Il momento del taglio del nastro per la nuova sede della Pubblica Assistenza
CHIESINA. «Forse è tempo di cambiare regolamenti e statuti?»: apre con questa domanda la lunga lettera di Maria Teresa Parrino, componente della Pro loco di Chiesina, per protestare contro il rifiuto - opposto dalla Pubblica Assistenza - al dono di una statua della Madonna da parte della Pro loco stessa. Una lettera che, va precisato, è stata scritta a nome personale (e non della Pro loco), da parte di Maria Teresa Parrino, ma sottoscritta anche da altri soci dell'associazione (Barbara Guidotti, Letizia Grassi, Pietro Grassi, Paolo Martini). «I paradossi - si legge sulla lettera - sono sempre in agguato. I fatti. La Pubblica Assistenza di Chiesina Uzzanese ha portato a termine in tempi da record la costruzione della nuova sede, inaugurata lo scorso 4 settembre e fiore all'occhiello per la popolazione tutta. La Pro loco ha pensato di rendere un doveroso omaggio a questa encomiabile opera donando una piccola statua della Madonna, denominata con il titolo di "Salus infirmorum". Si intendeva evidentemente interpretare un sentire comune che vuole proprio la Madre di Gesù colei alla quale maggiormente, nei frangenti più dolorosi della vita, ci si rivolge, per chiedere la salute del corpo ma anche la salvezza dell'anima. La statua è stata benedetta nel contesto della celebrazione di inaugurazione da parte del vescovo. A questo punto primo paradosso: la donazione è stata addirittura oggetto di discussione in sede di consiglio della Pubblica Assistenza e, quindi, la sua esposizione sottoposta a votazione. E la maggioranza si è espressa per l'inaccettabilità del dono. Democraticamente, la Madonna è stata rinviata al mittente. Commento troppo facile, ma la cosa dà da pensare». «Come infatti avviene con il crocifisso, simbolo anche laico delle nostre radici culturali cristiane - prosegue il testo - si riteneva che una statua della Madonna ben si addicesse ad un luogo destinato ad accogliere i dolori umani. D'altronde anche negli ospedali pubblici abbondano le statue dei santi e della Madonna: è forse più importante la salvaguardia di una presunta laicità del luogo, o il conforto di coloro che sono costretti a frequentarlo? In punta di diritto, certamente, il comportamento del direttivo della Pubblica Assistenza non fa una piega, perché conforme ai dettati statutari che poggiano sui principi di "laicità solidarietà e democrazia". In tutta onestà crediamo anche che il dono non sia stato un tentativo in malafede di forzare le regole». «Ma - conclude la lettera - vogliamo riflettere in senso più generale: la stragrande maggioranza della popolazione italiana si riconosce nella religione e nella cultura cattolica e quindi nei suoi simboli e nelle sue forme di devozione, anche chi non è praticante o devoto. Perché dunque si vuole perseguire come una conquista quella di espellere dagli spazi pubblici comuni ogni riferimento alla nostra religione? Neanche nella nostra piccola realtà di provincia siamo riusciti a sfuggire a quella che il Papa va definendo da tempo la "dittatura del relativismo". E qui evidenziamo il secondo paradosso: i diritti delle minoranze (quella dei laici o sedicenti atei o quantomeno degli indifferenti) passano avanti a quelli delle maggioranze (la maggior parte della popolazione italiana). Allora ci chiediamo: non sarebbe ora di cambiare quei regolamenti o statuti che si rifanno a un tempo in cui blocchi ideologici contrapposti erigevano muri e che hanno ispirato, per esempio, la nascita delle Pubbliche Assistenze in contrapposizione alle Misericordie? Le leggi sono fatte per gli uomini o viceversa? Crollati già da tempo i muri, vogliamo adeguare anche le nostre teste?». La replica «Decisione del consiglio» Nessuna verve polemica fa eco dalla Pubblica Assistenza che, anzi, si mostra grata verso la volontà della Pro loco di rendere omaggio alla nascita della nuova sede. Una volontà che però, regolamenti alla mano, non poteva essere accettata: «Gli statuti regionali e nazionali delle pubbliche assistenze parlano chiaro - è la risposta di Antonio Berti, vicepresidente della Pa di Chiesina - a parte il crocifisso non possiamo esporre alcun altro simbolo religioso, indipendentemente dal culto in questione, per rispetto delle convinzioni di tutti. Lo stesso abbiamo portato la questione all'esame del nostro consiglio direttivo, che si è espresso democraticamente declinando l'offerta».
25 settembre 2011