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Malore in ospedale, arriva l’ambulanza

Storia di ordinaria burocrazia a Pescia: si sente male in corridoio dopo un esame, ma per i soccorsi deve intervenire la Misericordia

PESCIA. L’episodio ricorda una barzelletta classica, quella del pedone che viene investito da un’ambulanza e che, per questo, si sente dire: «Lei è fortunato». A volte però la realtà supera anche le barzellette.

È il caso di un uomo che si è sentito male in ospedale. Una cosa sempre spiacevole ma che, verrebbe fatto di pensare, nella disgrazia non poteva accadere in un posto migliore, invece...

Una storia ai confini della realtà descritto da una parente dell’uomo, Cinzia Silvestri: «I medici e gli infermieri senza frontiere non si trovano solo nelle zone di guerra, ma anche all'ospedale di Pescia. A loro va il mio personale ringraziamento per la determinazione e l'impegno con i quali portano avanti il loro lavoro nell'era dell'eccellenza sanitaria della Regione Toscana di Rossi, che antepone burocrazia e normative al buonsenso e alla salute dei pazienti».

«Un mio congiunto – prosegue la testimonianza – dopo un accertamento diagnostico, è stato colpito da malore nel corridoio adiacente pneumologia: incredibile ma vero, dentro l'ospedale non si è trovato immediatamente un medico, nè i soccorsi del 118. Incredibile ma vero, sono dovuta uscire dall'ospedale per indirizzare l'equipaggio dell'ambulanza della Misericordia (così è la prassi), arrivato dopo quasi un quarto d'ora. Incredibile ma vero, al paziente - pur essendosi ripreso - si è pensato bene di fare i primi accertamenti (tracciato, prelievo sanguigno) nello stesso corridoio, sdraiato su seggioline di plastica, tra gente curiosa e carrelli mensa che transitavano. La privacy? Un optional, visto che in un primo momento anche la sottoscritta era stata perentoriamente invitata ad allontanarsi. L'equipaggio dell'ambulanza è arrivato con l'ossigeno, in questo caso fortunatamente inutile, ma senza barella, necessaria per trasportare il paziente con l'ambulanza al pronto soccorso del medesimo ospedale: recuperata ed utilizzata la barella, si è fatto praticamente varcare al paziente l'uscita, per tornare in ospedale da un'altra entrata. Non si poteva - lo dicono la norma e la burocrazia - utilizzare il corridoio interno per arrivare all'accettazione del pronto soccorso, magari con la barella e senza ambulanza. Così come non si possono prenotare direttamente al day hospital di medicina le visite o gli accertamenti prescritti dal medico di reparto direttamente in ambulatorio: no, come nel gioco dell'oca, bisogna tornare sempre al Cup».

«La sosta del mio congiunto al pronto soccorso – chiude la testimonianza – è durata relativamente poco, 3 ore e mezza, tra le premure e lo scrupolo degli operatori, che ringrazio e che hanno tutta la mia solidarietà, specialmente dopo che l'ennesimo energumeno ha tentato di passare avanti a tutti,

offendendo pesantemente tutti coloro che hanno cercato di fargli comprendere che esistono dei codici di urgenza. Non ci chiediamo dunque perché ospedali come quello di Pescia sono destinati a chiudere: piuttosto domandiamoci come fanno a rimanere aperti con un'organizzazione così disastrata».

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