fiat Doblò e avviarsi così verso casa, in via De Nicola, a Monsummano. Ma qualcuno, di nascosto, nei giorni precedenti alla rapina, deve aver studiato tutti i loro movimenti. La famiglia, alle 20,20 circa, ha posteggiato il veicolo, come fa di solito, nel parcheggio di via Indipendenza; ma questa volta, ad aspettarli, c’erano tre malviventi, vestiti di nero e con i volti coperti da passamontagna che, di corsa, si sono avvicinati. Secondo il racconto dell’uomo, uno dei tre impugnava una pistola, che gli ha puntato contro.

E, a quel punto, ha avuto inizio la violenza. Uno dei rapinatori – alto circa un metro e 80 – ha colpito Xifeng con il calcio dell’arma, prima sulla parte destra del viso e poi alla nuca, strappandogli dalle mani il borsello che, in tutto quel trambusto, non aveva mai abbandonato. Ma il malvivente, non contento, voleva altro. Ripeteva con insistenza le parole “chiavi, chiavi”, ha raccontato Xifeng. Non è stato difficile capire, allora, che cosa i banditi volessero: le chiavi dell’auto. Il capofamiglia è stato quindi spinto a terra, permettendo così al rapinatore di appropriarsi del mazzo. Intanto gli altri due – che per tutto il tempo non avrebbero pronunciato una sola parola – si sono impossessati della borsa di Sanmei e del tablet di suo figlio che, per lo spavento, avevano fatto cadere al suolo.

La scena non è però passata inosservata ad un vicino della famiglia cinese che, affacciato al balcone di casa, ha iniziato a gridare. I tre, allora, sono saliti a bordo del Fiat Doblò di Xifeng e sono fuggiti a gran velocità, con il bottino. Ben 2.200 euro sono stati sottratti alla famiglia Hu (tra cui 1.700 euro di incasso del negozio che l’uomo aveva portato con sé per sicurezza) più i permessi di soggiorno, le carte di credito e i telefoni cellulari. Ma, sempre secondo il suo racconto, quella sera Xifeng avrebbe notato qualcosa di strano: all’altezza del Tiro a volo di Montecatini, in via Ponte di Monsummano, il suo Fiat Doblò sarebbe stato sorpassato a gran velocità da due auto di colore scuro.

Sulla rapina stanno ora indagando i carabinieri della Stazione di Monsummano, mentre il capofamiglia, la sera stessa, è andato al pronto soccorso di Pescia dove i medici hanno rilasciato una diagnosi di sette giorni per “trauma cranico

e contusioni multiple da percosse con oggetto contundente”.

Le ferite fisiche guariranno abbastanza in fretta; ma ci vorrà molto più tempo per far rimarginare quelle legate al ricordo di una serata di puro terrore.

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