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Don Palermo apre la polemica sul crocifisso

Il parroco rimprovera al sindaco di Larciano di non aver affisso il simbolo religioso nella sala consiliare

LARCIANO. Un crocifisso donato alla sindaca di Larciano, Lisa Amidei, da don Gian Luca Palermo, parroco di Castelmartini ed una mozione - poi bocciata in consiglio comunale - presentata dal gruppo consiliare "Noi per Larciano", per chiedere di spostarlo, dall'ufficio della prima cittadina, nella sala consiliare. Sono questi gli ingredienti della polemica che sta imperversando, in questi giorni, anche sui social network. Diverse le opinioni espresse a riguardo e, questa volta, ad intervenire sulla questione, è proprio don Gian Luca. «Premetto - dice - che, sebbene chi parla sia un sacerdote, la questione non riguarda solo la Chiesa o i credenti, bensì tutti i cittadini. Parlo dunque anche da cittadino, residente a Larciano. Le radici e la storia che ci uniscono - prosegue il sacerdote - trovano nel crocifisso un simbolo eminente che, per questo, a tutti appartiene e tutti rappresenta, a prescindere dal credo religioso. La decisione dell'amministrazione comunale, quindi, lascia sgomenti e senza parole. Difficile nascondere l'amarezza nell'apprendere una tale scelta che si presenta come un grande autogol verso la nostra identità culturale. Sono quelle decisioni che fanno male a tutti. In modi e con visioni diverse, infatti, tutti vogliamo l'accoglienza di chi è diverso da noi per cultura, lingua o credo. Tuttavia non esiste apertura, integrazione, accoglienza senza il rispetto per se stessi e la propria storia».

«Le motivazioni che starebbero alla base di questa decisione sono poco fondate - continua - lo dico con rispetto ma profondamente convinto. Voglio pensare che anche chi ha compiuto questa scelta non ci creda davvero. Escludere in nome della laicità i simboli della nostra storia è ferirci con le nostre mani». E ancora: «Riguardo alle norme, mi risulta che il Consiglio d'Europa, nel 2011, con sentenza definitiva, abbia dichiarato che l'esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici non lede nessun diritto umano, nessuna libertà religiosa o di altro tipo».

«Alla luce di tutto ciò - conclude don Gian Luca - mi auguro

che da più parti ci siano pronunciamenti in modo da evidenziare quale sia il pensiero reale dei cittadini e magari promuovere un confronto utile a tutti per crescere su questi temi. Vogliamo aprire le porte di casa a chi bussa ma senza togliere le foto di famiglia dalle pareti e sul comodino».

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