Quotidiani locali

Assemblea a Monsummano per salvare il Centro di ricerca

Convocata dagli Amici del Padule di Fucecchio e da altre associazioni ambientaliste per trovare soluzioni al rischio di licenziamento dei due dipendenti e alla cessazione dell’attività della struttura

MONSUMMANO È un refrain che si ode a mesi alterni, appello evidentemente mai raccolto: “Non facciamolo chiudere”. Adesso un’assemblea pare essere la carta della disperazione: mercoledì alle 21 nella nuova sala consiliare di piazza del Popolo, a Monsummano, gli Amici del Padule di Fucecchio insieme alle associazioni ambientaliste invitano cittadini e sostenitori a difendere – e salvare – il Centro di ricerca, documentazione e promozione del Padule di Fucecchio, e con lui Enrico Zarri e Alessio Bartolini, i due dipendenti a rischio licenziamento (ipotesi comunque ad oggi smentita dal presidente dell’ente, Rinaldo Vanni).

Storia non certo nuova: le nuvole sopra il cielo dell’associazione Onlus hanno iniziato a incupirsi a inizio 2015, quando il principale ente finanziatore – la Provincia di Pistoia – è stato prosciugato di competenze e soldi, e si è ritrovato incapace di inviare il bonifico annuo da 40.000 euro che permetteva di tenere in vita l’organismo e le sue strutture gestite da una ventina di anni, il centro visite di Castelmartini (Larciano) e la riserva naturale delle Morette. Da allora all’orizzonte si sono alternati temporali e schiarite, ma come si vede temporanee. Cielo sempre plumbeo e minaccioso. Diversi soci (soprattutto Comuni) si sono defilati, altri sono subentrati ma con scarsa passione.

La Regione Toscana – che della materia ambientale ha preso piena capacità in seguito all’impoverimento forzato dell’ente provincia – ha concesso per onor di patria un finanziamento una tantum che a quanto sembra ha solo rimandato il de profundis. Vanni e i membri superstiti hanno tentato di salvare il salvabile: vedi il bando alla ricerca di contributi – meglio se da privati – per consentire il regolare svolgimento di alcuni eventi tradizionali nel cartellone proposto dal Centro. Come la festa del Padule e il giorno della cicogna. Il botto più forte è stato di sicuro il dimezzamento delle ore lavorative (e quindi dello stipendio) dei due dipendenti assunti. Accadeva nel 2016. Adesso più o meno ci risiamo. Se un anno fa il filo era sì tirato, ma ancora integro, oggi si sta spezzando.

«Questo appello nasce dalla difficile situazione nella quale il Centro è venuto a trovarsi a seguito di un deficit di bilancio di poche decine di migliaia di euro: una somma che potrebbe essere compensata se solo la Regione tenesse fede agli impegni presi e mai mantenuti – scrive Simonetta Petrassi, presidente degli Amici del Padule

di Fucecchio – il Padule è un’area umida di importanza internazionale e questo vincola le amministrazioni a misure di tutela basate su criteri scientifici e professionalità adeguate. La sua ricchezza e bellezza sono un bene inestimabile per tutta la comunità». C’è chi ci crede e lotta ancora.

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