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Una casa piena di colori e di quadri. A Torano la magìa di Julio Silva

Julio Silva vicino a un grande suo quadro nell'ingresso della casa

Da oltre 40 anni per sei mesi l’anno vive qui, gli altri a Parigi. «Quando disegno, non ho preconcetti: lascio andare la mano»

CARRARA. La casa atelier di Julio Silva è come te l’aspetti: piena di sue opere. E quindi piena di colori, e di quei personaggi un po’ strani che popolano i suoi quadri. I gatti, e i pesci, altri grandi protagonisti abituali della sua produzione, sono solo immortalati sulla tela, o sulla straordinaria carta giapponese di cui lo rifornisce uno dei tre figli, cuoco a Sapporo, e su cui Silva tuttora disegna con straordinaria abilità. Vive con la moglie Caterine Lecuillier Silva circa sei mesi, quelli primaverili ed estivi, a Torano e gli altri nella casa di Parigi, nei pressi di Montparnasse. Sarebbe complicato tenere animali di compagnia in questa casa di Torano, una delle ultime del paese, un edificio che vive in simbiosi con la montagna incombente. A 88 anni, Julio Silva è ancora lucido e pieno di idee e di progetti. Nella prossima primavera ha in programma una personale-retrospettiva alla Galleria Duomo: la galleria ha fra i promotori Silvio Santini, fondatore del laboratorio d’arte Sgf di Torano con Paolo Grassi e Mario Fruendi. Silva conobbe i tre fondatori quando lavoravano da Nicoli, poi nel loro nuovo laboratorio realizzò gran parte delle sue sculture in marmo, comprese Dama Luna, alla Defense di Parigi, e Pyegemalion, al Forum des Halles sempre di Parigi. «Con Paolo Grassi avevo una intesa speciale: parlava con me e intanto trasformava in sculture i miei bozzetti, i miei gessi, e lo faceva alla perfezione».



Sempre Guelfi è stato il promotore di un altro straordinario progetto editoriale, la traduzione di diciotto sonetti di William Shakespeare, accoppiati ad altrettanti quadri di Silva; traduzione di Paolo Cucurnia, introduzione di Andrea Bonanni. Un volume davvero prezioso.

Julio Silva e Paolo Cucurnia, traduttore dei sonetti di Shakespeare e autore del libro del 2004 con disegni straordinari di Silva (prefazione di Andrea Bonanni). A destra la moglie Caterine

L’uno disegna e l’altro traduce i segni sul foglio in immagini letterarie. Nel 1984 Silva scolpisce nel marmo, in un’ ideale continuazione del rapporto, due di queste figurette, venute direttamente da Silvalandia nel cimitero di Montparnasse. Stanno lì, sulla tomba di Cortazar, a ricordare “la partenza con un sorriso” di Julio Pluma, che ha attraversato il nostro tempo-come dice Julio Pincel- «con cultura allegra, gusto e felicità». Chiediamo: che luce trova qui a Torano? «Direi una luce gentile, educata, con bei riverberi sugli alberi. Qui ho realizzato molte opere». Silva ci mostra una serie di disegni su carta giapponese. Il suo preferito, manco a dirlo, rappresenta una donna, la testa con i molti capelli è un po’ fuori asse, sembra che stia danzando. Per l’uso del colore, per certi blu indimenticabili, per la ricchezza dei contenuti, Silva ricorda Picasso. «Per carità - si schermisce – lui è di un altro pianeta. L’ho studiato, ma non facciamo paragoni. Diciamo che il tratto che ci unisce è che anche per me la pittura deve moltissimo all’Africa». Silva ha infatti un’attrazione per l’arte africana: nei decenni ha raccolto una importante collezione di maschere, sculture, testimonianze. Pensava di donarle al Comune di Carrara ma non ebbe risposta; le ha donate a Massa: a Palazzo Ducale è stata fatta una splendida mostra, ora però quei trecento pezzi sono in un magazzino. Guardiamo i suoi quadri nell’ampia stanza-deposito. Ritratti, scene oniriche, strane ballerine pennute, uomini in maschera. Spuntano due amiche al mare. Un incanto. Come, racconta, è rimasto incantato quando ha scoperto come nasce la carta di riso che il figlio gli fa avere: «E’ un procedimento antichissimo, la pasta liquida passa attraverso una rete finissima, poi viene lasciata solidificare per molto tempo. Assorbe l’inchiostro in modo eccezionale. Non è meraviglioso?». E quei fogli di plastica in cui conserva i disegni? «Quelli? Servono per confezionare il lardo di Colonnata. Me li regalava Fausto Guadagni. Tornano benissimo. Poi a un certo punto Fausto mi ha detto: «Non posso più darteli, la Finanza e l’Asl conteggiano ogni involucro e per ogni foglio che manca fanno conto che sia una confezione di lardo, e ci devo pagare le tasse…”. Peccato…», aggiunge Julio Silva. Ecco altri quadri, con gatti quasi ovunque: lo tiene in grembo la giovane donna, seduta sul divano con il suo innamorato. Arriva anche il momento dei saluti. Qualche minuto nell’ampio giardino, ad ascoltare riflessioni profonde e semplici al tempo stesso, come solo i maestri e gli artisti sanno fare. E ora, del maestro aspettiamo la personale alla Galleria Duomo. Carrara per fortuna è la patria d’adozione di molti artisti, e lo è, per sei mesi l’anno, anche di questo argentino ricco di fantasia e di talento. La città sta cercando di puntare molto su arte e turismo artistico: personalità così la possono decisamente aiutare.