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Putamorsi: così ho difeso il futuro del Pizzo d’Uccello

Il presidente del Parco delle Apuane, sul sito dell’Arpat, analizza le complessità della convivenza tra cave di marmo e tutela degli habitat naturali del territorio

MASSA-CARRARA

Il punto sul Parco Regionale delle Apuane, che ha ottenuto l'acquisizione dello status di “Unesco Global Geopark" (in Toscana c’è anche il Parco nazionale tecnologico e archeologico delle Colline Metallifere Grossetane) è stato fatto dall’Arpat, l’Agenzia per l’ambiente, con il presidente Alberto Putamorsi.

I Parchi, ha ricordato l’Arpat al presidente, possono trovarsi ad affrontare delle emergenze nel salvaguardare la biodiversità e gli habitat necessari alla sopravvivenza delle specie. Quali sono le maggiori criticità che deve affrontare? «Le Alpi Apuane - risponde Putamorsi - si distinguono per una elevata biodiversità e geodiversità. In base a un censimento realizzato dal Parco Regionale delle Alpi Apuane nel 2001, sono stati selezionati oltre 250 siti e manifestazioni geologiche di particolare valenza scientifica, storico-ambientale, estetica e socioeconomica. L'Ente Parco ha da anni intrapreso numerose azioni ed interventi mirati alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio dell’ambiente naturale, anche in collaborazione con altri Enti e soggetti privati. Fra questi anche l'ApuanGeoLab a Equi Terme (Fivizzano) e la (Geo)Park Farm a Bosa di Careggine, che appartengono al sistema museale vero e proprio dell’ente. Questo enorme patrimonio convive con le attività estrattive che in alcuni casi si trovano molto vicino a zone di particolare pregio ambientale e questa è la maggiore criticità che il Parco delle Apuane si trova ad affrontare».

«Le attività estrattive storicamente e culturalmente radicate nelle Apuane - osserva Putamorsi - pur investendo il 3,3% della superficie complessiva dell’area protetta (comprensiva dell’area contigua), presentano una conclamata rilevanza mondiale e svolgono un ruolo decisivo nell’economia di un ampio contesto territoriale. Più che altrove, nel caso delle Apuane, i problemi del Parco si presentano intrecciati con quelli del contesto e si profila un rapporto complesso e tormentato, come testimoniano l’estrema difficoltà di delimitazione dell’area Parco e l’individuazione del tutto inusuale di “aree contigue” all’interno del perimetro in corrispondenza delle aree estrattive e dei centri abitati. In tutto si parla di 19.906 ettari area Parco e 31.496 di area contigua. L’area complessiva (parco + contigua + cave) è di 52.954. Quindi una porzione davvero esigua è quella dedicata alle attività estrattive, ma con realtà potenzialmente ad alto impatto ambientale».

«Un esempio eclatante - sottolinea Putamorsi - è il Pizzo d’Uccello e il bacino idrografico del solco d’Equi, uno dei luoghi di maggior valore e pregio ambientale delle Alpi Apuane e del Parco Regionale, della riserva integrale del Pizzo d’Uccello e di altri territori ad essa adiacenti classificati come riserva generale orientata a prevalente carattere naturalistico. Bene, qui, a pochi chilometri di distanza, ci sono attività estrattive che il Parco, con una delibera storica di cui sono responsabile, appena pochi giorni fa ha esteso vincoli notevoli sull’area

complessiva del Solco d’Equi, fino all’estremo della ‘non concessione’ di ulteriori autorizzazioni alle attività estrattive in esercizio o esercitabili nei bacini del Cantonaccio e del Solco d’Equi. Di fatto sottraendo circa 40 ettari di territorio all’escavazione». —



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