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Trenta tonnellate di marmo per il bancone di Starbucks

Il pregiatissimo calacatta macchia vecchia della cava numero 9 di Claudio Santi
è stato fornito dalla ditta Max Marmi di Massimiliano Merciadri: è un’opera d’arte

CARRARA. Un bancone in marmo lungo 10 metri ricavato da un unico blocco di calacatta macchia vecchia pesante ben 30 tonnellate.
È una vera e propria opera d’arte quella che si trova al piano mezzanino del primo Starbucks italiano, la Reserve Roastery (un locale di fascia alta del colosso della ristorazione a stelle e strisce) dell’ex palazzo delle poste di piazza Cordusio a Milano.
C’è un unico posto al mondo dal quale proviene questa peculiare qualità di marmo, venata d’oro e blu oltremare: la cava n.9 del bacino di Torano, di proprietà di Claudio Santi. E il calacatta macchia vecchia è trattato in esclusiva dalla Max Marmi Carrara srl di Massimiliano Merciadri.
«Un giorno è venuto a trovarci il signor Luciano Martini di San Martino Buonalbergo, in provincia di Verona – racconta Merciadri – titolare della ditta Il marmo srl. La sua scelta è ricaduta su questo calacatta unico al mondo. Gli abbiamo fornito un blocco unico da 30 tonnellate e delle lastre tagliate allo spessore di 3 cm. Io non avevo idea della destinazione di questo materiale, non ho fatto domande perché so che questi progetti spesso sono riservati. Ho saputo di più da Luciano quando è tornato a trovarmi. Potete immaginare la mia sorpresa quando ho rivisto quel bancone in un filmato in cui Luciano lo mostrava a lavorazione finita. Aveva fatto un lavoro eccellente: il blocco era stato sezionato in masselli, parallelepipedi, spessori, curvato in modo incredibile. Era un'opera d'arte. Lo ammetto, mi sono emozionato molto. Ho voluto ringraziare Luciano anche su Instagram».
Dalle lastre invece sono state ricavate delle mensole che sono state inserite in un secondo bancone di legno e marmo. Con gli occhi del mondo puntati sulla prima caffetteria Starbucks d’Italia, anche il Calacatta macchia vecchia riceverà l’attenzione che merita: «Compro questo marmo da anni, nel corso dei quali la cava è passata per diversi proprietari. Ha i colori tipici del paonazzo, è il vero calacatta, conosco le cave a menadito e me ne intendo. Negli ultimi anni lo abbiamo valorizzato il più possibile, lo abbiamo utilizzato ad esempio nei nostri uffici per una sala riunioni a macchia aperta. Così lo mostriamo ai clienti. Ha ottenuto un successo enorme: lo vendiamo tantissimi negli Stati Uniti, in Indonesia. Sarà il protagonista del Royal Atlantis

di Dubai», aggiunge Merciadri. Il resort di lusso nella capitale finanziaria degli Emirati Arabi dovrebbe essere completato nel 2019. Il proprietario della cava, Claudio Santi, ha rivelato che il marmo destinato al Royal Atlantis sarà lavorato dalla carrarese Furrer spa.
 

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