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Una casa piena di colori e di quadri. A Torano la magìa di Julio Silva

Julio Silva vicino a un grande suo quadro nell'ingresso della casa

Da oltre 40 anni per sei mesi l’anno vive qui, gli altri a Parigi. «Quando disegno, non ho preconcetti: lascio andare la mano»

CARRARA. La casa atelier di Julio Silva è come te l’aspetti: piena di sue opere. E quindi piena di colori, e di quei personaggi un po’ strani che popolano i suoi quadri. I gatti, e i pesci, altri grandi protagonisti abituali della sua produzione, sono solo immortalati sulla tela, o sulla straordinaria carta giapponese di cui lo rifornisce uno dei tre figli, cuoco a Sapporo, e su cui Silva tuttora disegna con straordinaria abilità. Vive con la moglie Caterine Lecuillier Silva circa sei mesi, ...

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CARRARA. La casa atelier di Julio Silva è come te l’aspetti: piena di sue opere. E quindi piena di colori, e di quei personaggi un po’ strani che popolano i suoi quadri. I gatti, e i pesci, altri grandi protagonisti abituali della sua produzione, sono solo immortalati sulla tela, o sulla straordinaria carta giapponese di cui lo rifornisce uno dei tre figli, cuoco a Sapporo, e su cui Silva tuttora disegna con straordinaria abilità. Vive con la moglie Caterine Lecuillier Silva circa sei mesi, quelli primaverili ed estivi, a Torano e gli altri nella casa di Parigi, nei pressi di Montparnasse. Sarebbe complicato tenere animali di compagnia in questa casa di Torano, una delle ultime del paese, un edificio che vive in simbiosi con la montagna incombente. A 88 anni, Julio Silva è ancora lucido e pieno di idee e di progetti. Nella prossima primavera ha in programma una personale-retrospettiva alla Galleria Duomo: la galleria ha fra i promotori Silvio Santini, fondatore del laboratorio d’arte Sgf di Torano con Paolo Grassi e Mario Fruendi. Silva conobbe i tre fondatori quando lavoravano da Nicoli, poi nel loro nuovo laboratorio realizzò gran parte delle sue sculture in marmo, comprese Dama Luna, alla Defense di Parigi, e Pyegemalion, al Forum des Halles sempre di Parigi. «Con Paolo Grassi avevo una intesa speciale: parlava con me e intanto trasformava in sculture i miei bozzetti, i miei gessi, e lo faceva alla perfezione».



Il suo incontro con Carrara, le caratteristiche della sua pittura e della sua arte, sono raccontate al meglio nel libro-gioiello “Il domatore di sogni”, Edizioni Capannina Bocca di Magra, con la parte critica affidata a Massimo Bertozzi e le note biografiche a Gregorio Taccola.

Silva riassume: «Avevo iniziato a lavorare la terracotta, e per trasformare quelle opere in sculture di bronzo mi indicarono Verona. Poi, da Verona, per la loro trasformazione in marmo, fu naturale arrivare a Carrara». Era la fine degli Anni 60, primi anni 70. I soggiorni diventavano sempre più lunghi, affittava camere a Torano, in centro, anche a Campocecina. Alla fine comprò casa, a Torano, tutta trasformata.

Artista eclettico, multiforme, geniale, affronta anche la ceramica, ad Albissola. Ed è sempre in quegli anni 70 che conosce Mario Guelfi, ristoratore e pigmalione, amante dell’arte, dei letterati e degli artisti. La sua Capannina da Ciccio a Bocca di Magra fin dalla nascita – fu creata dal padre Domenico – è sempre stata ritrovo di letterati, critici, poeti, giornalisti, pittori, scultori che qui avevano il loro buen ritiro o facevano una visita appena possibile, da Franco Fortini a Vittorio Sereni, da Giulio Einaudi a Nicola Chiaromonte, a molti altri, come Indro Montanelli. Le tappe erano la villa di Luigi Biso e Idina Fabbricotti, e la Capannina. Mario Guelfi conosce Julio Silva oltre quarant’anni fa e da allora l’amicizia e la stima reciproca proseguono, Guelfi ha un’importante collezione di quadri e opere dell’artista argentino. Ed ancora oggi, Silva e Caterine vanno volentieri da lui nel nuovo locale che ha rilevato da un paio d’anni a Bocca di Magra, il Garden, terzo della serie dopo La Capannina da Ciccio e CiccioMarina (a Marina di Carrara dal 2001).



Sempre Guelfi è stato il promotore di un altro straordinario progetto editoriale, la traduzione di diciotto sonetti di William Shakespeare, accoppiati ad altrettanti quadri di Silva; traduzione di Paolo Cucurnia, introduzione di Andrea Bonanni. Un volume davvero prezioso.

Julio Silva e Paolo Cucurnia, traduttore dei sonetti di Shakespeare e autore del libro del 2004 con disegni straordinari di Silva (prefazione di Andrea Bonanni). A destra la moglie Caterine

E’ l’appassionato di storia locale ed eccellente traduttore di quei sonetti, Paolo Cucurnia a ricordare al maestro Silva: «Quei diciotto quadri da abbinare a ciascun sonetto erano pronti, tra i tuoi dedicati all’amore. Ma quei tre ritratti di Shakespeare che completano il libro, li hai fatti davanti a noi in pochi minuti…».

Julio Silva con la moglie Caterine


«Non è così… Li ho fatti in sessant’anni», ribatte. Già, 60 anni di esperienza per arrivare a disegnare con leggerezza e spensieratezza. «Quando disegno – precisa Silva – non ho preconcetti e ho la mente libera. Lascio andare la mano, e il pennello va. Quando guardate una mia opera, non leggete il disegno, ma la linea».

LA CASA. All’ingresso della casa di Julio Silva c’è una delle sue ultime grandi opere a colori: un caleidoscopio onirico, in cui la protagonista è come quasi sempre una donna, e attorno a lei vive il mondo di Silva, con quarti di luna antropomorfi, simil statue stele, uccelli notturni. Un quadro che ammalia e emoziona. Gli chiediamo: «Qual è il titolo?» «Non ce l’ha ancora – risponde – ma se vuole lo troviamo ora …». A 88 anni di Silva è stato detto molto. Sue opere sono in molti Paesi del mondo. Colpisce, come in tutti i grandi, la disponibilità e la semplicità, e la modestia. Basti ricordare fra le sue frequentazioni, uno per tutti, lo scrittore argentino Julio Cortazar.

 

Nella Parigi degli anni 60 i due espatriati condividono un intenso sodalizio artistico da cui nascono opere a due mani, come I Discorsi di Pince-Gueule, Il Giro del giorno in ottanta mondi, Ultimo Round e Silvalandia. È quest’ultima un mondo immaginifico a cui Pontremoli ha dedicato nel 2008 una bella mostra “Julio Pincel e Julio Pluma”. Un universo condiviso da due funamboli appesi uno al tocco di pennello, Julio Pincel-Silva, l’altro al tratto di penna, Julio Pluma-Cortazar.

Julio Silva e Julio Cortazar, ripresi nel 1968 nel "Duello del secolo" in Provenza

L’uno disegna e l’altro traduce i segni sul foglio in immagini letterarie. Nel 1984 Silva scolpisce nel marmo, in un’ ideale continuazione del rapporto, due di queste figurette, venute direttamente da Silvalandia nel cimitero di Montparnasse. Stanno lì, sulla tomba di Cortazar, a ricordare “la partenza con un sorriso” di Julio Pluma, che ha attraversato il nostro tempo-come dice Julio Pincel- «con cultura allegra, gusto e felicità». Chiediamo: che luce trova qui a Torano? «Direi una luce gentile, educata, con bei riverberi sugli alberi. Qui ho realizzato molte opere». Silva ci mostra una serie di disegni su carta giapponese. Il suo preferito, manco a dirlo, rappresenta una donna, la testa con i molti capelli è un po’ fuori asse, sembra che stia danzando. Per l’uso del colore, per certi blu indimenticabili, per la ricchezza dei contenuti, Silva ricorda Picasso. «Per carità - si schermisce – lui è di un altro pianeta. L’ho studiato, ma non facciamo paragoni. Diciamo che il tratto che ci unisce è che anche per me la pittura deve moltissimo all’Africa». Silva ha infatti un’attrazione per l’arte africana: nei decenni ha raccolto una importante collezione di maschere, sculture, testimonianze. Pensava di donarle al Comune di Carrara ma non ebbe risposta; le ha donate a Massa: a Palazzo Ducale è stata fatta una splendida mostra, ora però quei trecento pezzi sono in un magazzino. Guardiamo i suoi quadri nell’ampia stanza-deposito. Ritratti, scene oniriche, strane ballerine pennute, uomini in maschera. Spuntano due amiche al mare. Un incanto. Come, racconta, è rimasto incantato quando ha scoperto come nasce la carta di riso che il figlio gli fa avere: «E’ un procedimento antichissimo, la pasta liquida passa attraverso una rete finissima, poi viene lasciata solidificare per molto tempo. Assorbe l’inchiostro in modo eccezionale. Non è meraviglioso?». E quei fogli di plastica in cui conserva i disegni? «Quelli? Servono per confezionare il lardo di Colonnata. Me li regalava Fausto Guadagni. Tornano benissimo. Poi a un certo punto Fausto mi ha detto: «Non posso più darteli, la Finanza e l’Asl conteggiano ogni involucro e per ogni foglio che manca fanno conto che sia una confezione di lardo, e ci devo pagare le tasse…”. Peccato…», aggiunge Julio Silva. Ecco altri quadri, con gatti quasi ovunque: lo tiene in grembo la giovane donna, seduta sul divano con il suo innamorato. Arriva anche il momento dei saluti. Qualche minuto nell’ampio giardino, ad ascoltare riflessioni profonde e semplici al tempo stesso, come solo i maestri e gli artisti sanno fare. E ora, del maestro aspettiamo la personale alla Galleria Duomo. Carrara per fortuna è la patria d’adozione di molti artisti, e lo è, per sei mesi l’anno, anche di questo argentino ricco di fantasia e di talento. La città sta cercando di puntare molto su arte e turismo artistico: personalità così la possono decisamente aiutare.