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Parola d’ordine: salvare il Centro di ricerca

Martedì 12 settembre l’assemblea indetta dagli amici del Padule di Fucecchio. Appello ai Comuni di Larciano e Lamporecchio

LARCIANO. È un grido disperato, ma non certo un segnale di resa."Non facciamolo chiudere!", è il titolo dell'assemblea organizzata, per martedì 12 settembre sera alle 21, nella sala polivalente "Il Progresso" di via Marconi (proprio dietro al Comune), a Larciano.

Un'iniziativa nata dagli Amici del Padule di Fucecchio insieme alle associazioni ambientaliste. Per salvare, dalla chiusura, il Centro di ricerca, documentazione e promozione del Padule di Fucecchio, e con lui i posti di lavoro di Enrico Zarri e Alessio Bartolini, i due dipendenti a rischio licenziamento (ipotesi peraltro smentita dal presidente dell’ente, il sindaco di Monsummano e presidente della Provincia Rinaldo Vanni).

La situazione dell'associazione Onlus ha iniziato a farsi critica nel 2015, quando proprio la Provincia, principale ente finanziatore, depauperata di competenze e soldi, non ha potuto più inviare il bonifico annuo da 40.000 euro decisivo per le finanze del Centro di ricerca. Quei soldi permettevano infatti di tenere in vita l’organismo e le sue due strutture, il centro visite di Castelmartini e la riserva naturale delle Morette.

La palla è dunque passata alla Regione, che ha concesso un finanziamento una tantum: insufficiente, a quanto pare, per salvare il Centro dalla sua fine. Ad aggiungere benzina sul fuoco, anche diversi soci che, ben presto, si sono defilati. E nonostante i vari tentativi di Vanni e dei membri superstiti di salvare il salvabile, nel 2016 è arrivato il colpo di grazia con il dimezzamento delle ore lavorative e dello stipendio dei due dipendenti.

E adesso che la storia sta per ripetersi e si ha la sensazione di essere giunti alla svolta finale, sono diverse le forze scese in campo in difesa della chiusura del Centro.

Più di un'assemblea sulla questione è già stata organizzata; e anche alcuni consiglieri comunali hanno presentato mozioni per chiedere, ai propri Comuni, di entrare di nuovo a far parte dell'associazione: come Ivo Pasquetti, del gruppo consiliare di maggioranza a Lamporecchio e Stefano Del Rosso e Stefano Pieri di Alternativa per cambiare Larciano.

Nel frattempo, poi, è stata organizzata anche una raccolta firme, per ora arrivata a quota 700 adesioni.

"Dopo oltre 25 anni - si legge in una nota degli organizzatori della raccolta firme -il Centro di Ricerca rischia di chiudere. Per questo chiediamo ai Comuni di Larciano e Lamporecchio, usciti dal Centro nel 2014, di rientrare assicurandogli il massimo sostegno in questo momento difficile".

"Con il licenziamento dei due soli dipendenti - prosegue la nota - si cancellerebbero di fatto tutte le attività realizzate non solo dal personale, ma anche da decine di collaboratori e volontari".

"Questa situazione - conclude la nota - è dovuta alla carenza di fondi,

ma la vera causa è da ricercare nella mancanza di sostegno da parte di alcune amministrazioni, come quelle di Larciano e Lamporecchio, uscite dall’associazione nel 2014. Che pure continuano, però, a beneficiare di tutte le attività gestionali e di promozione del territorio".
 

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