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Montecatini, condannati i rapinatori di cellulari  

Rito abbreviato per un russo e due georgiani autori materiali del colpo, rinviati a giudizio invece i loro due complici

MONTECATINI. Prima il tentativo di bloccarli da parte dello zio del titolare, che, aggrappato alla portiera era stato trascinato per una cinquantina di metri. Quindi l’inseguimento in autostrada da parte del nipote che, bloccata un’auto di passaggio, si era messo alle loro calcagna sul filo dei 150 all’ora. Per tre dei cinque banditi dell’est europeo la fuga si era conclusa al casello di Prato ovest, quando la loro Punto era stata speronata da una pattuglia della Polizia stradale. Per gli altri due, scappati a bordo di un’altra auto, le manette erano invece scattate il giorno dopo, quando i poliziotti avevano fatto irruzione nell’appartamento di Montemurlo in cui stavano già preparando le valigie per lasciare l’Italia.
Era il 23 marzo dello scorso anno quando i cinque misero a segno un colpo ai danni del negozio di telefonia Lucky Com di Corso Matteotti, a Montecatini: due con il compito di distrarre il personale, tre, armati di grimaldello, con quello di trafugare gli iPhone dalle vetrine interne. Per tutti e cinque, ieri mattina, in tribunale a Pistoia, si è celebrata l’udienza preliminare davanti al gup. Accusati di rapina e lesioni personali, tre sono stati condannati con il rito abbreviato, due sono stati rinviati a giudizio.
A chiedere il rito alternativo per beneficiare dello sconto di pena sono stati Roulan Bekoev, 41 anni, russo, difeso dall’avvocato Carmen Capoccia di Firenze; Irakli Kvedelidze, 32, georgiano, difeso dall’avvocato Gianna Ristori di Firenze; e Lena Dugladze, 34, anche lei georgiana, difesa dall’avvocato Isabella Ballotti in sostituzione del collega Goti. Il giudice dell’udienza preliminare li ha condannati a 3 anni e 2 mesi i primi due e a 2 anni con la sospensione condizionale la terza.
Saranno invece processati davanti al tribunale collegiale il prossimo 5 luglio, Sulkhan Bakashvili, 22 anni, e Shalva Melikidze, 22, entrambi georgiani.
Il furto poi diventato rapina fu messo a segno attorno alle 18,30. Il titolare, Giacomo Tardiola, 28 anni, stava servendo un cliente dietro al bancone quando la donna era entrata a braccetto: obiettivo, parare al giovane commerciante la visuale, mentre gli altri tre scassinava una vetrina e portavano via cinque iPhone. Per poi darsi alla fuga.
A quel punto Tardiola si era precipitato dietro ai ladri gridando aiuto e aggrappandosi a uno di loro, l’ultimo a salire su una Fiat Punto parcheggiata fuori con le quattro frecce accese. E qui era entrato in scena lo zio del commerciante, Walter Berti, che si trovava nell'ufficio sul retro: lo aveva spinto via aggrappandosi lui al giaccone del ladro; ma in quel momento l'auto era partita trascinandolo fino al distributore Ip del garage Del Rosso, e scaraventandolo poi sull'asfalto.
Tardiola non si era dato per vinto: si era messo in mezzo alla strada e aveva sbattuto la mano sul cofano alla prima macchina che passava, bloccandola. E con la
ragazza che era alla guida, aveva iniziato l’inseguimento in autostrada, telefonando nel contempo al 113 e, sul filo dei 150 all’ora, informando in diretta i poliziotti su dove si trovavano. Fino al casello di Parto Ovest, dove la Polstrada alla fine bloccò la Punto arrestando i tre banditi.

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