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Primario e medico di base: il doppio stipendio non si può, pagherà maxirisarcimento

Il professionista con ambulatorio ad Aulla, fu nominato dirigente all’Asl della Spezia. La Corte dei Conti: percepiva indebitamente due retribuzioni Dovrà rendere 236mila euro 

AULLA. Aveva una specie di doppio lavoro, uno con l’Asl spezzina, l’altro con l’Asl di Massa Carrara. E di conseguenza, percepiva due stipendi, uno da ciascuna delle aziende sanitarie. Ma non poteva farlo, perchè nei rapporti di lavoro con il Servizio sanitario nazionale vige il principio dell’unicità del rapporto di lavoro. Per questo la Corte dei conti lo ha condannato a restituire all’Asl di Massa Carrara le retribuzioni che avrebbe percepito in modo illegittimo. E il conto presentato dai ...

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AULLA. Aveva una specie di doppio lavoro, uno con l’Asl spezzina, l’altro con l’Asl di Massa Carrara. E di conseguenza, percepiva due stipendi, uno da ciascuna delle aziende sanitarie. Ma non poteva farlo, perchè nei rapporti di lavoro con il Servizio sanitario nazionale vige il principio dell’unicità del rapporto di lavoro. Per questo la Corte dei conti lo ha condannato a restituire all’Asl di Massa Carrara le retribuzioni che avrebbe percepito in modo illegittimo. E il conto presentato dai giudici della magistratura contabile è salato: 236mila euro (l’Asl ne chiedeva ancora di più: 321mila euro)

È una storia complessa e controversa quella che coinvolge il dottor Giuseppe Rinaldi. Il medico, ben conosciuto in Lunigiana per la sua attività di medico di base (di famiglia) che ha svolto nel suo ambulatorio di Aulla fino all’inizio del 2011, è risultato essere dipendente “di ruolo” dell’Asl 5 di La Spezia, con un contratto a tempo indeterminato come direttore di “struttura complessa” dell’Unità operativa Cure primarie – in sostanza un contratto da primario – dal 30 dicembre del 2003 e fino al 31 gennaio 2011. La procura della Corte dei Conti si era mossa sulla base di una segnalazione di danno erariale fatta dalla Guardia di Finanza della Spezia che parlava di una “ipotesi di indebita percezione di emolumenti” da parte del professionista. Le indagini portano ad accertare che il medico in quegli anni si è trovato in una situazione di “radicale incompatibilità” in quanto manteneva contemporaneamente il rapporto di medico convenzionato con l’Asl apuana e quello con l’Asl della Spezia. In tal modo avrebbe tenuto un comportamento “doloso” provocando un danno erariale al Servizio sanitario nazionale.

Il dottor Rinaldi, assistito dall’avvocato Marco Mariani si è difeso sostenendo di avere sempre mantenuto una condotta limpida e legittima. In particolare, ha rivendicato di avere correttamente comunicato all’Asl di Massa Carrara di avere ricevuto l’incarico di primario alla Spezia, allegando l’atto di nomina e che, di conseguenza, l’Asl apuana era perfettamente a conoscenza del nuovo rapporto di lavoro e quindi in grado di adottare i provvedimenti di conseguenza, ovvero spendere i pagamenti per il contratto di medico convenzionato. Ricordando, inoltre, che il tribunale della Spezia aveva successivamente osservato che il contratto di lavoro da primario “va considerato come a tempo determinato”. Insomma, non c’è stato dolo da parte del professionista e semmai è da ravvisare una corresponsabilità dell’Asl. Il collegio giudicante, presieduto dal giudice Amedeo Federici non ha tuttavia accolto le ragioni addotte dalla difesa. Si legge tra l’altro nella sentenza depositata il 5 settembre scorso: c’è stata una “omessa, cosciente comunicazione all’Asl della reale natura del rapporto a tempo indeterminato instauratosi con l’Asl spezzina” e le condotte del medico “risultano connotate da dolo, cioè dalla coscienza e volontà di violare gli obblighi connessi al rapporto di servizio”. Da qui la condanna, di primo grado e dunque appellabile, al pagamento a favore dell’As di Massa Carrara di 236.736 euro, cifra corrispondente agli importi netti corrisposti dall’Asl di Massa per il rapporto di medicina convenzionata dal gennaio 2004 al gennaio 2012. —