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Il governo chiede indietro i mille euro contestando il superamento del limite di reddito delle famiglie

«Restituite il bonus bebè»

Decine di lettere spedite dal ministero del Tesoro

 MONTECATINI. Dal bacio su lettera del 2005 con cui veniva accompagnata la concessione una tantum alla richiesta di restituire l'obolo di Stato. A distanza di sei anni il governo mostra la faccia cattiva a quelle famiglie che avevano usufruito del bonus bebè e, si scopre ora, non ne avevano diritto.  Tra Valdinievole e la provincia sono una quarantina i casi per i quali la ragionieria territoriale del ministero dell'Economia e delle Finanze, vale a dire il Tesoro, ha avviato le procedure per recuperare i mille euro concessi in occasione dei nuovi arrivati.  La gioia per fiocchi rosa o celesti era ben vergata nella missiva firmata dal premier Silvio Berlusconi: «Caro, felicitazioni per il tuo arrivo! È il Presidente del Consiglio a scriverti per porti la prima domanda della tua vita: lo sai che la nuova legge finanziaria ti assegna un bonus di mille euro? I tuoi genitori potranno riscuoterlo presso questo ufficio postale. Un grosso bacio». Firmato: Silvio Berlusconi.  Con quell'operazione il governo voleva premiare le famiglie che, tra il 2005 e il 2006, avevano messo al mondo dei bambini. In provincia furono circa 2000 le richieste.  «Le lettere di recupero sono minime - spiegano all'ufficio provinciale della ragioniera generale - e riguardano il requisito del reddito. In programma ora abbiamo i controlli sulle autocertificazioni».  All'epoca per ottenere il bonus era sufficiente un documento del genitore e del bimbo e un'autocertificazione alle poste. Unico requisito, inserito nell'allegato alla lettera, era quello di avere un "reddito complessivo" non superiore a 50 mila euro. Nessuno seppe chiarire se doveva essere lordo o netto. Di qui gli errori commessi dalle famiglie. Salvo poi lo Stato svegliarsi a scoppio ritardato innescando le richieste di rimborso con toni meno allegri di quando il bonus veniva elargito alle famiglie con prole.  Il dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, dunque il ministero dell'Economia, accusa le famiglie beneficiarie di «aver riscosso illecitamente» quel denaro perché il loro reddito superava i 50 mila euro.  Si cita il codice penale: «truffa ai danni dello Stato», «falsità ideologica».  Chiede di restituire i soldi «entro 30 giorni» attraverso un bollettino postale. Infine, li avverte che «sarà fatta apposita segnalazione alla Procura della Repubblica» e che se il giudice penale dovesse riconoscere «la punibilità della falsa autocertificazione» dovranno versare anche la sanzione amministrativa «pari a tremila euro». Dopo sei anni il bonus bebè è diventato malus.  

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