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Terme di Montecatini, il piano per uscire dalla crisi

Parla Brogioni: prima la cessione della Palazzina Regia, poi quella delle Leopoldine. E forse niente privatizzazione

PISTOIA. I 5 milioni del Cipe (con cui il Comune acquisterà la Palazzina Regia per farne un museo) e i 10 ricavati dalla vendita delle Leopoldine (questo l'obiettivo "finanziario" da parte della società) per sbarrare la strada che altrimenti poterebbe i libri delle Terme in tribunale.

È sulla buona riuscita di questi due "affari" che si gioca il futuro dell'azienda più importante del territorio. Un percorso del quale si era già parlato in altre occasioni, ma che è stato stavolta specificato nei dettagli dall'amministratore unico Carlo Brogioni, ascoltato martedì 15 febbraio in commissione società partecipate del Comune. Un puzzle che, qualora tutte le tessere andassero a incastrarsi (e non è certo detto) potrebbe anche evitare la cessione delle quote azionarie da parte della proprietà pubblica.

Carlo Brogioni, amministratore unico...
Carlo Brogioni, amministratore unico di Terme Spa

Doppia opzione. In pratica lungo la strada che porta alla privatizzazione la società si trova davanti a un bivio: da una parte c'è la vendita dei singoli beni (e lunedì 14 il Tirreno ha anticipato quelli che a breve saranno inseriti in un sito collegato alla Regione per raccogliere le manifestazioni d'interesse); dall'altra la cessione delle quote azionarie da parte dei soci pubblici. Ma quest'ultima opzione (che per Brogioni si è comunque messa in moto con la predisposizione di un apposito bando) potrebbe essere evitata se andasse a buon fine la prima alternativa.

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Leopoldine per prime. Per prima cosa, però, c'è da vendere lo stabilimento per molti motivi più complicato, ma anche potenzialmente in grado di generare un alto reddito: le Leopoldine. «Partiremo da qui - dice Brogioni - e per questo dobbiamo trovare un soggetto che acquisti il cantiere, porti a compimento i lavori (con un nuovo progetto) e lo affidi poi a un gestore». Poi via via tutti gli altri, a eccezione di Tettuccio, Redi ed Excelsior, la cui proprietà per l'Au resterebbe in mano pubblica (ma per il terzo stabilimento l'assessore regionale Fratoni aveva invece parlato di una vendita).

Già affidata all'Agenzia delle entrate la stima degli immobili, che sarà pronta tra 4 mesi. Ma sulle Leopoldine Brogioni ha già le idee chiare e almeno in un paio di occasioni cita «10 milioni» come il prezzo che intende ricavare dalla vendita: «Con questi - dice l'Au - azzeriamo la posizione debitoria e facciamo finalmente promozione».

Tempus fugit. Il nemico numero uno da battere resta però il tempo stretto. «Se i soldi dal Cipe arrivassero tra tre o più mesi - dice Brogioni - la situazione aziendale diventerebbe insostenibile e ci sarebbe il rischio di dover portare i libri in tribunale. Il valore del patrimonio calerebbe e si farebbero vivi i fondi avvoltoi, a tutto danno della collettività. Ma prima di fare questo mi taglio un braccio».

Fuksas, addio. «Dobbiamo completare alcune pratiche, ma per fine febbraio o metà marzo conto di portare in consiglio la necessaria variazione di bilancio. I soldi arriveranno nella casse comunali e poi in quelle termali in tempi ragionevoli», assicura il vicesindaco Ennio Rucco. E a proposito di tempi Brogioni conclude spiegando che entro due mesi dovrebbe essere fatto l'accordo tra acquirente e gestore delle Leopoldine, e che il nuovo progetto (con tanti saluti all'architetto Fuksas) necessiterà comunque di altri due anni di lavori per essere portato a termine.

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